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Atene non può fallire
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Data pubblicazione: 04.02.2010 10:07

(foto: gynti_46/flickr)
È grave la crisi finanziaria della Grecia e l’Ue ormai considera Atene un “sorvegliato speciale”. Il premier Papandreu dovrà fare di tutto per riportare il paese entro gli standard dell’Eurozona e fugare i timori di un effetto domino su altri paesi
Da mercoledì 3 febbraio la Grecia è il primo paese “sorvegliato speciale” nella storia dell'Eurozona. La Commissione europea ha dato infatti il proprio benestare alle misure straordinarie di risanamento del bilancio ellenico ed ha raccomandato ai ministri dell’Ue (che si riuniranno il prossimo 16 febbraio) di fare altrettanto. In cambio della fiducia ha però stabilito un calendario preciso di scadenze alle quali Atene dovrà attenersi per riferire sull’andamento della manovra: un primo rapporto verrà fatto a metà marzo, poi a maggio e quindi ogni tre mesi, fino a che sarà necessario.

La credibilità finanziaria della Grecia è ai minimi storici dopo che nell’ottobre scorso il nuovo governo socialista di Georgios Papandreu (vincitore delle elezioni anticipate) era stato costretto a rivedere brutalmente al rialzo le statistiche sul deficit, che il precedente esecutivo aveva cercato di mascherare. Nel 2009 il disavanzo dei conti pubblici ha toccato il 12,7% del PIL, oltre quattro volte la soglia massima prevista dalle regole della moneta unica. Un dato che, unito all’alto livello del debito pubblico, ha fatto di Atene l’anello debole della zona euro.

Nelle altre capitali europee ci si è cominciati a chiedere se la Grecia fosse in grado di pagare i debiti, scatenando un’ondata di speculazioni. Alcuni analisti internazionali si sono spinti fino ad ipotizzare un’uscita della Grecia dalla moneta unica.

Lacrime e sangue

Per spegnere l’incendio Papandreu si è impegnato a portare il deficit all’8,7% entro quest’anno e al 2,8% entro il 2012. Una cura dimagrante feroce e ultrarapida che si baserà sulla riduzione della spesa pubblica e sulla riforma del sistema fiscale. Entrambi i fronti sono problematici: su quello delle uscite ci sono gravi problemi di inefficienza e corruzione; su quello delle entrate c’è un’evasione generalizzata che oscilla tra il 20 ed il 40% del PIL, tra le più gravi d’Europa. Come dire: lo Stato si comporta male, e i cittadini non sono da meno.

Le prime misure varate sono quelle “classiche” delle situazioni di emergenza: blocco delle assunzioni, congelamento dei salari, abolizione di alcuni privilegi in un sistema fiscale nebuloso ed iniquo. Alcuni effetti pratici già si fanno sentire: da qualche settimana nessuno più dimentica di chiedere una fattura o uno scontrino, perché dal prossimo anno sarà l’unico modo di non farsi spellare dal fisco. Un’altra conseguenza è l’ondata di scioperi avviati o annunciati, che si aggiungeranno alle proteste degli agricoltori del Nord già in corso da settimane. E se non tutti i sindacati sembrano però voler sotterrare l’ascia di guerra, una parte dei lavoratori, consapevole del momento, preferisce la cooperazione.

Resta da vedere se Papandreu riuscirà a riformare davvero un sistema che per anni ha visto politici, businessman e baroni delle aziende di stato scambiarsi voti, potere e appalti in una lunga tavolata di clientele e mazzette alla quale si sono sedute anche molte aziende straniere, come la tedesca Siemens, protagonista del più celebre tra gli scandali del momento.

“Se Papandreu vuole combattere davvero la corruzione”, ha dichiarato il deputato della Sinistra unita Demetrio Papadimoulis, rapporteur della Commissione bilancio, “dovrà lottare contro un sistema a cui il suo partito ha partecipato per decenni, in tandem con i conservatori. Dovrà mettersi contro le grandi compagnie, i canali televisivi, e altro ancora”.

Questa volta però l’Europa preme, e non solo dalle stanze di Bruxelles: le minacce di insolvenza della Grecia hanno scatenato i timori di un effetto domino su altri paesi come Spagna, Italia o Portogallo (il cosiddetto “club Med”) che devono fare i conti con problemi di debito e competitività. Quelli che in Grecia sono scenari gravi, in Spagna o Italia sarebbero catastrofici e condurrebbero alla fine della moneta unica. Atene non ha il diritto di fallire.


Tomas Miglierina è corrispondente da Bruxelles della Radio svizzera.