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Vacanze nel paese che non c'è

04.10.2007   

Stanchi delle solite destinazioni turistiche? Volete restare nel Mediterraneo ma godere di spiagge esclusive? Andate a Cipro Nord, il luogo che da trent'anni è tagliato fuori da tutto. Un reportage
Paolo Bergamaschi *

Siete alla ricerca di un luogo al mare non troppo affollato e lontano dove passare le vostre vacanze in assoluto relax? Volete restare nel Mediterraneo e nel contempo godere di spiagge quasi esclusive accarezzate da un’acqua calda e cristallina dalle sfumature turchesi e smeraldo? Siete stanchi delle solite destinazioni, Spagna, Grecia e Tunisia in testa, e cercate qualcosa di alternativo e meno banale? Bene, non andate in agenzia viaggi e non affannatevi ad ispezionare minuziosamente la cartina geografica. Questo luogo esiste ma è pressoché impossibile da trovare.

Si chiama Cipro Nord e non risulta in alcuna statistica ufficiale poiché da 33 anni è completamente tagliato fuori da tutte le rotte, abbandonato e dimenticato dal mondo, segregato dalla comunità internazionale, umiliato dall’Unione Europea, isolato dal resto dell’isola. Sono pochi coloro che hanno il coraggio di avventurarsi in questo ghetto. Chi lo fa, comunque, non ha affatto motivo di pentirsi. Al contrario, oltre ad un piacevolissimo soggiorno comincia ad interrogarsi sulle ragioni del permanere di questa situazione che macchia in modo indelebile la reputazione di un continente che si atteggia a modello per l’intero pianeta. Provare per credere.

Avevo casualmente incontrato John Aziz durante una cena di lavoro nel mio viaggio precedente. Turco cipriota, emigrato negli anni cinquanta in Inghilterra, era diventato a Londra un ristoratore di successo che venti anni dopo aveva deciso di cominciare ad investire in patria una parte delle proprie fortune. Dal 1960 l’isola aveva ottenuto l’indipendenza ed il settore turistico sembrava particolarmente promettente nonostante le crescenti tensioni degenerate in violenti scontri fra la comunità greco cipriota e quella turco cipriota. Nel 1974 il suo hotel era quasi pronto ma dovette fare i conti con l’intervento militare della Turchia in soccorso dei propri connazionali che trasformò l’isola da un letto in comune a due piazze in due case blindate contigue separate da un muro di filo spinato. In quegli anni disgraziati di turisti, ovviamente, non si vide nemmeno l’ombra.

Oggi Aziz è il presidente degli albergatori di Cipro Nord dove si è trasferito definitivamente. L’hotel si trova a Lapta, Lapithos per i greci. Non potevo trovare un luogo più simbolico visto che proprio qui sbarcarono le prime truppe turche che misero fine ad anni di pesanti discriminazioni, soprusi e vessazioni aggiungendo, però, violenza a violenza. Un grande ed imponente monumento a pochi chilometri di distanza ricorda quel giorno sotto un sole cocente temperato solo in parte dalla brezza marina che smuove appena gli onnipresenti vessilli della Turchia e della Repubblica Turca di Cipro Nord.

John Aziz si comporta e parla come un perfetto gentleman inglese. Mi racconta di quei giorni con una punta di amarezza. E’ un fervente sostenitore della riunificazione dell’isola; nel referendum del 2004 votò a favore del piano di pace proposto dall’allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan ma confessa la sua profonda delusione nel constatare come quelle aspettative si siano dissolte nel nulla con l’Unione Europea prodiga di allettanti promesse mai materializzatesi. E’ un membro attivo di Enorasis (visione), l’unica organizzazione intercomunitaria dell’isola, ma i tempi non sembrano ancora maturi per la ripresa di un dialogo convinto fra le parti.

Dalle finestre del suo hotel si può godere di una splendida vista mare. Poche miglia più a nord si distendono le coste della Turchia senza la quale il destino dei turco ciprioti sarebbe segnato visto che Ankara è da sempre l’unica fonte di sopravvivenza. Non essendo riconosciuta a livello internazionale, la Repubblica Turca di Cipro Nord non solo non può farsi sentire nelle sedi internazionali, nelle quali non è ovviamente rappresentata, ma non può nemmeno stabilire relazioni economiche ed esportare merci per mancanza delle necessarie certificazioni che solo gli organi preposti di un vero stato possono fornire. L’Unione Europea nel 2004 aveva garantito l’adozione di un regolamento ad hoc che mettesse fine all’isolamento della comunità turco cipriota ma dopo l’ingresso della Repubblica di Cipro (che rappresenta solo la parte greco cipriota) nell’Unione Europea non se ne è più fatto nulla. I turco ciprioti sono stati così beffati due volte: in primo luogo hanno sostenuto un piano di pace internazionale bocciato dalla controparte greca in secondo luogo sono stati paradossalmente puniti e messi in castigo da Bruxelles per tale scelta.

In realtà l’Unione Europea qualcosa ha fatto sbloccando un pacchetto di aiuti per 259 milioni di euro ma, come confermano alcuni funzionari, le procedure sono particolarmente contorte per i continui ostacoli frapposti e le lentezze burocratiche di Bruxelles dove vengono prese in esame tutte le gare di appalto e si approvano i contratti. Il governo di Nicosia, inoltre, non fa nulla per contribuire a migliorare la situazione anzi la esaspera intervenendo, spesso pretestuosamente, a tutela dei diritti dei greco ciprioti che reclamano la proprietà di quasi l’80 % del territorio di Cipro Nord.

Negli ultimi anni la parte settentrionale dell’isola ha vissuto un vertiginoso quanto caotico boom edilizio. Grazie al clima particolarmente mite migliaia di cittadini britannici, in particolare pensionati, si sono trasferiti nella ex colonia acquistando case e terreni. La sterlina inglese, da queste parti, è ormai la divisa di riferimento internazionale per la lira turca circolando più dell’euro che diventerà la moneta ufficiale della Repubblica di Cipro dal primo di gennaio del prossimo anno. Sono, così, cresciute come funghi, a dismisura, le agenzie immobiliari che pubblicizzano ovunque l’affare del secolo con case, ville, villette e appartamenti offerti a prezzi stracciati in posizioni spesso incantevoli. Su questo, però, si allunga l’ombra dei ricorsi legali dei presunti legittimi proprietari greco ciprioti che dovettero abbandonare la parte nord dell’isola con l’arrivo dei soldati turchi. Una prima decisione del tribunale di Nicosia, spalleggiata dal governo della Repubblica di Cipro, ha dato loro ragione ingiungendo ad una famiglia inglese che aveva comprato casa di abbattere l’immobile e pagare una adeguata compensazione. La sentenza, anche se non ha potuto essere applicata poiché la Repubblica di Cipro non ha il controllo diretto della parte nord dell’isola, ha, comunque, gettato nel panico i potenziali clienti paralizzando, di fatto, il mercato immobiliare. Inoltre chi acquista proprietà a Cipro Nord rischia l’arresto e la detenzione fino a sette anni nel caso oltrepassi la linea verde ed entri nella parte sud. La questione delle proprietà è senz’altro la più spinosa. Le autorità turco cipriote hanno cercato di affrontarla formando una commissione apposita a cui possono appellarsi anche i greco ciprioti. Risulta evidente, però, che solo nel quadro di un accordo di pace complessivo fra le due comunità sarà possibile trovare una sistemazione definitiva.

Della penisola del Carpasso mi ero appena occupato in parlamento europeo. Su sollecitazione di un gruppo di organizzazioni ambientaliste con i deputati Monica Frassoni e Cem Ozdemir avevo incontrato il Commissario per l’Allargamento Olli Rehn per chiedere un suo intervento che tutelasse l’area dalla minaccia di speculazioni edilizie nella fascia boschiva e sugli stupendi arenili. Il “manico della padella”, come viene comunemente chiamata la sottile lingua di terra, si protende come un dito indice nel mare quasi volesse fare il solletico alle coste turche e siriane. Ospita alcuni siti di interesse comunitario protetti dalla direttiva “Natura 2000”. Qui risiede anche l’ultima comunità greco cipriota della parte settentrionale dell’isola ormai ridotta a pochi vecchi senza alcun futuro assistiti e riforniti dai caschi blu delle Nazioni Unite. Per cinica similitudine anche a loro sono concesse le stesse misure di protezione che vengono accordate alle specie a rischio d’estinzione presenti nella zona. Fra queste la più nota è senz’altro la tartaruga “caretta caretta” che fra giugno e luglio ritorna sulla spiaggia dove è nata venti anni prima per deporre le uova che schiuderanno dopo sette settimane di incubazione nella sabbia bollente. Anch’io mi distendo con i pochissimi bagnanti che hanno avuto la pazienza ed il coraggio di raggiungere questo posto incredibile tra i nidi di tartaruga recintati e numerati dai volontari delle associazioni ecologiste. L’acqua nell’insenatura si muove appena. Ti avvolge calda e suadente.

Rauf Denktasc è stato probabilmente l’uomo politico più longevo del continente europeo. Ininterrottamente al potere dal 1974 al 2005 è stato per anni il padre-padrone di Cipro Nord. E’ la persona che durante tre decenni ha tenuto in scacco e fatto impazzire le diplomazie internazionali con le sue chiusure e i suoi fermi dinieghi a qualsiasi iniziativa di pace che non prevedesse come condizione preliminare il riconoscimento internazionale della Repubblica Turca di Cipro Nord.

E’ stato anche a causa dei suoi atteggiamenti intransigenti se Bruxelles a metà degli anni novanta decise di dare il via libera alla domanda di adesione della Repubblica di Cipro seppure mutilata della parte settentrionale. Nel 2005 si è ritirato dalla politica ufficiale ma a ottantatre anni continua a svolgere un ruolo attivo nella vita del suo paese con interventi, conferenze e dibattiti anche nella vicina Turchia dove alterna la residenza.

Lo incontro per cena all’hotel dove soggiorno grazie all’amico comune John Aziz. Cipro Nord conta solo 180.000 abitanti di cui circa 30.000 soldati turchi: tutti si conoscono ed incontrarsi non è per nulla difficile. “L’Unione Europea ha fatto un gravissimo errore ad accettare la parte greco cipriota come unica rappresentante dell’isola – esordisce - così facendo ha vanificato il principio di due comunità costituenti con pari diritti come elemento fondante dello stato cipriota”. “Oggi i miei conterranei cominciano a darmi ragione – continua - fu un errore sostenere il piano di pace delle Nazioni Unite”. Il tono è burbero ma il personaggio è schietto e diretto dimostrando una grande levatura politica. Non smentisce le credenziali di “signor no”. E’ sempre convinto che la partizione sia l’unica soluzione possibile. “La comunità internazionale deve prendere atto che a Cipro ci sono due stati separati che un giorno forse potranno tornare a convivere in un’unica struttura: è prematuro e controproducente obbligarci a farlo adesso” conclude.

Ad una mia domanda sulle elezioni presidenziali del prossimo anno nel lato greco cipriota dove il presidente uscente Papadopoulos, considerato un falco vista la sua contrarietà al piano Annan, si confronta con i più concilianti Christofias e Kassoulides risponde che non fa alcuna differenza: “I greco ciprioti si sono sempre comportati allo stesso modo”, taglia corto. Nel corso della piacevole serata, poi, si dilunga a raccontarmi episodi risalenti agli anni precedenti allo scoppio del conflitto con i turco ciprioti vittime sistematiche di prevaricazioni ed atti di violenza da parte dei greco ciprioti. Temperatura gradevole, cibo ottimo anche se un po’ monotono ed atmosfera conviviale ma storie vecchie, troppo vecchie se si vuole guardare avanti. Bisognerebbe avere la forza di voltare pagina ma nessuno ci prova.

Le vicende interne della Turchia hanno sempre avuto un impatto diretto su Cipro Nord. L’ascesa al potere ad Ankara del moderato islamico Erdogan ha favorito nella parte turco cipriota dell’isola l’avvicendamento dell’intransigente Rauf Denktasc con il più conciliante Mehmet Ali Talat. La domanda di adesione all’Unione Europea ha obbligato i leader turchi a mostrare segni di apertura sulla questione cipriota che si sono materializzati nel sostegno deciso al piano di pace delle Nazioni Unite. L’avvicinamento all’orbita europea ha, inoltre, provocato un ridimensionamento del potere dei militari a favore di quello civile. Cipro, però, ha implicazioni profonde dal punto di vista emotivo nell’opinione pubblica turca. Erdogan, quindi, con un tacito accordo, ha concesso, come fosse un giocattolo, la gestione di tutte le questioni relative alla sicurezza del nord dell’isola alle gerarchie militari. Il nuovo “presidente” turco cipriota ha il suo bel da fare nel cercare di controbilanciare le presenza ingombrante dell’esercito turco che ormai utilizza l’isola come una valvola di sfogo per ciò che non gli è permesso più permesso in patria.

Quello che non manca a Cipro Nord sono i casinò. Se ne contano ben ventidue e costituiscono una delle fonti primarie di introito per le disastrate casse pubbliche dello pseudo-stato. Proibiti sulla terraferma attirano ogni anno migliaia di giocatori turchi che si aggiungono agli scarsi turisti. Proprio il settore turistico quest’anno in tutta l’isola ha mostrato preoccupanti segni di cedimento con una diminuzione delle presenze nella parte settentrionale che si aggira attorno al 50%. Problemi di accesso e scarsa pubblicità giocano un ruolo negativo difficilmente sormontabile se permane l’attuale situazione di stallo. Intanto continua inarrestabile il flusso di coloni turchi dall’Anatolia suscitando i mugugni dei locali che temono l’annessione strisciante. L’islam nella società turco cipriota non è mai stato un elemento di rilievo. Alcolici e carne di maiale, ad esempio, sono pubblicizzati, venduti e consumati ovunque. I nuovi venuti, al contrario manifestano un fervore religioso che stride con i costumi laici dell’isola.

Sareste disposti a mettere in comune la vostra abitazione, provvista di ogni comfort, con quella dei vostri vicini, sprovvista sia di elettricità che di acqua corrente? Assai improbabile anche nel caso i vicini fossero parenti lontani. Più o meno questo è l’atteggiamento psicologico dei greco ciprioti che godono di una discreta situazione economica ed usufruiscono di tutti i privilegi dei cittadini europei derivanti dal vivere in uno stato membro che fa parte a pieno titolo delle Nazioni Unite. Per quale ragione dovrebbero liberamente accettare un piano di pace che prevede uno stato federale su base bi-zonale e bi-comunitaria che li obbligherebbe a condividere il potere con i turco ciprioti? Il discorso non fa una grinza. Quello che non quadra, però, è la sistematica e per certi versi perversa ostinazione di impedire ai vicini turco ciprioti di uscire dal ghetto in cui si trovano. E’ giunto il tempo per l’Unione Europea di darsi una mossa. La questione cipriota è un problema europeo che non può essere delegato solo alle Nazioni Unite. Occorre almeno uno sforzo di creatività diplomatica come, ad esempio, la possibilità di fare di Cipro Nord una “Regione Speciale Europea” che in via transitoria metta sotto tutela la parte settentrionale dell’isola ricollegandola alla comunità internazionale nell’attesa di un piano di pace definitivo. Ma per fare questo l’Unione dovrebbe avere la forza di superare i veti incrociati ed i meccanismi contorti che ne minano le fondamenta. E allora…… tutti al mare nel paese che non c’è!

* Paolo Bergamaschi è Consigliere agli Affari Esteri per i Verdi presso il Parlamento europeo. Da tempo impegnato nel movimento eco-pacifista, è tra i principali promotori del progetto di un Corpo Civile di Pace Europeo. E' autore del saggio "Area di crisi. Guerra e pace ai confini d'Europa" (La Meridiana, 2007)
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