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Diritti umani in BiH versione post 11 Settembre

22.01.2003   

Presentato dal Comitato Helsinki per i diritti umani della Bosnia Erzegovina il rapporto 2002
Il logo del Comitato Helsinki BiH
Il processo di relativizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali è iniziato un anno fa, a seguito della campagna globale anti terrorismo organizzata dopo i terribili attacchi contro Manhattan e il Pentagono. La limitazione dei diritti umani, delle libertà e delle istituzioni democratiche, in modo particolare negli USA ma anche nei Paesi occidentali in generale, all’insegna dello slogan della lotta al terrorismo in quanto minaccia planetaria, hanno introdotto cambiamenti […] in tutto il mondo in relazione ai diritti umani […] Il clima internazionale post 11 settembre, che invece di incoraggiare un pieno impegno nei confronti della protezione dei diritti umani porta alla loro relativizzazione e al deterioramento della loro protezione, […] produce un contesto negativo per la posizione dei diritti umani e delle libertà in BiH. Il Comitato Helsinki di Sarajevo rende pubblica la propria relazione annuale sullo stato dei diritti umani in Bosnia Erzegovina. La situazione è grave – si legge nel lungo documento, che collega le “politiche sempre più rilassate nei confronti della protezione dei diritti dell’uomo cui abbiamo assistito dopo l’undici settembre negli Stati Uniti e in generale nel mondo occidentale” al deterioramento della situazione bosniaca. La pressione dei nazionalisti e dei criminali – afferma il Comitato - sui gruppi più vulnerabili, in particolare nei confronti dei gruppi di ritornanti appartenenti alle minoranze, è aumentata, nella tolleranza delle autorità locali che hanno così confermato la loro partecipazione al mantenimento delle divisioni etniche in BiH e delle tensioni tra le comunità etniche e religiose. Il documento passa poi in rassegna una lunga serie di violazioni. Quest’anno, accanto a quelle commesse dai gruppi nazi-fascisti (Cetnici e Ustascia), o dai gruppi radicali islamici, il Comitato Helsinki, che l’anno scorso era stato sottoposto a durissimi attacchi per la propria denuncia nei confronti della deportazione illegale a Guantanamo del cosiddetto “gruppo dei 6 algerini”, elenca anche le violazioni effettuate dalla comunità internazionale in Bosnia Erzegovina.
Nel campo dei diritti umani in Bosnia ed Erzegovina nel 2002 non è stato fatto nessun passo avanti – è questa la conclusione del rapporto. Nello stesso tempo, si afferma, è aumentata la pressione dei nazionalisti con l’aiuto dei partiti nazionali, mentre le comunità religiose si sono presentate come un elemento politico piuttosto che religioso.
Se diamo un’occhiata all’insieme della relazione possiamo registrare alcune decisioni positive e l’entrata in vigore di nuove leggi riguardanti lo status dei diritti umani. Ad esempio, i cambiamenti introdotti nella Costituzione bosniaca, soprattutto quello relativo alla cosiddetta costitutività di tutti e tre i popoli sull’intero territorio nazionale. Il problema, viene sottolineato, è tuttavia che questi cambiamenti non sono il risultato di una maturazione politica, ma della pressione esercitata dalla comunità internazionale. Anche quest’anno infatti è stato l’Ufficio dell’Alto Rappresentante (OHR) ad imporre le decisioni e le leggi più importanti.
Nel frattempo i diritti umani sono sempre più violati. Secondo il Comitato Helsinki (CH) alcuni tentativi di stabilire nuovi meccanismi per la protezione dei diritti umani non sono andati a buon fine, come quello di istituire una Corte Penale Internazionale. Gli Stati Uniti d’America sono contrari a questo progetto perché in questo modo i cittadini americani perderebbero l’immunità nei casi in cui sono sospettati di aver commesso delle violazioni.
La situazione in Bosnia, d’altro canto, è molto peggiorata dopo l’undici settembre – rileva il rapporto. Sono ancora al centro dell’attenzione i casi del cosiddetto gruppo algerino e di altri cittadini naturalizzati bosniaci che sono stati deportati a Guantanamo oppure espulsi dalla Bosnia ed Erzegovina. Il CH della Bosnia ed Erzegovina è stata la prima organizzazione a reagire in questi casi affermando che il gruppo algerino è stato deportato in modo illegale e che doveva prima essere processato in Bosnia. Ma questa reazione del CH ha determinato molte pressioni da parte del governo e della comunità internazionale, che hanno finito per provocare una scissione all’interno dello stesso Comitato. Da quel momento infatti il Comitato opera senza presidenza perchè l’allora presidente Srdjan Dizdarevic, si è dimesso.
Alcuni eventi bosniaci poi hanno fatto dimettere i governi degli altri. Ci riferiamo a quello olandese, dimessosi dopo la pubblicazione del rapporto sulla responsabilità dei soldati olandesi nel massacro dei Musulmani di Srebrenica nel luglio 1995.
Una situazione particolare è sempre quella relativa ai ritorni. C’è chi pensa che il ritorno dei profughi non sia una cosa molto importante. Ad esempio, lord Paddy Ashdown, il nuovo Alto Rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, che ha dichiarato che per lui i diritti umani non sono una priorità. E poi, ha affermato Ashdown, la Bosnia ed Erzegovina si è inventata un nuovo diritto, quello al ritorno. Caro lord, forse hai dimenticato, o non hai mai saputo, che il diritto al ritorno è garantito proprio dagli Accordi di Dayton, la implementazione dei quali dovrebbe essere proprio il compito principale dell’Alto Rappresentante?
I ritorni, nel frattempo, sono ancora lenti. A parte tutte le singole storie su alcuni ritorni effettuati con successo, restano le cifre. Prima della guerra in Republika Srpska c’erano circa 220.000 Croati, oggi sono meno di 10.000. Così a Sarajevo, dove il numero di 160.000 Serbi che vi risiedevano prima della guerra è sceso ad una cifra tra i 25 e i 30mila.
I ritornati vivono ancora in condizioni molto difficili - le case non sono sempre ricostruite, il lavoro non c’è. In più è tornata la paura, soprattutto dopo l’ultimo Natale. Per la vigila del Natale cattolico il musulmano Muamer Topalovic di Konjic ha ucciso tre membri della famiglia croata (cattolica) Andjelic nel villaggio di Kostajnica, 70 chilometri a nord di Mostar. Il motivo di questo massacro era uno solo, l’odio religioso.
Nel corso di tutto l’anno sono stati poi registrati molti incidenti a sfondo nazionale - scontri tra i tifosi (Serbi contro Croati, Croati contro Musulmani e così via) e moltissimi casi di esplosioni - autobombe, bombe sulle casa dei ritornati, attacchi contro le chiese, contro le moschee…
Un caso a sè è il comportamento della comunità internazionale. Mentre lord Ashdown dichiara che il diritto al ritorno è un diritto inventato, le unità della SFOR continuano a turbare i cittadini entrando nelle case per cercare armi e munizioni. La stessa SFOR tiene per giorni rinchiuso in una base il cittadino Sakib Fiuljanin, sostenendo che si tratta di un collaboratore di Al Qaeda. Fiuljanin non ha avuto nè un avviso di garanzia né una incriminazione, anche se sono passati quasi due mesi dalla sua cattura.
In un suo commento al Rapporto del CH, l’ex presidente e attuale membro del direttivo Srdjan Dizdarevic conferma che in Bosnia Erzegovina oggi regna la violenza. Per molte mancanze nel settore dei diritti umani Dizdarevic accusa il governo della Alleanza, (Oslobodjenje, 18.01.2002). Secondo lui, il maggior responsabile per la estradizione del gruppo algerino è stato il ministro dei profughi, Kresimir Zubak. Dizdarevic è preoccupato anche per la ultima vittoria dei nazionalisti alle elezioni dell’ottobre scorso: “A Prijedor, dal 1999 al 5 ottobre 2002 ci sono state solo due aggressioni contro i Musulmani ritornati, mentre dal 5 ottobre al primo gennaio 2003 ce ne sono state venti. In un modo o nell’altro, sostiene, la vittoria dei partiti nazionali ha incoraggiato i nazionalisti. Srdjan Dizdarevic racconta anche di altri tipi di discriminazione, come di quella dal cantone Unsko-Sanski, dove i figli dei Musulmani (e altri) che durante la guerra non stavano dalla parte di Izetbegovic e dell’Armija BH sono estremamente discriminati in modo anche ufficiale. Questi ragazzi adesso devono pagare per gli “errori” dei genitori, e sono rimasti senza benefici come i biglietti dell’autobus gratuiti, la merenda a scuola, gli sconti quando comprano i libri di testo e così via. Una discriminazione contro i ragazzi che porta altri traumi ed antagonismi.
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