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Tirana: cura dello spirito o dei polmoni?

26.02.2003   

E’ polemica a Tirana sulla costruzione di edifici religiosi in sostituzione delle poche aree verdi rimaste.
In centro a Tirana
Un gruppo di associazioni ambientaliste di Tirana, secondo un articolo apparso su Koha Jone il 18 febbraio, ha chiesto al governo albanese la revoca della decisione di destinare due parchi nel centro della capitale alla costruzione di una moschea e di una chiesa ortodossa. La petizione, presentata da quindici diverse associazioni, denuncia come “illecita” e “dannosa” per i cittadini di Tirana questa decisione del governo.
Gli spazi verdi in questione, fino ad oggi utilizzati come parchi pubblici, sono stati donati alle due comunità religiose più importanti del paese secondo una legge volta a restituire ai legittimi proprietari le proprietà confiscate durante il regime comunista. Besnik Baraj, vice ministro dell’ambiente, si è schierato con gli ambientalisti dichiarando all’Ossevatorio sui Balcani che la decisione del governo riduce notevolmente il numero di spazi verdi destinati al gioco dei bambini e al riposo degli anziani. La municipalità di Tirana ha aumentato ultimamente gli spazi destinati ad aree verdi pubbliche ma queste iniziative, se pur accolte con entusiasmo dalla cittadinanza, sono ancora molto limitate se paragonate a quelle messe in atto da altri stati europei.
Tirana, prima del 1990, contava 13 metri quadrati di area verde per abitante, mentre oggi tale superficie si è ridotta a soli 4 metri quadrati. Baraj fa notare che la situazione è preoccupante e le cifre insoddisfacenti, molto al di sotto della media europea e di quella di altri paesi della regione, anche se negli ultimi due anni in città sono stati riconvertiti ad aree verdi circa 200.000 metri quadrati di terreno pubblico bonificato dalle costruzioni abusive costruite dopo il 1990.
Le associazioni ambientaliste promotrici della protesta denunciano che il governo, prendendo questa decisione, non ha rispettato le stesse convenzioni internazionali da esso sottoscritte, che i cittadini non solo non hanno partecipato al processo decisionale ma non sono neppure stati consultati a riguardo. Baraj difende la bontà della legislazione albanese, che ritiene molto avanzata, ma aggiunge che il problema è rappresentato dalla sua effettiva applicazione. Le associazioni ambientaliste albanesi poi sono molto deboli ed hanno uno scarso impatto sull’opinione pubblica. “Purtroppo in questi anni di transizione – prosegue il vice ministro – la gente non ha mai protestato per la soluzione dei suoi problemi più urgenti, il rifornimento di acqua potabile e di energia elettrica, la disoccupazione, la salvaguardia dell’ambiente, ma ha visto la propria energia strumentalizzata dai vari partiti politici, i soli protagonisti delle centinaia di raduni politici organizzati anche dopo il 1997”.
In un altro articolo, pubblicato da Shekulli il 14 febbraio, lo studioso Ardian Klosi sottolinea che oltre al danno ambientale causato alla città, questa scelta di costruire una moschea e una cattedrale ortodossa offende i cittadini laici. Tirana, viene fatto notare, ha alle spalle una storia religiosa di secondaria importanza, e non è certo paragonabile né a Gerusalemme né a Costantinopoli. La costruzione di questi maestosi edifici sacri non sarebbe quindi il frutto delle effettive necessità della comunità religiose locali ma piuttosto il risultato di conflitti di potere tra queste.
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