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Bjelo Polje (BiH), la stabilità etnica. Una ricerca

04.03.2003   

Claudio Bazzocchi, ricercatore dell’Osservatorio, ha visitato una piccola realtà della Bosnia per vedere a che punto è il processo di “verità e riconciliazione” tra le differenti comunità che abitano l’area.


Pubblichiamo una ricerca sul campo effettuata da Claudio Bazzocchi, ricercatore dell’Osservatorio, presentata per la prima volta al convegno nazionale “Abitare il conflitto: c’è pace senza riconciliazione?”, tenutosi lo scorso dicembre a Rovereto. Il paper è il risultato di un soggiorno di due settimane nel novembre 2002 in Bosnia-Erzegovina a Bijelo Polje, area rurale a nord di Mostar, compresa nelle Municipalità Ovest e Nord della città.

Obiettivo della ricerca è quello di capire come sia stato elaborato il conflitto nella comunità di Bijelo Polje, e se soprattutto vi sia stata un’elaborazione politica di quel conflitto, dal momento che, secondo l’autore della ricerca, “la guerra in Bosnia-Erzegovina – così come in tutta la ex-Jugoslavia – ha rappresentato non tanto un conflitto tra culture, quanto un preciso progetto politico”.

E l’autore, dopo l’analisi effettuata sul campo, in particolare grazie a molte interviste ad amministratori, operatori internazionali ma anche e soprattutto a gente comune, arriva a proporre qualche spunto di discussione. Secondo Bazzocchi a Bijelo Polje non vi sarebbero veri e propri problemi di riconciliazione, che debbano essere affrontati tramite progetti di mediazione culturale o interposizione nonviolenta. In quella comunità, così come in tutta la Bosnia-Erzergovina, vi sarebbe invece una gigantesca questione politica da dipanare. I programmi della comunità internazionale non hanno dato nessun apporto di rilievo alla soluzione di tale questione, poiché sono intervenuti con programmi di tecnici, nella convinzione che la guerra fosse stata il prodotto di odi secolari, corruzione, avidità e valori sbagliati. La guerra, a parere dell’autore, è stata invece un progetto politico che ha avuto come obiettivo quello di cambiare il rapporto fra cittadini e potere. Di fronte a ciò sono poco utili i programmi di conflict resolution o di peace-keeping. Una questione politica di tale portata andrebbe risolta con programmi di tipo diverso, di tipo politico.

E partendo da stimoli prodotti dall’analisi della realtà di Bjelo Polje, Bazzocchi arriva a mettere in risalto alcune questioni a lui care. Tra queste ad esempio che “ … è solo con un progetto politico che si può affrontare il problema della polarizzazione e dell’esclusione indotta dalla globalizzazione. Questo progetto deve unire il centro e la periferia, l’Europa dell’ovest e quella dell’est. Le politiche di privatizzazione del welfare e di erosione dei diritti sociali di cittadinanza colpiscono infatti anche l’Occidente ricco. La sfida dovrebbe allora passare per la costruzione dal basso di un’Europa che sia in grado di reggere la difesa dei diritti e la proposizione di una critica forte al modello sociale imposto dalla globalizzazione. I diritti vanno rafforzati invece che diminuiti, così come le politiche di cooperazione soprannazionale contro la marginalizzazione delle periferie.

In sostanza, ridefinire politiche progressive quando sono in aumento i collegamenti internazionali, nel momento in cui si va ridefinendo il ruolo dello stato-nazione, è la sfida del momento”.


File allegati

Bijelo Polje (BiH): la stabilità etnica Relazione per il convegno “Abitare il conflitto: c’è pace senza riconciliazione?” – Rovereto, 7 dicembre 2002 ( C_Bazzocchi_Bijelo_Polje.pdf [ 157.05 KB ] )