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mercoledì 07 settembre 2022 17:29

 

Zlokuce, il villaggio che non c’è più

23.10.2002   

In seguito ad una frana avvenuta nell’estate del 2001 è stato evacuato un intero villaggio. Sul rientro degli abitanti l'ombra di nuovi smottamenti e dell’uranio impoverito.
Un'immagine da un telegiornale riguardante la frana di Zlokuce
Nel luglio dello scorso anno, in seguito a forti piogge, si era staccata nei pressi dei villaggi di Zlokuce e Vukanovci, ad una ventina di chilometri da Kakanj, Bosnia centrale, una grande frana. “Si è aperta una spaccatura del terreno profonda 10/15 metri e lunga poco più di 1 chilometro. Al momento del mio arrivo c'erano già la Protezione civile e alcune unità dell'Esercito bosniaco, unità dello SFOR italiano e dello SFOR tedesco, chi impegnato a far sfollare le famiglie dalle case, chi a cercare di portar via il fango e far defluire l'acqua dalle enormi pozze che si erano formate vicino ai villaggi" ci aveva riferito in quell’occasione Livio Vicini, responsabile dell'ufficio locale del Comitato di Bergamo, che ha operato a Kakanj dal 1994 sino alla fine del 2000.
L’area era stata totalmente evacuata e le famiglie fuggite dai due villaggi avevano trovato riparo presso parenti ed amici, in prevalenza a Kakanj. Ora la loro situazione, nonostante sia passato più di un anno dalla terribile frana, non è molto cambiata. A Zlokuce le case sembrano oramai fantasmi e nessuno vi ha più fatto ritorno se non qualche mese in estate, per coltivare i campi.
All’indomani della catastrofe le autorità di Kakanj avevano promesso immediato sostegno agli sfollati. In particolare si era parlato della costruzione di un nuovo quartiere nella località di Bare, a pochi chilometri dal centro di Kakanj. Ora gli abitanti di Zlokuce denunciano che seppur la costruzione di questo nuovo quartiere sia iniziata non sia ancora finita. “Ed è difficile vivere in queste condizioni a Kakanj” denuncia Said Helija, uno dei pochi rientrati a vivere a Zlokuce, “se non si è ospitati da parenti od amici si è costretti a pagare affitti non inferiori agli 80 € e non abbiamo più neppure la nostra terra da coltivare”. Said denuncia che è dal maggio scorso che la costruzione a Bare si è bloccata per carenza di fondi. Non sarebbero venuti meno, rispetto alle promesse fatte sull'onda emotiva dell'emergenza, solo i rappresentanti municipali ma anche alcune aziende cittadine che avevano promesso avrebbero sostenuto in qualche modo i loro dipendenti originari di quell’area.

“In realtà le 60 case sono quasi terminate, almeno per quanto riguarda il grosso della struttura”, ci dice Asim Kico, collaboratore per anni del Comitato di Bergamo, “ritengo che tra un mese le famiglie saranno in grado di entrare nelle nuove case. Per ora si sono arrangiate in qualche modo, chi alloggiando presso amici, chi presso parenti; qualcuno è stato in grado di pagarsi un affitto”.

Altra ombra preoccupante che s’allunga su Zlokuce quella di un possibile inquinamento da uranio impoverito. Un filmato, trasmesso nella primavera scorsa dalla trasmissione di Raitre Primo Piano e risalente all’agosto del 1996, mostrava una ventina di soldati italiani dello SFOR che scavavano un’enorme fossa tra il villaggio di Vukanovici e quello di Zlokuce nella quale sotterravano munizioni inesplose all’uranio impoverito e le facevano poi brillare. Sempre secondo la trasmissione sopracitata, ben sette di questi soldati si sarebbero ammalati di cancro e due avrebbero procreato bambini affetti da forti malformazioni.

La decisione di trasferire l’intera popolazione dell’area in seguito alla frana nella periferia di Kakanje potrebbe essere legata non solo al pericolo dovuto alla frana stessa o a futuri smottamenti ma anche ad un rischio di contaminazione da uranio impoverito. “Non mi risulta vi siano state azioni di quel tipo dello SFOR nei dintorni di Kakanj” - ha dichiarato sempre Asim Kico - “ed anzi penso che molti abitanti di Zlokuce, in particolare quelli più giovani, preferiscano questa soluzione al ritorno a Zlokuce dove le prospettive, a partire da quelle occupazionali, sono inferiori rispetto a quelle di Kakanj”.

Continueremo a seguire la vicenda con attenzione anche in futuro.
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