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Nemmeno di un millimetro
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Data pubblicazione: 11.09.2009 09:58

(Luca Zappa/Flickr)
La Slovenia non cede, il rigassificatore a Trieste non si deve fare. Secondo le autorità slovene sarebbero troppo alti i rischi di impatto ambientale. Sempre più lontana una soluzione politica del problema, salta un vertice tra Roma e Lubiana previsto in questi giorni
Per la Slovenia la costruzione di un rigassificatore alla periferia di Trieste resta inaccettabile. Lubiana non cede di un millimetro di fronte all’Italia ed è pronta ad affrontare l’ennesimo litigio con uno stato vicino. Il governo ha constatato che non si è tenuto conto delle richieste slovene in materia di tutela ambientale. Ora gli sloveni vorrebbero dirimere il contenzioso con colloqui bilaterali; dicendosi, comunque, pronti a ricorrere alla Corte di giustizia Ue.

L’azione di Lubiana ha seguito i soliti schemi: prima le proteste dei cittadini, poi l’analisi degli esperti, quindi la presa di posizione del governo ed infine quella del comitato parlamentare competente in materia. Roma, stizzita, ha dato ad intendere che parte delle migliorie chieste dagli sloveni sono state apportate, ma Lubiana ha fatto chiaramente capire che l’unica possibilità per ottenere luce verde è quella di seguirle tutte scrupolosamente. In ogni modo gli sloveni si sono messi a discutere di norme e dati. A questo punto la possibilità di accomodare la vicenda con un accordo politico appare improbabile.

Della questione si sarebbe dovuto parlare mercoledì, durante il vertice italo-sloveno programmato a Lubiana, ma l’Italia l’ha cancellato. Il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva altri impegni. Doveva discutere con il premier Silvio Berlusconi di una direttiva europea sulle emissioni di Co2. Da più parti il gesto è stato letto come uno schiaffo alla Slovenia. L’irritazione per l’intransigenza di Lubiana del resto è palpabile.

Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, nelle scorse settimane non ha certo usato giri di parole quando ha detto che lo sviluppo della sua città “non può essere condizionato da un paese che ha 1.800.000 abitanti”. In quell’occasione il primo cittadino ha giocato al ribasso sul numero dei residenti in Slovenia. Parole dure anche da parte di un altro esponente storico del centrodestra triestino. Di fronte alle accuse che la valutazione d’impatto ambientale era stata ottenuta presentando dati falsi il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, ha puntualizzato che l’Italia è un paese serio che non ha nulla da imparare da uno stato che proviene dall’ex blocco socialista.

Simili affermazioni ovviamente non mancano di suscitare apprezzamento tra gli elettori triestini dei due politici, ma sono ampiamente amplificate in Slovenia dove servono a mettere in rilievo il clima di discredito che secondo i media sloveni regnerebbe in Italia nei confronti di Lubiana. A conferma di ciò anche la notizia della comparsa su Facebook di un gruppo col nome “4 sciavi in padella” ha infervorato la ormai animata discussione. L’appellativo s’ciavo in veneto significa schiavo e viene comunemente usato come aggettivo dispregiativo riferito in generale ai popoli slavi e nello specifico agli sloveni. La ricetta per friggere gli sloveni è stata riportata dai giornali e ha suscitato indignazione nell’opinione pubblica slovena, tanto più che dietro alla “bravata” ci sarebbero alcuni adolescenti triestini , che in seguito ad una denuncia dovranno ora probabilmente riferire in tribunale della loro “ironia” da confine.

In ogni modo sia i triestini sia gli sloveni hanno fatto diventare quella del rigassificatore una questione su cui si giocano gli interessi nazionali. A Lubiana è stato dato ampio rilievo alle valutazioni degli ecologisti di Alpe Adria Green, secondo cui l’azienda spagnola, che vorrebbe costruire il terminal, avrebbe fornito dati sbagliati nella documentazione per ottenere la valutazione d’impatto ambientale.

Lubiana ha subito manifestato l’intenzione di chiedere all’Italia minuziosamente conto delle accuse mosse e si è detta preoccupata visto che dalla documentazione fornita non risulterebbe esserci il tracciato del gasdotto che collegherebbe l’impianto al resto della rete, mentre non pare nemmeno del tutto abbandonata l’idea di realizzare un altro rigassificatore off shore in mezzo al golfo di Trieste.

Le forze politiche slovene, i giornali e di conseguenza anche l’opinione pubblica sono tutte compatte nel no a qualsiasi tipo di impianto di rigassificazione a ridosso del confine italo-sloveno. All’unisono esprimono un’altissima coscienza ecologista. Si preoccupano per il futuro della pesca nel golfo di Trieste, per l’abbassamento della temperatura delle acque, per l’inquinamento del golfo provocato dal rigassificatore, per il traffico delle navi che solleverebbe gli elementi inquinanti depositati sul fondale marino e per un possibile attacco terroristico. Ampio rilievo viene dato ad un eventuale effetto domino, visto che in zona esisterebbero altri impianti considerati pericolosi.

La Slovenia del resto ama presentarsi sulle cartoline e nei depliant turistici con i suoi paesaggi idilliaci ed incontaminati. Opporsi, quindi, alla costruzione di un impianto di rigassificazione a ridosso dei propri confini sembra naturale visto che nel paese all’apparenza regna un’altissima coscienza ecologista In realtà non è così, visto che la tutela dell’ambiente non appare una delle priorità né del governo né dei politici sloveni.

Il ministro dell’Ambiente Karel Erjavec, ad esempio, ha annunciato, qualche settimana fa, senza scomporsi, che il paese supererà le quote di emissioni di gas previste dal protocollo di Kyoto. Lubiana così pagherà nei prossimi quattro anni 80 milioni di dollari. Il principale accusato sarebbe il comparto trasporti e nello specifico i camion in transito sulle strade slovene, sottolineando così ancora una volta la colpevolezza degli stranieri che nel caso specifico fanno passare le loro merci per la Slovenia.

Nella città di Lubiana i valori massimi di polveri sottili sono stati superati per 66 giorni rispetto ai 50 consentiti. Di fronte a questo dato non ci si è preoccupati troppo e nessun blocco del traffico è stato organizzato nella capitale. Del resto privare i cittadini della propria auto per recarsi al lavoro sarebbe una mossa troppo rischiosa per l’amministrazione cittadina. I politici, poi, non sembrano molto sensibili di fronte alla proteste degli ecologisti e degli abitanti di Trbovlje contro un inceneritore che dovrebbe trattare oltre 30.000 tonnellate l’anno di pneumatici, plastica ed oli vari.

Nessuna seria mobilitazione c’è tata nemmeno a Capodistria, quando, a ridosso del porto, è stata scoperta una mega discarica. S’è fatto sentire qualche maggiorente locale, zittito dopo poco dal ministro dell’Ambiente che ha rassicurato che secondo i monitoraggi non ci sarebbero rifiuti radioattivi.