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Il pop rock degli Skroz
Osservatorio Balcani Guide per Area Bosnia Erzegovina Notizie
Data pubblicazione: 03.09.2008 09:50

Ex Zabranjeno Pušenje, Adnan Šaran e Nedžad Mulaomerović (Necko), oggi frontman e batterista degli Skroz, con il loro rock sono tra i protagonisti del vivace panorama musicale di Sarajevo
Di Francesca Rolandi, Monika Piekarz e Andrea (Paco) Mariani

Come è iniziata la vostra collaborazione? Dove vi siete conosciuti?

Necko: Ci siamo incontrati 12 anni fa, quando suonavamo in una band bosniaca molto famosa, gli Zabranjeno Pušenje. Facevamo una sorta di garage rock con delle influenze folk ed eravamo profondamente radicati nella scena di Sarajevo.

Adnan: Accadde a Zagabria. La band Zabranjeno Pušenje si divise in due tronconi durante la guerra, uno si trasferì a Belgrado, l'altro cercò rifugio a Zagabria. Io scappai da Sarajevo nel 1994 e incontrai il resto della band a Zagabria. Poi nel 1996 rientrammo a Sarajevo.

Sul vostro sito web si può leggere che nel 1996, quando è nato il gruppo Skroz, sulla scia dell'entusiasmo post-bellico, avete passato molto tempo insieme a suonare e ad arrangiare le canzoni. Allora eravate molto giovani, adesso avete ancora lo stesso entusiasmo?

Adnan: Decisamente. In caso contrario, non ci sarebbe ragione di continuare a fare musica, dal momento che è difficilissimo guadagnare con la musica che si fa e di conseguenza viverci. Qui come altrove.

Come definireste la musica che suonate?

Adnan: Pop art! No, scherzo, è pop rock.

Più rock o più pop?

Necko: Più rock.

Da dove provengono le vostre influenze musicali?

Adnan: Da ogni tipo di musica. Sia dall'estero che dalla scena locale. Anzi, direi che la maggior parte delle influenze proviene dalla scena locale. Una grande importanza ha rivestito per noi il rock jugoslavo: credo che negli anni '80, fino allo scoppio della guerra, in ex Jugoslavia abbiamo avuto la migliore scena rock d'Europa dopo quella britannica. C'erano gli Ekaterina Velika e i Disciplina Kičme di Belgrado, gli Azra e gli Haustor di Zagabria, i Bijelo Dugme e gli Zabranjeno Pušenje di Sarajevo, solo per citarne alcuni.

Come giudicate l'attuale scena musicale a Sarajevo?

Necko: Sta migliorando di anno in anno.

Adnan: Io credo che al momento abbiamo la migliore scena musicale della regione. Stanno accadendo molte cose e c'è una manciata di artisti che sta avendo un buon successo, come Laka, i Letu Štuke, i Sikter, i Dubioza Kolektiv e molti altri.

Esiste una collaborazione tra le diverse band?

Adnan: Certamente. Il produttore del nostro nuovo album è Enes Zlatar (Bure), frontman dei Sikter, e nello stesso album abbiamo numerosi ospiti, tra cui proprio Enes Zlatar, Dino Šaran dei Letu Štuke, Nedim Zlatar dei Basheskija ed altri ancora. Ci uniscono legami umani e artistici molto forti.

Gli anni '80 erano considerati la golden age della scena musicale – e culturale – sarajevese. Come si rapporta la Sarajevo odierna con questa eredità?

Adnan: Secondo me stiamo vivendo la golden age della scena musicale sarajevese, ancor più che gli anni '80. Quello che si sta muovendo oggi ha molto più valore di quanto accaduto allora, perché avviene nonostante una serie di difficoltà oggettive. Negli anni '80, invece, ogni genere di possibilità era a portata di mano.

Sotto quale etichetta esce il nuovo album “Regija”?

Adnan: “Hayat” in Bosnia e “Menart” in Croazia.

Necko: Non abbiamo ancora nessun contatto in Serbia. Il problema è che in ogni paese, in Serbia, Croazia, Bosnia, c'è bisogno di una differente etichetta.

Adnan: Per fortuna c'è internet, potremmo dire che internet è la nostra etichetta!! In generale, la situazione è molto difficile ovunque per chi fa musica non commerciale come noi. Qui, tuttavia, anche rispetto a Serbia e Croazia la situazione è aggravata da un'inesistente tutela dei diritti musicali, anche da parte di radio e televisioni.


La pirateria è uno dei problemi più grossi?

Necko: Certamente lo è, ma non so se il problema sia semplicemente quello o ci sia una causa più remota. Ad ogni modo, per noi, che sia colpa della pirateria o che sia colpa della politica non cambia niente, dal momento che in termini economici non riusciamo a cavare fuori quasi nulla dal nostro lavoro.

Adnan: Il nostro messaggio è: “Non diventerai mai ricco con l'arte!”.

Abitualmente dove si tengono i concerti degli Skroz?

Necko: In posti per così dire “alternativi”, specialmente a Sarajevo, raramente in grandi spazi per concerti. Di solito il pubblico non supera le mille persone. Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle date dei nostri concerti, la maggior parte di essi si tengono in Bosnia, ma ci capita anche di suonare in giro per tutta la regione.

Da una punto di vista musicale come vi sembrano le relazioni tra le varie repubbliche della ex Jugoslavia?

Necko: Dipende tutto dal tipo di musica che si suona. Se si fa folk o turbofolk, allora tutte le porte di comunicazione sono aperte. Per quanto riguarda la musica che facciamo noi, invece, può essere difficile farci ascoltare in Croazia o in Serbia; questo soprattutto perché non siamo supportati dai media locali.

Avete pubblicato il primo album “Skroz” nel 2000, il secondo “Savršeni organizam”nel 2004, il terzo “Regija” nel 2008. Uno ogni quattro anni. Quali sono le maggiori differenze tra questi album?

Necko: Secondo me le differenze principali sono dovute al periodo in cui i diversi album sono stati registrati. Il primo è 8 anni più vecchio dell'ultimo e, ovviamente, al tempo le sonorità erano diverse. Nel 2000 registrammo il primo album utilizzando solo i nostri strumenti, dopodiché abbiamo iniziato a usare il computer e dei samples, cosicché l'ultimo album ha un aspetto di produzione del suono più moderno.

Il vostro ultimo singolo porta il titolo “Mrav i cvrčak” (La formica e la cicala). Chi è la formica e chi è la cicala?

Adnan: È la stessa vecchia storia! La formica lavora tutto il giorno mentre la cicala canta, ma quest'ultima, con l'arrivo dell'inverno, si trova senza un rifugio dove scaldarsi, senza cibo. La morale è: bisogna lavorare per non trovarsi durante l'inverno a mani vuote e senza una casa.
Detto questo, mi sembra chiara l'attribuzione dei ruoli: noi siamo le cicale!