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mercoledì 07 settembre 2022 17:28

 

120.000 posti di lavoro a rischio in BiH

29.01.2003   

Gli intellettuali di Krug 99 prevedono una stagione di proteste sociali nel Paese, legata alla diminuzione degli aiuti internazionali e al processo di privatizzazione in corso.
Sarajevo
SARAJEVO – Il circolo di intellettuali bosniaci “Krug 99” ha sottolineato nel corso del recente incontro denominato 'Bomba sociale in BiH', tenutosi a Sarajevo a metà gennaio, che circa 420.000 persone in entrambe le Entità del Paese sono disoccupate, e che ulteriori 120.000 persone perderanno il proprio lavoro durante il processo di privatizzazione.
Secondo il prof. Salih Foco, questa situazione condurrà a dure proteste nel mondo del lavoro e nella società, cui si uniranno i pensionati e molti di coloro che ricevono aiuti di tipo sociale. In questo momento due terzi della popolazione vivono alla soglia della povertà e spendono un dollaro al giorno. Il numero delle persone che vivono dell'assistenza sociale sarebbe maggiore di quello dei lavoratori.
I rappresentanti sindacali hanno affermato che un modello negativo di privatizzazione ha contribuito a questa situazione. “Grazie principalmente ai lavoratori, numerose ditte hanno iniziato a produrre con successo dopo la guerra, ma a causa di una cattiva direzione, molte di queste sono state rovinate. Penso che in molti casi i managers abbiano rovinato intenzionalmente le ditte per poi venderle sottocosto” – ha sottolineato Edhem Biber, presidente della Unione dei Sindacati Bosniaci. Altri sindacalisti intervenuti hanno affermato che molti lavoratori sono al limite della sopravvivenza, non hanno una assistenza sanitaria e non ricevono la paga da diversi mesi.
“La Unione dei Metalmeccanici si porrà alla testa delle proteste dei lavoratori, perché scioperi parziali non risolvono nulla. Così sciopereranno tutti” – ha dichiarato Ismet Bajramovic, presidente della Unione dei Metalmeccanici.
Alcuni tra i partecipanti hanno affermato che l’avvio della produzione e gli investimenti nell’agricoltura possono rappresentare la sola via di uscita dalla crisi. Secondo il prof. Nikola Grabovac invece, il ripristino dell’economia, anche nelle condizioni migliori, non sarà possibile almeno per i prossimi 8 anni: “Non si possono spendere soldi nell’agricoltura perché le finanze raccolte attraverso le privatizzazioni sono dirette al pagamento del debito internazionale, e non agli investimenti per la produzione agricola.” Il culmine delle proteste sociali può essere atteso nel corso di quest’anno e del prossimo, per la combinata diminuzione delle donazioni internazionali e l'introduzione della legge sulla bancarotta, a causa della quale molti lavoratori verosimilmente sono destinati a perdere il proprio impiego. (Nezavisne novine 13.01.2003)
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