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Il biker e la religione
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Data pubblicazione: 01.10.2009 09:47

Biker Nirvana (Flickr/Suyash)
Ateo, fondatore del club di biker dei Satan’s Brothers, promotore di una legge sulle comunità religiose che aveva fatto andare su tutte le furie la Chiesa cattolica. Queste alcune delle “credenziali” del nuovo capo dell’ufficio governativo per le comunità religiose, Aleš Gulič
Aleš Gulič è uno degli uomini di punta della democrazia liberale, uno dei pochi che non avesse abbandonato un partito che si stava sfaldando, prima di venir preso in mano da Katarina Kresal.

Lui, che era entrato in parlamento per la prima volta nella scorsa legislatura, si era subito fatto notare per il suo look anticonvenzionale. Barba e capelli lunghi, giubbotto di pelle e t-shirt vistose. Tra quelle esibite pubblicamente non manca nemmeno quella dei Satan’s Brothers, tanto che la foto è immancabilmente saltata fuori in occasione della sua nomina alla direzione dell’ufficio governativo.

Alle ultime elezioni non ce l’aveva fatta a ritornare in parlamento. Aveva pagato il cattivo risultato del suo partito. Durante la campagna elettorale aveva cercato di dargli una mano anche quello che ancor oggi è il leader carismatico del centrosinistra sloveno. L’ex presidente della repubblica Milan Kučan era andato a Trbovlje per dire agli elettori che avrebbe visto di buon occhio Gulič ancora una volta alla camera. Il suo appoggio però non gli è servito.

A quel punto Gulič aveva un anno di tempo per trovare un lavoro e deve aver pensato bene che quella del funzionario governativo poteva essere una buona strada. Così aveva presentato regolare domanda sia per un incarico al ministero della Cultura, sia per quello che alla fine gli è stato assegnato.

Il segretario generale del governo Milan Cvikel, nell’annunciare la sua nomina, aveva detto di averlo proposto perché si tratta di un uomo “molto tollerante”. Le principali comunità religiose, però, avevano chiesto all’esecutivo di riconfermare alla guida dell’ufficio il vecchio direttore, Drago Čepar. Per lui si sarebbe trattato del terzo incarico consecutivo. Lo stesso premier, Borut Pahor, aveva domandato a Čepar di restare e lui aveva accettato di buon grado. Poi, però, è saltato fuori un rapporto secondo cui nell’ufficio ci sarebbero state irregolarità che potrebbero avere “anche risvolti penali”.

Di cosa si trattava? Il governo precedente aveva assegnato alla Chiesa serbo-ortodossa un contributo di 500.000 euro e Čepar non aveva fatto altro che versare la somma. Secondo i revisori, invece, ci sarebbe dovuto essere un bando di concorso. L’inghippo è bastato per togliere Čepar di mezzo.

Aleš Gulič
Gulič, appena nominato, ha pensato bene di versare subito benzina sul fuoco precisando che la legislazione attuale “dà la sensazione” di favorire sostanzialmente le comunità religiose più grandi rispetto a quelle più piccole. Gulič nello scorso mandato, aveva presentato ben due proposte di legge in materia, che a suo dire avrebbero dovuto riequilibrare il tutto. Entrambe erano state bocciate dall’allora maggioranza di centrodestra. Secondo la Chiesa cattolica però, avrebbero reso impossibile la collaborazione tra Stato e comunità religiose. Le sue leggi erano state criticate persino dal suo predecessore, Drago Čepar, che del resto qualcuno accusa di essere stato troppo accondiscendente con le comunità religiose principali.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Da Roma il cardinale sloveno, Franc Rode, ha subito definito la nomina una provocazione che nemmeno il Partito comunista avrebbe osato fare. Proprio in quei giorni il premier Borut Pahor avrebbe dovuto incontrare papa Benedetto XVI. L’incontro è saltato all’ultimo momento e il capo del governo sloveno s’è dovuto accontentare di parlare con il segretario di Stato Tarcisio Bertone e con il cardinale Rode. I due devono avergli dato una bella lavata di capo.

Tornato in patria ha subito tenuto a precisare che non è stata presa la decisione di riconfermare Čepar forse perché lui “aveva capito male o a causa di un inganno del segretario [generale del governo] Cvikel. A quel punto Pahor aveva recitato il suo “mea culpa” e pareva che la sedia del segretario generale Cvikel fosse molto traballante. Quest'ultimo però si è aggrappato al rapporto che parlava delle irregolarità riscontrate nell’ufficio governativo per le comunità religiose ed alla fine è rimasto al suo posto. Va detto comunque che i candidati in lizza erano sei, che la scelta non era limitata soltanto a Gulič e Čepar e che forse ce n’era qualcuno anche più competente di loro.

Tutta la vicenda ha dell’incredibile. Il governo sloveno ovviamente aveva tutto il diritto di nominare Gulič a quell’incarico, ma avrebbe dovuto anche valutarne le conseguenze. Certamente non serviva essere dei fini analisti per capire che un simile gesto avrebbe provocato stizzite reazioni. Se l’intento era quello di arrivare ad una ridefinizione dei rapporti con le comunità religiose ed in particolare con la Chiesa cattolica la mossa è assolutamente azzeccata. Dalla reazione confusa di Pahor però non sembra sia così. In questo caso non si capisce come nell’esecutivo non vi abbiano pensato prima.

Come se ciò non bastasse, proprio nel bel mezzo della polemica, il ministro per il Lavoro Ivan Svetlik ha presentato i contenuti del nuovo Diritto di famiglia. Il documento, che ora sta andando in dibattito, equipara le unioni omosessuali a quelle eterosessuali e consente agli omosessuali anche l’adozione di figli. Le modifiche erano state promesse alla comunità omosessuale dal ministro degli Interni, Karatina Kresal, dopo gli incidenti del gay pride a Lubiana. Per presentarle non si poteva scegliere un momento peggiore. Ora chi vorrà dimostrare che nel paese è in pieno corso una vera e propria guerra culturale tra “liberali” e “conservatori” avrà gioco abbastanza facile.