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Un mondo che non Sonja più

24.09.2008    Da Mostar, scrive Dario Terzić

Sonja Savic
Sonja Savić, una delle più famose attrici serbe della ex Jugoslavia, è morta ieri nel suo appartamento. L’amicizia e il ricordo nel commento del nostro corrispondente Dario Terzić
Il 24 settembre, mattina presto, prima delle otto. Mi arriva sms da un’amica “pare sia morta Sonja Savić” .Vado verso l’ufficio per aprire internet. Incredulo. No, non è possibile. Il 15 settembre era il suo compleanno. Ci sentiamo tutti gli anni. Ma questa volta preso dai traslochi e altre stupidaggini non sono riuscito a farle gli auguri. Sembra una storia patetica: se lo avessi saputo… io avrei… Ma è tardi. Quella voce non la sentirò mai più, anche se questa mattina ho frugato un po’ sul web cercando i suoi filmati.

È morta Sonja Savić. Lo dicono i giornali. Parlano della famosa attrice serba, jugoslava. Una che aveva un gran talento. Ma, purtroppo, in un certo senso, era già dimenticata. Negli ultimi anni aveva fatto poco. Si era ritirata. A fare cose diverse, underground. Dieci anni fa aveva fatto un interessante spettacolo “Aspettando Godot”. Poi due film in Slovenia. Ma in Serbia, da anni, era ai margini.

Sonja non ce la faceva a recitare i ruoli che erano imposti nella ex Jugoslavia a partire dal 1991. Non è mai riuscita ad adattarsi. Fu la prima, nel 1992, in un programma televisivo serbo a dire francamente al popolo serbo: “Siete stati voi a distruggere Mostar”. Ha combattuto con tutta la sua forza contro il potere di Milošević, ma anche contro i falsi movimenti democratici dove le colpe erano sempre generalizzate e i colpevoli mai chiamati con il loro vero nome. Mi ricordo molto bene la sua amarezza il giorno dei primi bombardamenti Nato su Belgrado. “Cretini, vanno in centro a cantare, protestare, ma nessuno ricorda Mostar, Sarajevo. Questi di Milošević hanno sospeso tutte le linee telefoniche, ma la mia è rimasta attiva. Così possono intercettarmi”.

Sonja Savić è nata il 15 settembre del 1961. Ancora da adolescente ha iniziato a recitare nei suoi primi film. Agli inizi della carriera vince il premio del più grande festival del film jugoslavo, a Pola, per “Šećerna vodica” (Acqua zuccherata). Ma lei a Pola non c’è. È sulle isole croate con gli amici. Vince anche il premio speciale a Venezia per il film “Život je lep” (La vita è bella) di Bora Drašković. Collabora con i più famosi registi jugoslavi: Slobodan Šijan, Goran Marković e tanti altri. Poi, accanto a lei si trovano attori famosi. Con Rade Šerbedžija nel suddetto “Život je lep” e in “Una”, con Brad Pitt nel film “The dark side on the sun”…

Un’intera generazione degli anni Ottanta è cresciuta con i film di Sonja Savić: “Kako je propao rokenrol” (Come è finito il rock n’ roll), “Mi nismo Anđeli” (Non siamo angeli) e altri.

Rimangono i film… ma soprattutto le sue testimonianze. Ha sempre fatto tutto a modo suo. Tutti si aspettavano che un giorno sarebbe diventata una di quelle famosissime attrici del mainstream. Ma lei era diversa. Aveva i suoi miti. Greta Garbo, Marlene Dietrich…Mi diceva una volta che a loro due voleva “rubare i profumi”.

Sonja Savić è stata una grande attrice, una grande donna. Sola. Abbandonata. Troverete su internet tantissime sue foto e noterete il suo sorriso. E come rideva….Un suono indimenticabile. Ma era triste. Non è stata capita. O lei non lo voleva. Non era pronta a scendere a compromessi. Faceva le cose perché voleva farle. Anche durante gli anni Ottanta, quando girava tantissimi film, guadagnava poco. I soldi non le importavano.

Era forte Sonja Savić, e troppo debole per un mondo fatto di bugie, piccoli interessi e inganni… Lei non sapeva tacere. Non sapeva chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie, ai complotti. Non è mai riuscita a far finta di non vedere cosa succedeva nei Balcani… E soprattutto a Belgrado, la città dove è vissuta.

“Dove è finita la mia generazione? La classe 1961. Tutti traditori… tutti finiti nel materialismo...dove è finita la categoria immaginazione?”, mi scrisse una volta. Le sue lettere erano preziosissime. Anche durante la guerra, tramite l’attore Dragan Marinković riuscì a scrivermi e a consolarmi. Io, che vivevo in una Mostar completamente distrutta.

Ma dove è finita la sua generazione, si chiedono oggi tutti i giornali locali. Milan, Magi, Bojan, tutti i membri della famosissima band EKV sono morti anni fa, Čavke del gruppo Električni orgazam e altri… Erano gli amici… un gruppo, una generazione che non c’è più. Gente che sapeva pensare con la propria testa. Erano un bel pezzo della storia belgradese e jugoslava. Una subcultura a parte. E non ci sono più.

È morta Sonja. E’ morta "Una". Ed è rimasta una Belgrado diversa. È rimasto un paese, no, meglio, sono rimasti tanti paesi. E rimane un mondo fatto così. Un mondo dove nessuno sogna più.
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