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mercoledì 11 dicembre 2019 18:08

 

Il tumore di Pančevo

10.05.2004    scrive Luka Zanoni

Ci sono città che vengono ricordate e nominate per i prodotti tipici, per l’interessante architettura urbanistica, per le bellezze naturali. Pančevo, invece, è nota come la città dei tumori. Intervista con Borislava Kruška, sindaca di Pančevo
Borka Kruska disegnata da Aleksandar Zograf

Borislava Kruška, sindaca di Pančevo, due weekend fa è stata invitata dalla Provincia di Ravenna alla Fiera di Civitas, per partecipare ad un seminario sull’ambiente dal titolo “Danubio: la via d’acqua di un’Europa fragile. Voci ed esperienze per un’integrazione possibile”. Borislava Kruška è una donna intraprendente, non parla il politichese e preferisce in modo molto pratico affrontare problematiche concrete. Il suo discorso semplice e diretto snocciola una quantità di orrori ambientali, di ricorrenze altissime di malattie causate dall’inquinamento, che al solo nominarle viene la pelle d’oca. Tuttavia Borka, come si fa chiamare, non si perde d’animo, ricorda a tutti la gravità dei bombardamenti della NATO del ’99 e le loro conseguenze tremendamente ingombranti, ma ricorda anche la particolarità del complesso industriale di Pančevo, causa di notevole inquinamento anche prima che venisse ripetutamente bombardato. Di fronte a chi proviene da una città che è ricordata per i tumori, dove gli annunci funebri riportano di continuo persone di soli 30 anni, il senso di disagio e di impotenza è notevole. Quella che segue è l’intervista che ci ha rilasciato prima dell’inizio della conferenza. Il disegno della foto è di Aleksandar Zograf, anche lui presente alla conferenza.

Osservatorio sui Balcani: Parliamo un po’ di Pančevo. Una città che dal punto di vista ambientale, e in modo particolare dopo i bombardamenti della NATO nel ’99, è considerata il buco nero della Serbia.

Borislava Kruška: Dunque, dovete sapere che Pančevo è una città che si trova nelle immediate vicinanze di Belgrado, circa una quindicina di km, e che siede in pratica nell’incontro del Tamiš col Danubio. La caratteristica fondamentale di Pančevo è che in una parte della città, in quella a sud, si trova la zona industriale. Io dico che è in città, perché in realtà sorge vicino agli edifici. È una zona industriale composta da tre fabbriche chimiche: una raffineria petrolifera, una industria di concimi chimici azotati e un complesso petrolchimico. Tutte e tre sono dei grandi inquinatori di per sé. E tutte e tre nel ’99 sono state bombardate ripetutamente. Per la precisione in 28 punti durante i 77 giorni di bombardamenti. E noi consideriamo che, per quanto riguarda il petrolchimico, per esempio, o la fabbrica di concimi, non si è trattato di obiettivi militari e quindi si potevano evitare. Qui è stata violata la convenzione di Ginevra, che proibisce l’attacco contro questo tipo di obiettivi, i quali hanno prodotto un un’enorme inquinamento. Così che Pančevo, a causa dell’enorme inquinamento, sia dell’aria che della terra o dell’acqua, non solo quella del Danubio ma anche delle falde acquifere utilizzate per l’acqua potabile, è considerata come un buco nero in Europa.
Ecco questa è la situazione in cui viviamo. Buona parte dell’inquinamento non possiamo più identificarla bene, perché è finita nell’aria e nella terra. Cosa è stato fatto non lo sappiamo… Cerchiamo almeno di salvare la nostra acqua da un possibile ulteriore inquinamento.


Dopo i bombardamenti a Pančevo sono giunti esperti da tutto il mondo per portare avanti alcuni progetti. Per la precisione si tratta di 14 progetti che riguardano il risanamento delle aree bombardate. Le Nazioni Unite, mediante la sezione dedicata all’ambiente denominata UNEP, si sono fatte carico dell’obbligo di condurre a termine quei progetti. Tuttavia l’UNEP non è un’organizzazione che dispone di propri mezzi finanziari, ma si basa sulle donazioni. L’UNEP chiede donazioni a tutto il mondo e riesce a raccogliere solo una piccola parte di denaro. Consideriamo che Pančevo ha 14 progetti, ma su tutta la Serbia ce ne sono 27 che riguardano l’enorme inquinamento causato dai bombardamenti di Novi Sad per esempio, e anche il bombardamento della raffineria di Bor e a Kragujevac dove c’è la fabbrica di automobili, dove è stata dispersa una grande quantità di Piralen.

OB: Proprio di recente anche i media serbi hanno riportato l’attenzione sulla pericolosità del Piralen…

BK: Il Piralen è particolarmente pericoloso, si tratta di un materiale plastico confluito in grandi quantità nell’acqua. Anche a Pančevo hanno svolto delle ricerche, e dopo la conclusione delle ricerche, sono stati fatti dei progetti della durata di sei mesi e un anno riguardanti il Piralen. Ma, dei 20 milioni di dollari attesi per portare a termine i 27 progetti, l’UNEP è riuscito a raccoglierne in quattro anni circa 11.5 milioni, il che è ovviamente del tutto insufficiente. Così un mese fa ha terminato la sua missione e ha chiuso quel programma, ma in pratica la parte più grossa dell’inquinamento non è stata sanata.

Il luogo più inquinato di Pančevo, e probabilmente di tutta la Serbia, è il canale delle acque di scarico, dove confluiscono gli scarichi di tutte le fabbriche. Il canale si trova nel territorio della fabbrica di azotati, per confluire poi nel Danubio. Le vasche per la pulizia sono state distrutte durante i bombardamenti e vi dico che il Danubio si trova in serio pericolo. In questo canale sappiamo che confluiscono attualmente 40.000 tonnellate di rifiuti pericolosi che sono rimasti dopo la missione dell’ONU e che rimangono là dove sono.

L’Agenzia europea per la ricostruzione ci offre 4.5 milioni di euro solo per spostare quei rifiuti di mezzo chilometro più in là così da difendere il Danubio. Ma per risolvere veramente il problema sarebbero necessari almeno 9 milioni di euro. Una somma che noi non abbiamo, sicché questo problema resta irrisolto, e la nostra preoccupazione principale è come risolverlo. Ci confrontiamo con un problema gigantesco, conseguenza dei bombardamenti, e a distanza di 5 anni da quei tristi avvenimenti ancora non è stato risolto.

E proprio perché ci troviamo in questa drammatica situazione, l’amministrazione locale, a capo della quale mi trovo già da tre anni e mezzo, sulle questioni ambientali lavora molto di più di quanto non sia prescritto nei suoi compiti.

Ma l’amministrazione locale ha una scarsa influenza per quanto riguarda la difesa dell’ambiente. Perlopiù si occupa delle licenze che si devono rilasciare, di controllare che tutto sia in regola, di verificare un inquinamento di piccola entità dovuto a piccole aziende o negozi. Tutto il resto è di competenza del ministero della repubblica della Serbia, anche della regione della Vojvodina, ma della Serbia in particolare quando parliamo dei nostri complessi industriali che sono altamente inquinanti, a prescindere dai bombardamenti.

OB: Quindi se capisco bene, non avete questo grande potere di intervento…

BK: No, non abbiamo alcun tipo di potere e non abbiamo nemmeno compiti ben precisi. Ma ci diamo da soli, almeno io mi sono data da sola, dei compiti precisi su questa questione, tale da farla diventare la nostra priorità, così che si possa difendere la salute dei cittadini. Lavoriamo parecchio anche per fare in modo di riuscire dove non è stato fatto nulla. Adesso, con l’aiuto della Provincia di Ravenna, cerchiamo di portare avanti un progetto molto serio di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, perché in pratica non abbiamo dati dalle industrie. Le industrie inquinano e noi non abbiamo una rappresentazione dell’entità dell’inquinamento, di come e quando inquinano, di cosa ci succede. Grazie alla Provincia di Ravenna, ora è lo stesso Comune di Pančevo che può effettuare autonomamente i controlli di inquinamento atmosferico

OB: Vale a dire che in questo momento non avete ancora dati precisi sull’inquinamento?

BK: Non abbiamo dati sulla quantità dell’inquinamento in città, ma non abbiamo dati nemmeno per quanto riguarda le industrie. Benché le industrie siano obbligate a fare i controlli, a noi non danno mai i dati. E quando si arriva alla situazione in cui noi stessi percepiamo l’inquinamento in modo, diciamo, organolettico, ossia quando non riusciamo a respirare, tossiamo, ecc., allora chiamiamo la raffineria e chiediamo cosa sta succedendo e ci rispondono: “mah da noi niente, dovete chiamare l’altra fabbrica”. Chiamiamo gli altri e ci dicono, “no, è di sicuro la raffineria”…

OB: Insomma giocano a scaricabarile…

BK: Esattamente, e così ormai da anni. Esiste un Istituto per la difesa della salute che in realtà misura questi parametri, ma vengono presi in due posti definiti e vengono calcolati sulla media delle 24 ore. Ciò significa che in pratica non abbiamo mai un alto tasso di inquinamento, e secondo il loro metro di misura la parte più pulita è quella esatta… Mentre i dati che, da adesso, riusciamo noi stessi a raccogliere si basano su una frequenza di un minuto. L’apparecchio controlla minuto per minuto e ci dà immediatamente i dati sullo status dell’ambiente. In questo modo possiamo vedere noi stessi cosa succede, e queste conoscenze possono essere utilizzate anche per procedure legali contro gli inquinatori.

OB: È veramente incredibile, insomma sono passati cinque anni dai bombardamenti e nessuno parla più di queste cose. Eppure ci sono state proteste, eravamo tutti contro i bombardamenti… Non dico solo da voi, ma anche qui… e dopo? La gente ha continuato a morire lo stesso…

BK: Certo, la gente muore ma noi non abbiano nemmeno degli elenchi che ci dicano qual è la situazione. Sappiamo che c’è stato un aumento del 20% di funerali, perché questi sono dati comunali, ma dall’ospedale non riceviamo i dati sulle cause di mortalità. Non ci sono buoni archivi protocollari dove possiamo trovare riportati tutti i dati sulla mortalità, per vedere cosa succedeva prima, per vedere se prima e dopo ci sono stati aumenti della mortalità a causa delle industrie chimiche. Si tratta di malattie veramente devastanti, è un cancro che colpisce gli organi vitali e gli organi interni: fegato, polmoni, ecc.

OB: …cioè, è la malattia più diffusa?…

BK: Ti dico di più, c’è persino un tipo di tumore che si chiama il tumore di Pančevo. È decisamente molto noto, molto. In pratica si tratta di un tumore che colpisce i polmoni e il fegato, il segnale è quando ti aprono per vedere cosa hai e vedono che non c’è più niente da fare. Ma questo c’era anche prima dei bombardamenti, non è una conseguenza diretta dei bombardamenti. Si tratta della costruzione delle industrie in città, e la non curanza di controllare l’industrie che ci avvelenano più che possono. E quando chiedete agli uffici di medicina competenti, cosa sta succedendo… loro dicono niente. Perché, succede qualcosa?...
Per questo dico che questo progetto di monitoraggio è per noi una cosa veramente importante, un passo avanti per essere informati sulla situazione, per vedere cosa c’è e come possiamo comportarci. Il nostro obiettivo non è tanto quello di chiedere una condanna, quanto quello di impedire che ciò accada. Se ci dovrà essere una condanna lo vedremo in seguito, ma non è la nostra priorità. Si tratta di sapere innanzitutto cosa c’è, di discutere con gli organi statali, con gli organi delle fabbriche, per vedere se si può ridurre l’inquinamento. Vedere se esiste il cosiddetto fattore umano, un lavoratore che non bada a come lavora e che molto spesso è la causa di incidenti, se c’è del denaro da investire e mettersi d’accordo insieme, passo per passo, per trovare la soluzione desiderata.

OB: Da quando esiste questo complesso?

BK: L’ultimo è degli ultimi cinquanta anni, mentre la fabbrica di concime mi sembra all’inizio degli anni ’40. All’inizio è stata costruita la fabbrica di concimi e poi le altre due, e il loro inquinamento col vento arriva sino nel centro della città. È un grosso problema, qualcuno ci aveva pensato quando hanno costruito la fabbrica, ma non sono stati sufficientemente ascoltati. Così che oggi abbiamo questa situazione. E poi ci sono degli interessi statali, le fabbriche non possono essere chiuse.

OB: All’incirca quante gente vi lavora?

BK: 10.000 lavoratori

OB: E qual è la popolazione complessiva di Pančevo?

BK: Pančevo come città ha 80.000 abitanti, ma in totale il comune, che è composto da alcuni grandi villaggi, di dimensioni di 5-10.000 abitanti ciascuno, raggiunge circa i 130-140 mila abitanti.

Voglio dirti un’ultima cosa: quando si parla di questi progetti che riguardano la città di Pančevo, posso dire che molti vengono qua, preparano vari studi di fattibilità (feasibility study), servizi di documenti, diverse tavole rotonde, dove vengono spesi un sacco di soldi… sicché noi siamo ancora in questa situazione. E per quanto a livello comunale io possa lottare concretamente contro tutto ciò e cercare di chiedere che l’aiuto si basi su qualcosa di concreto, per poter disporre di un aiuto che sia tale, è difficile che le cose cambino. Ecco perché l’aiuto che ci offre Ravenna ci è molto caro. Perché abbiamo un aiuto veramente concreto, qualcosa che si può vedere, che è scritto, sappiamo qual è la cifra e alla fine abbiamo anche un risultato concreto.

Su Pancevo vedi anche:
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Pancevo: nuovi strumenti per misurare la qualità dell'aria
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Sull'ambiente in Serbia vedi anche:
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