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1991: la spartizione della Bosnia Erzegovina

05.11.2003    Da Osijek, scrive Drago Hedl

Tudjman e Milosevic avevano piani precisi per dividere la Bosnia Erzegovina tra Serbia e Croazia. Lo ha confermato Ante Markovic in una testimonianza resa di fronte al Tribunale dell'Aja.
La riserva di Karadjordjevo ai tempi di Tito
Ante Markovic, l'ultimo primo ministro della ex Yugoslavia, in carica fino al crollo dello Stato nel 1991, ha testimoniato di fronte al Bosnia Erzegovina. Secondo Markovic, colloqui su questo argomento si erano tenuti nel marzo del 1991 a Karadjordjevo, la nota riserva di caccia del presidente Tito, e i partecipanti all'incontro erano l'ex presidente serbo Slobodan Milosevic e il suo collega croato Franjo Tudjman.
"Milosevic mi aveva rivelato immediatamente [che questo era l'argomento dell'incontro, ndr], mentre Tudjman solo qualche tempo dopo - ha dichiarato Ante Markovic, rompendo un silenzio che durava da 12 anni."

In questi anni, la pubblicistica in Croazia ha spesso discusso la possibilità che tra Tudjman e Milosevic fossero avvenute tali discussioni e che esistessero piani per la spartizione della Bosnia Erzegovina. L'attuale presidente croato Stjepan Mesic ha più volte menzionato le conversazioni tra i due. Un membro della delegazione croata che aveva partecipato alle discussioni congiunte tra Tudjman e Milosevic a Tikves, altra ex residenza e risorsa di caccia di Josip Broz Tito vicino a Osijek, aveva poi fornito indicazioni certe sull'argomento all'autore del presente articolo nell'estate del 1991.
"Avevamo idea dell'argomento delle loro negoziazioni, ma non ci era permesso essere presenti alla discussione. Al termine dei colloqui, tuttavia, i due presidenti erano entrambi di buon umore e ci hanno chiesto di unirci a loro. Sul tavolo dei negoziati abbiamo allora visto una enorme e dettagliata cartina della Yugoslavia - ha dichiarato il membro della delegazione croata."

Nonostante queste indiscrezioni, Ante Markovic era stato la prima persona a ricevere conferma della possibile spartizione della Bosnia direttamente da coloro che discutevano la questione – Milosevic e Tudjman. Markovic ha affermato che Tudjman e Milosevic consideravano la Bosnia come una "costruzione artificiale", e ritenevano che la nazionalità Bosgnacca (Bosniaco-Musulmana) in realtà non esistesse. L'unica differenza, afferma Markovic, era che Milosevic sosteneva che i Bosniaco Musulmani fossero Serbi forzati a convertirsi all'Islam, mentre Tudjman riteneva che si trattasse in realtà di Musulmani Croati. Questo è il motivo per cui cercarono di spartirsi la Bosnia tra di loro, ed erano pronti a lasciare solamente una piccola enclave ai Bosniaco Musulmani - spiega Markovic.
"Li ho ammoniti che non sarebbero stati in grado di dividere la Bosnia senza una lunga e sanguinosa guerra - ha affermato l'ex primo ministro yugoslavo. I presidenti replicarono che una tale guerra non avrebbe mai potuto aver luogo, dal momento che la Bosnia era abitata in primo luogo da Serbi e da Croati, che non si sarebbero opposti ad una tale divisione."

La sola idea di una spartizione della Bosnia Erzegovina e dei negoziati con Milosevic avevano indotto il Tribunale Penale Internazionale per la ex Yugoslavia ad avviare un procedimento contro il presidente croato Franjo Tudjman. Se quest'ultimo non fosse morto nel dicembre del 1999, infatti, sarebbe stato messo in stato d'accusa per crimini di guerra proprio come Milosevic.
Ante Markovic, che ha descritto questa vicenda solamente nella sua veste di testimone del Tribunale dell'Aja, aveva introdotto radicali riforme economiche nella ex Yugoslavia alla fine degli anni '80. Markovic aveva goduto del sostegno non solo politico ma anche finanziario dell'Occidente, ed era un fautore del sistema multipartitico, della impresa privata e della economia di mercato. L'Occidente considerava Markovic la persona più appropriata per fare della Yugoslavia un Paese europeo. Molti osservatori ritengono che, se la Yugoslavia preconizzata da Markovic fosse sopravvissuta, sarebbe già all'interno della Unione Europea. Un tale esito, tuttavia, non avrebbe avuto la approvazione di Milosevic e di Tudjman, che non solo volevano la divisione della Bosnia ma la fine della stessa Yugoslavia.
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