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Primavera elettorale
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Data pubblicazione: 23.02.2009 11:23

Il 29 marzo in Turchia si vota per le amministrative. In ballo la guida di Ankara, Istanbul e di altri 2939 comuni. Ma soprattutto un test elettorale in grado di sondare gli umori in merito al governo e ai principali partiti d'opposizione ad un anno e mezzo dalle ultime politiche
Il prossimo 29 marzo si terranno le elezioni amministrative in Turchia. 48 milioni di elettori saranno chiamati alle urne per decidere gli amministratori e la composizione dei consigli di 2.941 comuni. Le consultazioni però, oltre a definire la gestione delle varie circoscrizioni, avranno anche la funzione di sondare l’opinione pubblica riguardo al governo e ai partiti all’opposizione, a distanza di un anno e mezzo dalle ultime elezioni politiche.

Le campagne elettorali per le consultazioni di marzo fin’ora sono state segnate da toni poco accesi e da un notevole ritardo nella designazione dei candidati da parte dei partiti. L’ascendente esercitato sugli elettori dai partiti stessi e dai loro leader risultano essere più importanti di quello dei candidati. Un sondaggio sulle elezioni amministrative realizzato dalla società A&G, nota per la precisione delle sue previsioni elettorali, ha evidenziato che un elettore su due darà il suo voto in considerazione della formazione politica cui appartiene il candidato.

Sono in tutto diciannove i partiti che parteciperanno alle elezioni, ma in prima linea spiccano l’AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi – Partito della giustizia e dello sviluppo) attualmente al governo per la seconda volta consecutiva sotto la guida del premier Recep Tayyip Erdoğan, e il CHP (Cumhuriyet Halk Partisi – Partito popolare repubblicano), principale partito all’opposizione in parlamento, guidato da Deniz Baykal.

Più che da dichiarazioni di programmi e di progetti da realizzare, i dibattiti elettorali sono animati dai temi che negli ultimi mesi hanno maggiormente infervorato l’opinione pubblica turca. Si discute per esempio dell’ “apertura al chador” del CHP, partito che l’anno scorso ha presentato un ricorso alla Corte costituzionale contro la decisione del governo di far accedere alle università le ragazze col velo. L’emendamento è stato annullato, ma Baykal si è successivamente fatto promotore di una politica inclusiva verso le donne col chador che volessero sostenere il CHP, suscitando diverse polemiche anche all’interno del suo partito.

Fanno discutere anche gli “aiuti sociali” del governo aumentati in questa vigilia elettorale. Secondo i dati forniti dal quotidiano “Radikal”, gli “aiuti” sarebbero cresciuti gradualmente dal mese di luglio in poi, e solo nel mese di gennaio avrebbero raggiunto la cifra di 51 milioni e 701 lire turche (circa 50 milioni di euro).

Le somme donate all’interno del programma dello Stato sociale, oltre alla distribuzione di viveri e di carbone, servirebbero a riparare le case inagibili nei villaggi più poveri, a fornire elettrodomestici, mobili, a sostenere le spese di matrimoni e di cerimonie di circoncisione.

L’AKP, cui le consultazioni amministrative del 2004 avevano affidato la gestione di 1.789 comuni, è il favorito principale. Attualmente ben dodici delle sedici metropoli, le circoscrizioni più importanti in lizza, sono gestite da sindaci provenienti dalle fila dell’AKP, incluse tra queste anche Istanbul ed Ankara. I voti ottenuti dai partiti in queste due città sono di estrema importanza perché sono in grado di influenzare la scelta degli elettori su scala nazionale.

L’AKP ha presentato la ricandidatura dei sindaci uscenti Kadir Topbaş a Istanbul e Melih Gökçek ad Ankara. Fin dal 1994 entrambe le città sono state guidate da amministrazioni in sintonia con la linea politica espressa dall’attuale governo, seppur sotto la bandiera di partiti differenti. Erdoğan stesso, allora membro dell’RP (Refah Partisi – Partito del benessere) in quell’anno fu eletto sindaco della metropoli di Istanbul, mentre Gökçek dalla stessa data ricopre la carica di sindaco ad Ankara.

Il CHP, dal canto suo, ha presentato le candidature a sindaco di Kemal Kılıçdaroğlu per Istanbul e di Murat Karayalçın per Ankara. Il primo, già deputato parlamentare del CHP, sta conducendo una campagna elettorale basata sul “valore dell’onestà” e sulla “lotta all’illegalità”, puntando il dito su presunte azioni illegali in cui sarebbero coinvolti il sindaco di Istanbul e l’AKP. Tuttavia, sempre secondo il sondaggio della A&G, il tema dell’illegalità sembrerebbe non riscuotere un grande successo tra gli elettori. Inoltre Il 52% degli intervistati ritiene Topbaş un sindaco efficiente, il 30% parzialmente efficiente e solo il 18% lo definisce inefficiente.

Se quindi a Istanbul la corsa per la carica di sindaco si prospetta molto ardua per i concorrenti di Topbaş, il candidato AKP per Ankara Melih Gökçek è invece in difficoltà a seguito di voci sull’utilizzo improprio da parte della sua amministrazione dei cospicui fondi pubblici destinati alla capitale e sui criteri di scelta delle ditte appaltatrici. Inoltre il ritardo con cui Erdoğan ha comunicato la candidatura di Gökçek ha messo in luce lo scetticismo che si nutre nei suoi confronti anche all’interno del partito. I sondaggi indicano che il candidato sindaco del CHP per Ankara Murat Karayalçın, leader del SHP (Sosyaldemokrat Halk Partisi – Partito popolare socialdemocratico) fino al novembre scorso, è solo leggermente in svantaggio rispetto a Gökçek.

Anche il MHP (Milliyetçi Hareket Partisi – Partito di azione nazionalista), secondo partito d’opposizione, punta su Ankara con Mansur Yavaş, un candidato che ha ottenuto un certo favore durante il precedente mandato come sindaco in una sottoprovincia di Ankara. I sondaggi indicano infatti che il MHP, anche in queste elezioni, manterrà la posizione di terzo partito del paese, con un probabile apporto di alcuni elettori del CHP che non apprezzano la candidatura di Karayalçın dovuta a una sua pregressa proposta di alleanza con il DTP (Demokratik Toplum Partisi – Partito della società democratica), quarto partito all’opposizione e voce parlamentare della popolazione curda del paese.

Il DTP gode di un forte appoggio nel sudest ed ha attualmente in gestione la metropoli di Diyarbakır. L’amministrazione della città è fortemente contesa dall’AKP che però non sembra essere favorita da “aperture” quali l’inaugurazione del primo canale statale in lingua curda o la proposta avanzata di istituire un dipartimento di lingua e cultura curda presso le università di Ankara e Istanbul. Inoltre gli scontri avvenuti tra la polizia e gruppi a favore del capo del PKK Abdullah Ocalan (in carcere ormai da 10 anni) avvenuti lo scorso 14 febbraio in diverse località del sudest hanno nuovamente sottolineato lo stato di scontentezza della popolazione curda.

E mentre il MHP e il CHP hanno avuto difficoltà a presentare dei concorrenti validi per le zone dell’est e del sudest, il leader del DTP Ahmet Türk si è lamentato della scarsa visibilità offerta ai suoi candidati dai media ed ha accusato l’AKP, il CHP e il MHP di complottare contro il suo partito in alcune città. E ha avanzato la richiesta di ottenere degli osservatori internazionali che garantiscano il corretto svolgimento delle elezioni.