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giovedì 08 settembre 2022 14:05

 

Lo scontro in Turchia si può radicalizzare

07.04.2006   

Intervista a Osman Baydemir, sindaco di Diyarbakir. La lobby della guerra sta cercando di fermare il processo di democratizzazione e di adesione alla UE. Quasi trenta le persone morte negli ultimi giorni, il rischio dell’interruzione del dialogo tra turchi e curdi
Diyarbakir, ingresso della moschea Amed Uli
Di Can Dundar, Milliyet, 1 Aprile 2006 (tit. or.: “Lo scontro si può radicalizzare”)

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Fabio Salomoni



Cosa succede?

Sta suonando il segnale di allarme che Ankara non vuole sentire. Si è vissuta un’esplosione sociale. Per capire quello che è successo bisogna guardare a Semdinli, alla questione europea, alle leggi di democratizzazione. Gli ambienti che sono infastiditi da una trasformazione realizzata per la prima volta da civili a Semdinli hanno premuto sull’acceleratore. Poi è stata realizzata l’operazione di Bingol.

Quindi esiste una lobby di guerra…

Sicuramente, la vecchia autorità vuole riportare lo stato d’eccezione, la legge antiterrorismo, fermare il processo di democratizzazione e di adesione alla UE. La situazione è seria, ci stanno quasi per riuscire.

La prefettura e la questura si sarebbero mossi con molta prudenza però...

Si, nei primi due giorni con il vice questore siamo riusciti a calmare la gente... Il terzo giorno qualcuno però ha premuto sull’acceleratore e l’atteggiamento della questura è cambiato...

Lei però si è congratulato con il coraggio dei manifestanti...

Mi si accusa per una frase estrapolata da un discorso di 40 minuti. Invece con quel discorso sono riuscito a far disperdere la gente. Io non sono la polizia, non posso disperdere nessuno con la forza, ho cercato di convincerli e li ho convinti. Se avere la mia testa servisse a portare la pace, che vengano a prendersela...

L’organizzazione cercare di ottenere qualcosa distruggendo e bruciando...

Non si ottiene risposta a giuste rivendicazioni con il sangue e la violenza. Ma loro non dovevano aprire il fuoco perchè si distruggevano delle vetrine. A Parigi è scoppiata la rivolta, in una notte sono state bruciate 1000 auto, è un reato ma non è morto nessuno. Da noi perchè bambini di 6 e 9 anni sono morti per le pallottole della polizia?

Ma l’organizzazione non deve usare i bambini come scudo...

Io non so quanto questo sia possibile perchè questi bambini sono cresciuti in famiglie piene di rabbia. Il problema è molto più grande di quanto appaia. La soluzione si può trovare solo scendendo in profondità....

Lei ha detto: “Non perdiamo altre vite umane”...

I rappresentanti dello stato non dicono forse “Abbiamo perso 35.000 persone”? La metà di queste non era parte dell’organizzazione? Significa che li considerano come nostri comuni dolori. Perchè se lo dico io questo diventa un problema?

Come si arriva ad una soluzione?

Si raccoglie quello che si è seminato in 70 anni. Si sarebbe potuto risolvere da tempo ma non hanno nessuna intenzione di vedere questa realtà. Il rischio è che si vada verso nuovi scontri, la rabbia infiammerà le due parti.

Che cosa bisogna fare?

Bisogna opporsi a ciò che è sbagliato ma non in modo unilaterale. Le persone che vivono nella parte occidentale del paese dovrebbero mettersi al posto delle madri e dei padri di qui che hanno perso un figlio. In questa città la disoccupazione è del 60%. Anch’io vengo da questa realtà, so cosa significa la fame, da bambino succedeva che non avessimo il grano per preparare il pane ma questa gente non era così povera. L’abbiamo resa più povera.

Più che come sindaco con lei si comportano come fosse il leader dell’organizzazione...

La ragione è la mancanza di rappresentanza in parlamento, magari ci fossero dei rappresentanti ed io fossi visto solo come sindaco.

Nella regione sono stati fatti passi in avanti democratici...

Passi molto importanti... Ma concessioni fatte controvoglia, pentendosi, ne annullano il significato. Perchè non si possono fare trasmissioni n curdo così come si fanno in turco?

Dove stiamo andando?

Ho due preoccupazioni. La prima è il rischio di una radicalizzazione dello scontro armato. Temo che possa produrre conseguenze ancora più gravi che in passato. Nell’ultima settimana sono morte quasi 30 persone, la metà delle quali civili. L’altra preoccupazione, che mi fa accapponare la pelle è la possibilità che si raffreddino le relazioni tra curdi e turchi. E’ facile rimediare ad incomprensioni tra le persone, più difficile farlo tra popoli. Io vedo questo rischio e non dobbiamo assolutamente permetterlo.
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