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La sinistra europea e i ''cancellati'' sloveni

07.03.2008    scrive Franco Juri

A Lubiana si riunisce la Sinistra europea. Per affrontare la questione tuttora irrisolta dei ''cancellati''. Il governo sloveno temporeggia ma Amnesty International propone l'istituzione di una commissione internazionale
di Franco Juri

Sono stati tre giorni di incontri e di dibattiti intensi quelli organizzati nei giorni scorsi a Lubiana dalla Sinistra Unitaria Europea /Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL) sui temi più attuali del sud-est europeo, compresa naturalmente l'indipendenza del Kosovo. Una quarantina di europarlamentari e attivisti dei partiti della Sinistra Europea, provenienti da Italia, Portogallo, Germania, Cipro, Grecia, Olanda, Svezia, Danimarca, Finlandia, Irlanda e Repubblica Ceca, si sono dati appuntamento nella capitale del paese che attualmente presiede l'Unione Europea per capire meglio alcuni aspetti specifici della realtà politica e sociale dei Balcani e per sollecitare il governo sloveno a risolvere l'annoso problema dei "cancellati". Al convegno sono stati invitati pure esponenti della sinistra di diversi paesi dell'ex Jugoslavia, i rappresentanti dei cancellati in Slovenia e le organizzazioni per i diritti umani (prime fra tutte Amnesty International e L'Istituto per la Pace di Lubiana) che continuano a sostenere la lotta di coloro che nel 1992 persero il diritto di residenza in Slovenia, riottenuto parzialmente da alcuni solo dopo due delibere della Corte costituzionale slovena che dava loro ragione.

La Sinistra Unitaria è stata l'unico gruppo politico che nel Parlamento europeo - su iniziativa degli italiani Roberto Musacchio e Giusto Catania - ha dato un appoggio concreto alle istanze dei cancellati sloveni, facendoli incontrare anche con il commissario Franco Frattini. Ma come è stato ricordato a Lubiana, la Commissione europea, al contrario di quanto sostenuto dal Consiglio d'Europa e dal suo commissario per i diritti umani Alvaro Gil Robles, dal comitato per i diritti umani dell'ONU e da Amnesty International, ha preferito reputare la cancellazione ed i suoi effetti un "affare interno della Slovenia".

I partecipanti al dibattito di Lubiana, che sono stati ricevuti anche dal presidente del parlamento sloveno Franc Cukjati e dal sindaco di Lubiana Zoran Janković, hanno confutato con decisione la le tesi di Frattini, ricordando che l'Unione Europea, sempre pronta a dar lezioni di diritti umani e civili agli altri, ai paesi che membri dell' UE non sono, è invece sempre più restia a valutare la situazione reale dei diritti umani e della libertà di stampa e di parola negli stati membri. Infatti è dal 2004, vale a dire dall'anno del primo allargamento a Est, che l'Unione non prepara più rapporti sul rispetto o le violazioni dei diritti umani nei diversi paesi che la compongono.

In Slovenia, ma non solo in questo paese, molti diritti vengono violati, primi fra tutti quelli dei cancellati, che nei giorni del convegno marciavano tra la costa e Lubiana per protestare contro l'indifferenza del governo e dell'Europa nei loro confronti. Particolarmente illuminante è stato, a tal proposito, l'intervento della professoressa Dragica Lukič, ex giudice cotituzionale che ha chiarito ai presenti, nei minimi dettagli, gli aspetti legali e costituzionali del problema. La cancellazione nel 1992 c'è stata ed è stata effettuata in barba alle leggi vigenti, togliendo a 18.000 persone, che non avevano fatto richiesta della cittadinanza, ogni diritto garantito dal permesso di residenza. La cancellazione fu collettiva e colpì indiscriminatamente tutti coloro che nel 1992 non avevano presentato alcuna richiesta, pensando -in molti- che non fosse necessario, credendo di essere cittadini sloveni. Tra i cancellati ci sono infatti persino molte persone etnicamente slovene che nacquero, per circostanze famigliari, in un'altra Repubblica e successivamente non regolarizzarono i propri documenti.

La professoressa Lukič considera estremamente carente la proposta di legge costituzionale presentata dal governo per tentare di risolvere selettivamente e individualmente il problema dei cancellati. La bozza governativa, infatti, non soddisfa quanto decretato dalla Corte costituzionale e nega a priori che ci sia stata una cancellazione di massa, attribuendo alcuni casi a degli "errori amministrativi". La proposta di legge viene perciò intesa dall'opposizione e dai diretti interessati piuttosto come un sotterfugio per inficiare quanto deciso nel 1999 e nel 2002 dai giudici costituzionali. Ma non potendo contare in parlamento su una maggioranza qualificata, cioe' sui due terzi dei voti necessari a varare una legge costituzionale, il governo alza volentieri le mani e lascia passare il tempo, sperando in un logoramento e in un esaurimento della protesta dei cancellati. La posizione di Frattini e della Commissione europea corrobora questa posizione ed allontana, di fatto, ogni possibilità di veder rispettati i diritti dei cancellati.

Stabilire se una cancellazione di 18.000 persone, residenti in Slovenia, ebbe luogo oppure no, è facilissimo. E se la Corte costituzionale slovena, che ha vagliato tutti i documenti a disposizione, non è ritenuta credibile dall'attuale governo, sia nominata una commissione di esperti neutrale e internazionale cui sia permesso l'accesso illimitato agli archivi del Ministero dell' Interno sloveno riguardanti il problema della cancellazione. E' questa la proposta lanciata dall' Istituto per la pace e da Amnesty International, organizzazioni cui il governo nega di rovistare nella documentazione concernente i cancellati. La proposta è stata condivisa pienamente dagli eurodeputati presenti a Lubiana che si sono impegnati di formalizzarla in sede UE.
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