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Le ragazze musulmane in Albania hanno diritto al velo?

11.08.2003   

Una discussa presa di posizione dell'università di Tirana: il rifiuto del rilascio del diploma universitario perché la studentessa nella foto del documento d'identità indossa il velo. Scoppia la polemica tra laicità della scuola e libertà di culto
Scoppia la polemica a Tirana dopo che ad una studentessa musulmana è stato rifiutato il diploma universitario perché nella foto sul documento di identità compare con il capo coperto dal velo. La ragazza, stupita dalla decisione dell'Università di Tirana, ha denunciato il suo caso alla stampa nazionale e si è rivolta alla Comunità Musulmana e all'ufficio dell'Avvocato del Popolo per far valere i propri diritti.

La scelta di negare il diploma è stata giustificata dal decano della facoltà Nonda Varfi sulla base del principio di laicità della scuola. Lumiana Cenaj, la studentessa al centro della polemica, ha però replicato in un'intervista al giornale "Panorama" del 31 luglio che "la scuola è laica e per questo non prevede lezioni o materie religiose ma non impedisce di certo ai suoi studenti di praticare la propria religione, perché andrebbe contro le leggi dello stato sulla libertà religiosa".

Ervin Hatibi, caporedattore del giornale della comunità musulmana Drita Islame (Luce dell'Islam) nello stesso numero di "Panorama" ha espresso la sua preoccupazione di fronte al caso ed ha affermato che: "la costituzione albanese è molto chiara nei riguardi della libertà di religione e lo stato albanese ha sottoscritto le convenzioni internazionali che sanciscono il diritto all'istruzione: la scuola non ha diritto di espellere studenti credenti solo perché si vestono in un certo modo".

Il professore di lingua francese della Facoltà, Edmond Tupja, in un articolo dal titolo "La laicità, un valore fondamentale della nostra scuola" insiste però sul fatto che le scuole statali sono laiche e non possono permettere agli studenti di portare veli, croci o altri simboli religiosi. L'esempio da seguire sarebbe quello della Francia che non permette alle studentesse delle scuole elementari e medie di portare il velo fino a che non saranno adulte e capaci di scegliere in piena autonomia senza influenze esterne. Secondo Tupja "le istituzioni pubbliche, le ONG e tutta la società civile devono difendere il carattere di laicità dello stato per prevenire eventi che possano provocare conflitti sociali indesiderati".

Interpellato sul caso dal quotidiano il vice ministro dell'istruzione Eduard Andoni ha spiegato che la legge garantisce la laicità della scuola ma non si esprime sul modo di vestirsi degli studenti. "Certamente non si possono accettare atti di propaganda religiosa nelle scuole ma non c'é alcun bisogno di aprire un dibattito sul modo di vestirsi: nelle scuole secondarie, dove esistono delle regole specifiche sull'abbigliamento consentito, il velo non è ammesso ma nelle università, che hanno statuti autonomi, il velo può essere indossato senza problemi".

Nel 2001 l'ufficio regionale dell'OSCE a Fier in una lettera al ministro dell'educazione aveva criticato la scelta del direttore di una scuola secondaria locale che aveva espulso tre studentesse per essersi presentate con il velo alle lezioni. L'OSCE, appellandosi all'articolo 26 della Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Uomo che condanna la discriminazione sulla basse del sesso e della religione, aveva denunciato il caso come un atto discriminatorio verso le ragazze di confessione musulmana. Lo stesso rapporto del Dipartimento di Stato americano sullo stato dei diritti umani in Albania citava il caso delle studentesse di Fier come un esempio dei limiti alla libera espressione della propria confessione religiosa nella scuola pubblica albanese.

Vedi anche:
- Islam e Balcani: al di là dei luoghi comuni
- Il nuovo Islam balcanico

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