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Ultima fermata Cipro

19.03.2008    Da Nicosia, scrive Fabio Salomoni

Mehmet Ali Talat
La nuova fase delle relazioni tra turco e greco-ciprioti dopo la sconfitta di Papadopoulos. La speranza di un riavvicinamento e il rischio di un approfondimento delle divisioni: nostra intervista a Mehmet Ali Talat, presidente della Repubblica turca di Cipro del Nord
Come giudica l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica greca, Dimitris Christofias?

Valuto molto positivamente l’elezione di Christofias, e per due ragioni. La prima è la sconfitta di Papadopoulos, è una cosa positiva perchè indica l’inizio di una nuova fase, rappresenta la reazione della popolazione greca. Secondariamente, anche se Christofias all’epoca del referendum Annan aveva sostenuto la campagna per il no, rispetto a Papadopoulos fin dopo il referendum ha sostenuto la soluzione della questione cipriota. Inoltre negli ultimi tempi, soprattutto durante la campagna elettorale, il fatto che abbia sostenuto la necessità di una soluzione ci ha dato delle speranze. In breve si è chiusa l’era Papadopoulos, e le elezioni hanno mostrato che la gente non vuole leader che siano contrari alla soluzione. Questo significa che il popolo greco di Cipro vuole trovare un accordo, questo ci rende speranzosi.

Lei conosce personalmente Christofias...

Si certo, ci conosciamo da molti anni. E’ un vantaggio importante, anche se per il momento nella sua nuova veste di presidente della repubblica non so ancora che tipo di politica adotterà. E’ stato appena eletto, non posso sapere se manterrà la linea espressa in campagna elettorale o se ci saranno dei cambiamenti magari determinati dal fatto di avere un governo di coalizione.

Appunto, quale potrà essere il ruolo di Kasulidis, leader del partito di centro-destra DISI e candidato nelle scorse elezioni, e della Chiesa?

Per quanto riguarda Kasulidis, ha dichiarato che sosterrà Christofias ma per il momento si tratta di un appoggio teorico. Quello che intendo dire è che non conosciamo la posizione delle altre istituzioni. Il governo è cambiato ma per il momento i partiti politici, la Chiesa, l’esercito, i tribunali rimangono sulle loro posizioni, non hanno avuto la possibilità di cambiare. La domanda quindi è come queste istituzioni influenzeranno la politica di Christofias, non lo abbiamo ancora visto.

Si parla spesso qui del ruolo della Chiesa nella politica greco-cipriota...

E’ molto influente la Chiesa, vediamo cosa succederà, perchè dobbiamo anche dire che il candidato sostenuto dalla Chiesa non ha vinto, al contrario ha perso. Non dobbiamo però dimenticare che, magari non sul piano politico, ma dal punto di vista morale rimane un’istituzione che esercita una grande influenza. Penso ad esempio all’istruzione, è molto influente.

La settimana scorsa ad Ankara lei ha incontrato il primo ministro Erdogan ed il presidente della repubblica Gul...

I nostri incontri sono stati molto positivi, sia il primo ministro Erdogan che il presidente della repubblica Gul apertamente danno il loro appoggio alla nostra politica, vogliono una rapida soluzione della questione cipriota. Auspicano la soluzione più rapida possibile, e noi lavoriamo in questa direzione, siamo decisi.

Prima del referendum Annan, Erdogan si era molto speso per sostenere una soluzione della questione cipriota. Le è sembrato ancora così deciso?

Secondo me è ancora molto deciso, ma non dobbiamo dimenticare che all’epoca del referendum la leadership qui era contraria ad una soluzione, o meglio era perlomeno contraria a quella soluzione, al piano Annan. Per questo la posizione di Erdogan era più difficile, era costretto a trovare un equilibrio tra l’opposizione interna ad Ankara e l’atteggiamento del governo di qui. Era più difficile per lui definire la sua politica. Adesso non c’è un problema del genere, per quanto riguarda la soluzione della questione cipriota la politica del presidente della repubblica a Cipro e quella di Erdogan sono in sintonia. L’unico problema per Erdogan è l’opposizione in Turchia.

Da noi l’opposizione, anche se era contraria al Piano Annan in linea di principio, non è contraria ad una soluzione. Per quanto riguarda l’opposizione in Turchia, non la seguo molto da vicino. Tocca comunque al governo turco fare da contrappeso alle reazioni e alle resistenze di CHP (Partito Repubblicano del Popolo) e MHP (Partito di Azione Nazionale). Quello che voglio dire è che il problema di Erdogan è questo, non qui a Cipro.

E l’esercito turco?

Non c’è nessuna differenza, appare essere in linea con la politica che stiamo portando avanti. Io non ho visto che le forze armate portino avanti una politica diversa. Certo, di tanto in tanto per ragioni interne si cerca di mettere l’esercito al centro di speculazioni. In linea generale nell’esercito rispetto alla questione cipriota non c’è una linea diversa.

Il primo incontro tra lei e Christofias avverrà a breve...

Si, io ho proposto una data compresa tra il 17 ed il 24 marzo e Christofias ha accettato [l'incontro si terrà il 21 marzo, ndr].

Che cosa si aspetta?

Questo incontro sarà un incontro preparatorio, l’ho detto, non risolveremo nulla in questo incontro, non dobbiamo aspettarci questo, se dovessimo pensare il contrario andremmo incontro ad una delusione. In questo incontro parleremo di come affronteremo la questione, sarà un inizio. Rispetto a Papadopoulos ci aspettiamo che l’approccio di Christofias sarà diverso.

La scorsa settimana ad Atene Christofias ha dichiarato che i greco-ciprioti devono delle scuse per le violenze del 1963-64...

Certo, hanno una grande colpa, nel 1963-64, fino al 1968, al 1974, hanno fatto cose brutte al popolo turco. Le scuse a questo proposito sono naturali, sono una cosa dovuta. In ogni guerra accadono cose del genere, nel 1963 loro ci hanno fatto brutte cose, in seguito i turchi-ciprioti messi all’angolo hanno fatto ai greci brutte cose.

I turchi ciprioti allora sono stati esclusi dall’amministrazione dello stato. Tutto quello che è accaduto dopo fa parte delle cose negative di una guerra, i turco ciprioti essendo più deboli e essendo stati esclusi hanno sofferto di più. Nel 1974 la parte greca di nuovo si è adoperata per realizzare l’Enosis, la riunificazione con la Grecia, la Turchia è intervenuta per impedirlo ed è stata la guerra. In guerra entrambe le parti hanno sofferto, sono morti molti turchi e molti greci, sono accadute cose dolorose. Ma che si doveva fare, ad esempio la Turchia non avrebbe dovuto intervenire? No, è stata costretta a farlo, se non lo avesse fatto Cipro sarebbe stata unita alla Grecia. Quello che voglio dire è che chiedere scusa per quanto accaduto nel 1963 era necessario e dovuto, non per aver ucciso delle persone ma per aver cercato di escluderci dallo stato e nel 1974 per aver cercato la riunificazione con la Grecia. Certo le scuse rappresentano un passo importante anche se non so cosa verrà dopo. Durante la guerra noi abbiamo causato sofferenze a loro e loro a noi, quindi chiedere reciprocamente scusa è una cosa naturale. Ancora oggi vengono alla luce fosse comuni, purtroppo la realtà è questa, il nostro paese ha vissuto queste cose, ci stiamo dando da fare per evitare che queste cose si ripetano. Piuttosto che chiedere scusa adoperiamoci per risolvere la questione, in modo che non ci siano altre occasioni per dover chiedere scusa. Questo è quello che vogliamo.

Chiedere scusa non è cosa facile...

No, non è una cosa facile ma se sarà d’aiuto alla soluzione è una cosa positiva

Il vostro punto di riferimento per le trattative è il Piano Annan?

Certo, perchè secondo noi l’unico piano disponibile, frutto di un lungo lavoro, è il piano Annan, altri non ce ne sono.

In un intervista recente lei si è soffermato sulla differenza tra federazione e confederazione. Mi potrebbe spiegare a quale soluzione pensate?

Noi pensiamo alla federazione, la confederazione è la cooperazione tra due stati indipendenti. Nella federazione due stati creano uno stato comune e ciascuno stato mantiene alcune funzioni. Per questa ragione noi pensiamo a questa soluzione, uno stato in comune nel quale la sovranità sia condivisa, e ciascuno stato è sovrano per alcune funzioni che gli competono. Una sola sovranità gestita a livelli diversi dai due stati, questo per noi è il sistema della federazione. Si, il modello svizzero per quanto riguarda le questioni interne è un modello adatto. Dal punto di vista delle relazioni con l‘Unione Europea si è pensato al modello belga, ed anche nel piano Annan. Noi in linea generale abbiamo questo approccio.

Si parla con insistenza negli ultimi tempi della possibilità di aprire il valico situato nel centro di Nicosia, la porta Lokmaci...

E’ una questione simbolica, in parte avrà delle ricadute economiche ma per quanto mi riguarda penso che se ci dimostreremo onesti e decisi nella volontà di trovare una soluzione, la questione della porta perderà di importanza. Se aprite una porta permettete ad un certo numero di persone di passare da una parte all’altra. Se invece trovate una soluzione alla questione cipriota permettete all’isola di riunificarsi e di ricongiungersi anche al mondo esterno. Certo è un passo simbolico, può essere importante, ma la sua importanza rispetto al passato si è indebolita. All’epoca di Papadopoulos era molto più importante, si cercò di aprire la porta ma non ci si riuscì. Adesso prevedo ci si riuscirà.

Lei ha accolto con molto favore la dichiarazione di indipendenza del Kosovo...

Non c’è una relazione diretta tra l’indipendenza del Kosovo e la questione cipriota. Il Kosovo era da tempo una ferita aperta, una questione che attendeva una soluzione di fronte alla comunità internazionale. Alla fine il Kosovo ha proclamato l’indipendenza e molti paesi l’hanno riconosciuta. Questo ci ha dimostrato che in realtà sono gli stati, le persone, a fare il diritto internazionale, che possono succedere cose contrarie a questo diritto. Il Kosovo ha dimostrato la necessità di portare avanti politiche che siano in linea con quanto accade nel mondo, io la vedo così.

Se un paese mantiene relazioni efficaci con buona parte dei paesi del mondo, questo può portare anche a delle modifiche nel diritto internazionale. Questo ha dimostrato il Kosovo.

Facendo della fantapolitica, se i negoziati non dovessero portare i risultati sperati, potreste essere tentati dall’esempio del Kosovo?

Non credo sia il momento di parlare di queste cose. Perchè non bisogna minacciare nessuno, quindi adesso non è il momento. Se arriverà il giorno in cui si dovrà parlare di queste cose, allora se ne parlerà.

Come giudica le parole di Putin che ha accusato l’Unione Europea di ipocrisia nell’atteggiamento verso la Cipro turca?

Putin ha decisamente ragione. Le sue parole sono molto importanti nel mostrare come l’Europa utilizza due pesi e due misure. Cipro è ancora isolata, e ha detto anche sì ad una soluzione. E’ una cosa vergognosa ma è la realtà.

Nel passato recente lei ha parlato del rischio che si vada verso due stati separati ed ancor oggi si parla dell’opportunità attuale come “dell’ultima finestra” per risolvere la questione cipriota. E’ veramente così?

E’ giusto. La mia valutazione è questa: ormai è veramente l’ultima opportunità , se non si risolverà ora la questione, aumenterà la distanza tra le due comunità. Attualmente tra le due comunità c’è una distanza seria, una sfiducia, e crescerà, diventerà più difficile far incontrare le persone. Questo ho voluto segnalare, per questo abbiamo bisogno di una soluzione quanto prima anticipata.

Cresce il nazionalismo nelle due comunità?

Cresce, da dopo il referendum. Dopo l’apertura della frontiera ci si attendeva un miglioramento delle relazioni ed invece c’è stato un peggioramento. Lei sa quante persone passano attualmente il confine? Ogni giorno 6-7.000 turchi passano a sud e 600 greci passano al nord, solamente 600. 4-5.000 persone vanno per lavoro, gli altri per ragioni diverse, per fare acquisti, per fare una gita. I turchi passano molto più dei greci.

Come va l’economia della Cipro turca?

Dal punto di vista economico, rispetto al passato, la situazione è molto migliorata. Certo il 2007 è stato un pò difficile ma il 2005 e 2006 sono stati molto positivi. Speriamo

E l’embargo si sta alleggerendo?

L’embargo si è un pò allentato, sul piano psicologico però, perchè continuano a non esserci voli diretti, non possiamo vendere all’Europa i nostri agrumi o altri prodotti, perchè non accettano i nostri certificati sanitari. Si è indebolito dal punto di vista psicologico. Un tempo gli europei non volevano venire nella Cipro turca, non facevano investimenti, adesso li possono fare, vedono che i turchi-ciprioti non sono guerrafondai come credevano, anzi sono per la pace, sono europei. Questo è importante.

Qual è il contributo dell’Unione Europea allo sviluppo economico?

Ci sono dei fondi europei, 259 milioni di euro, ma i greco-ciprioti cercano di porre ostacoli ad ogni livello. Ad esempio hanno aperto sei cause al Consiglio d’Europa. Era così all’epoca di Papadopoulos, non sappiamo come si comporterà il nuovo governo.

I negoziati sono sotto l’ombrello delle Nazioni Unite...

Certo, l’Unione Europea ha solo un ruolo a livello tecnico.

Un quotidiano locale ha scritto che ormai “i turco-ciprioti ed i greco-ciprioti non vogliono più sentirsi parte della Grecia e della Turchia e vogliono avere diritto di parola”. Cosa ne pensa?

E’ vero, è così, i turco-ciprioti vogliono avere diritto di parola e del resto per questo si sono fatte le manifestazioni di massa del 2002-2003. Non so però in quale contesto era inserita quella frase, forse in un giornale dell’opposizione. Certo in linea generale i turco-ciprioti rivendicano il diritto di portare avanti la propria causa.