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Nucleare, la prima volta della Turchia

16.05.2006    Da Istanbul, scrive Fabio Salomoni

Erdogan annuncia la costruzione della prima centrale nucleare turca. Sorgerà a Sinop, sul Mar Nero. Il nuovo corso della politica energetica di Ankara, le proteste di pescatori e associazioni
Reattori nucleari
La cittadina di Sinop, abbarbicata su di una penisola affacciata sul Mar Nero, finora era nota n Turchia per due ragioni: la sua fortezza, trasformata in carcere in epoca ottomana, che ha ospitato fino al recente passato illustri detenuti politici, e la base Nato che, durante il periodo della guerra fredda, ha ospitato antenne e ripetitori destinati ad intercettare le comunicazioni della vicina Unione Sovietica. Chiuso il carcere e smantellata la base Nato agli inizi del 2000, la cittadina era tornata alla routine tipica di una qualsiasi cittadina di provincia turca.

Da alcune settimane, però, Sinop è tornata a far parlare di sè sulle pagine dei giornali e nei notiziari televisivi. La ragione: essere stata prescelta come il luogo dove sorgerà la prima centrale nucleare turca. Mentre le celebrazioni per il ventennale del disastro di Cernobyl stanno riaccendendo il dibattito sulle conseguenze che le radiazioni hanno prodotto in Turchia, soprattutto nella regione del Mar Nero, dove da più parti si segnala la presenza di un numero di malati di cancro superiore alla media nazionale, il presidente Erdogan ha annunciato alla fine di aprile che sarà proprio a Sinop che si inaugurerà il nuovo corso della politica energetica turca.

Di nucleare, e della necessità di costruire centrali nucleari per fronteggiare il bisogno energetico del paese, il governo dell’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) aveva in realtà già parlato nel 2004: “Nei prossimi anni la Turchia potrebbe trovarsi in difficoltà in tema di forniture energetiche”.

Dai primi mesi del 2006 il governo ha mostrato la volontà di accelerare i tempi per la concretizzazione del suo programma nucleare. La crescita del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, le difficoltà nell’approvvigionamento di metano con l’Iran e soprattutto la recente crisi tra Ucraina e Russia, dalla quale la Turchia acquista il 60% del metano che consuma, sono gli elementi che hanno contribuito a determinare la decisione del governo. In un vertice internazionale ad Istanbul il ministro dell’Energia, Hilmi Guler, ha affermato senza mezzi termini che “anche se usassimo tutte le nostre risorse naturali avremmo comunque bisogno dell’energia nucleare”.

Il piano del governo prevede l’entrata in funzione per il 2012 di tre centrali nucleari, dotate di reattori della potenza di 5.000 MW. La realizzazione del progetto seguirà quello che Guler ha chiamato “il modello irlandese”, una compartecipazione cioè del settore pubblico e di quello privato. Nel frattempo l’Istituto per l’Energia Atomica ha individuato sette località in possesso dei requisiti necessari per ospitare una centrale nucleare. Dopo molte settimane di incertezza, ed una ridda di voci contraddittorie, è arrivato finalmente l’annuncio del presidente Erdogan che ha reso noto come la scelta della località destinata a ospitare la prima centrale nucleare è caduta sul sito di Inceburun, a pochi chilometri da Sinop.

La freccia indica l'area dove dovrebbe sorgere la centrale
La storia del nucleare in Turchia ha in realtà radici molto più profonde. Risale infatti al 1960 la realizzazione, con scopi di ricerca, del primo reattore nucleare della potenza di 1 MW. Alla fine degli anni ’60 il primo progetto americano-spagnolo per una centrale di 400 MW. Si torna a parlare di nucleare nel 1974 quando viene anche individuato il sito adeguato, a Mersin sulla costa del mediterraneo sud-orientale, ma anche in questo caso non si conclude nulla. Dopo nuove voci finite in un nulla di fatto negli anni ’80 con il governo Ozal, nel 1998 il progetto di una centrale nucleare arriva fino allo stadio dell’apertura di una gara d’appalto alla quale partecipano tre consorzi internazionali, in uno dei quali vi era anche l’italiana Ansaldo. Nel 2000 però il primo ministro Ecevit decide di rinunciare al progetto perchè considerato antieconomico.

Ora, il governo Erdogan ripropone l’opzione del nucleare mostrando di essere determinato ad andare fino in fondo. Scontato il consenso proveniente dagli ambienti imprenditoriali - la confindustria (TUSIAD) ha dichiarato che la Turchia è comunque in ritardo in tema di energia nucleare - la decisione del governo ha mobilitato un vasto fronte di oppositori in tutto il paese.

L’Ordine dei Medici ricorda i dati emersi da una ricerca condotta sugli abitanti della cittadina di Hopa, nel Mar Nero orientale: “I casi di malati di cancro nella città sono superiori alla media nazionale. Anche se è difficile al momento stabilire una relazione diretta con l’incidente di Cernobyl, è necessario fare delle ricerche più approfondite”. Il professor Uyar, della Università di Marmara, fa balenare un altro pericolo: “Quello per cui in Turchia finiranno centrali nucleari che sono state rifiutate da altri paesi europei”.

Hilal Atici, responsabile di Greenpeace-Turchia, pone delle domande ancora più radicali: “Preferiamo un’energia pericolosa ed inquinante, ripetendo così gli errori compiuti nel passato da altri paesi che ora stanno ritornando sui loro passi, oppure vogliamo scegliere fonti di energia rinnovabili e sicure?”. Nel caso la Turchia scegliesse la prima soluzione, Atici avverte che il paese si troverà da solo a far fronte a delle tragedie “ed allora non ci sarà spazio per il pentimento”.

Per il momento quelli ad essere maggiormente preoccupati sono proprio gli abitanti di Sinop. Non è la prima volta che Sinop viene associata a progetti nucleari. “Tra il 1981 ed il 1986 - ricorda Hayrettin Bozkurt, presidente degli “Amici dell’Ambiente” - vennero fatti degli studi di fattibilità. Rimase irrisolto però il problema delle scorie”. Per il presidente della cooperativa ittica cittadina, Ali Bayram, “questa regione è stata indicata come la più adatta per la centrale ma non esiste una Valutazione di Impatto Ambientale (CED)”. Sono proprio i pescatori - la pesca rappresenta una delle voci più importanti della depressa economia cittadina - ad esprimere le maggiori preoccupazioni per il futuro della loro attività: “Nella zona dove faranno la centrale si concentra il 50% del nostro pesce, questo significa che il nostro lavoro è finito”.

La città mostra di non essere intenzionata a subire passivamente le scelte di Ankara e tra gli abitanti si respira aria di grande mobilitazione. Tra i primi risultati di questo fermento la costituzione del “Coordinamento contro Sinop Nucleare”, affiancato anche da un sito internet. Delle numerose iniziative di mobilitazione in programma, la prima si è svolta lo scorso 29 aprile. Diecimila persone, attivisti di Sinop ma anche rappresentanti delle più diverse realtà della società civile turca, dal Fronte-Antinucleare alle organizzazioni sindacali, sono confluiti nella città per dire no a “Sinop nucleare”. Accolti da striscioni quali “La centrale porterà tragedie e non lavoro a Sinop”, “Il nucleare finisce, il vento no”, appesi ai balconi oppure esposti da cento barche di pescatori, i manifestanti, dopo essere sfilati per le vie della città, sono confluiti nella piazza Mumcu. A attenderli sul palco gruppi musicali ed gli organizzatori della manifestazione. Hale Oguz, portavoce del Coordinamento cittadino, non ha usato mezzi termini: “Non permetteremo che si costruiscano centrali nucleari a Sinop e nel resto della Turchia”. Hilal Atici, di Greenpeace, non nasconde la sua soddisfazione per l’esito della manifestazione e fa previsioni per il futuro: “Il ministro dell’Energia non è cosciente dei guai che si tirato addosso”.

Dal canto suo, il ministro Guler per il momento ha liquidato sbrigativamente la protesta: “Quelli non sono la gente di Sinop… Un investimento di questa portata permetterà di garantire lo sviluppo dell’industria, del turismo e dell’economia della città”.
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