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Albania: giovane, laureato a Londra ... trafficante

06.11.2003   

Sui media albanesi pubblicata un’autodenuncia per trafficking. Un giovane albanese ne spiegato le dinamiche ad un quotidiano di Tirana. Nella drammatica indifferenza dell’opinione pubblica.
Alcuni trafficanti
Si chiama Bledar Mane, ha studiato media e comunicazione a Londra, ed è stato condannato due volte: rispettivamente dieci e cinque mesi di reclusione. La sua mail ed il suo numero di cellulare sono stati pubblicati da un quotidiano albanese.
Mane è un giovane di 30 anni, residente a Tirana, che ha ammesso pubblicamente nei media di esser stato membro della mafia albanese, in particolare di quella che si occupa di traffico di persone. Ha scritto una lettera aperta per il giornale “Gazeta Shqiptare” dove racconta dettagliatamente il modo in cui si svolgeva il traffico delle persone tramite l’unico aeroporto internazionale del Paese, l’aeroporto di Rinas (22 km da Tirana).

La lettera di Mane arriva immediatamente dopo che l’Ambasciatore americano a Tirana, James Jeffrey, in un incontro presso la scuola della magistratura a Tirana, ha dichiarato che il crimine organizzato sta rovinando rovinando l’Albania. Con tono aspro l’Ambasciatore ha affermato che “il governo USA conosce chi sono i baroni del crimine in Albania e con l’aiuto dei partner europei e del governo Albanese farà tutti gli sforzi per combattere questo fenomeno”.
Ma l’ex trafficante Bledar Mane nella sua lettera si mostra pessimista che il governo albanese riesca ad eliminare i traffici illegali poiché “così facendo colpirebbe se stesso”. Mane racconta come sistematicamente corrompeva il capo della polizia dell’aeroporto. E poi il paradosso di essersi ritrovati sullo stesso aereo diretto negli USA. Mane a fare l’acompgantore di clandestini, il poliziotto per seguire un corso di specializzazione. Inoltre Mane ha anche accusato il governo di aver nominato uno dei funzionari di polizia corrotti per un alto incarico presso il Ministero degli interni. “Che l’Ambasciatore faccia i nomi”, afferma Mane nella sua lettera.

Mane nella sua lettera racconta di aver fatto l’accompagnatore dei clandestini verso l’Europa e gli USA. Il prezzo per l’Europa era di 1500 dollari, per gli USA poteva salire sino a 5000 dollari. All’inizio il fulcro del traffico era l’aeroporto di Rinas. I documenti falsi venivano contraffatti nei ristoranti del centro di Tirana. Nel 1994-95 Mane ha studiato a Londra, ma nel frattempo ha continuato a lavorare per la rete dei trafficanti. “Durante quel periodo ho accompagnato negli USA circa 8 persone al mese, ciascuno di loro per il viaggio pagava 7.000 dollari”.

Dopo il 1997, saliti al potere i socialisti, le persone a cui lui faceva riferimento gli hanno indicato un altro gruppo molto vicino ad un alto funzionario della nuova amministrazione. Mane ha affermato che vi è stata anche una alta inflazione dei prezzi richiesti dovuta ad un aumento delle richieste di espatrio, legato alla crisi delle piramidi finanziarie. Tra questi, secondo Mane, vi sarebbero state anche persone evase dai carceri svuotati dal crollo dello stato nel 1997.
Il tragitto era ora mutato. Si utilizzavano passaporti albanesi per recarsi in Egitto, Tunisia, Marocco. Da qui si proseguiva per altre destinazioni. In apparenza si trattava di gruppi turistici di circa 15 persone. Il prezzo rispetto ai primi anni novanta era ulteriormente aumentato: per gli USA 10.000 dollari, per l’Europa 2500. Secondo Mane tutti i capi della polizia dell’aeroporto internazionale “Madre Tereza” di Rinas che vi hanno lavorato tra il 1997 ed il 2002 erano coinvolti nel traffico. Percepivano fino a 300 dollari per ogni persona che si recava in Europa, 900 per i “viaggiatori” diretti negli USA. Mane nella sua lettera ha fornito anche il “prezzario” attuale: 2500 euro per l’Europa continentale, 6500 per Inghilterra ed Irlanda, 13000 per USA e Canada.

Bledar Mane ha affermato di voler parlare apertamente di questi traffici e che nei giorni prossimi si metterà anche a fare i nomi di chi era coinvolto. Ha affermato di aver deciso di parlare in modo da riuscire ad uscire in modo definitivo da questa rete, senza riuscirci a causa delle minacce che venivano fatte a lui ed ai suoi familiari. Mane in particolare ricorda un tentativo di rimanere in Canada, fallito dopo che i boss del traffico hanno minacciato duramente la sua famiglia a Tirana. Mane ha affermato di aver denunciato in più occasioni il traffico presso la polizia di Tirana ma non è mai stato ascoltato.

Secondo il giornale “Shekulli” la polizia di Tirana ha scortato Mane e gli ha offerto protezione nel caso in cui porgesse denuncia contro coloro i quali ha accusato già pubblicamente. Ma Bledar Mane ha rifiutato l’offerta ed ha risposto che parlerà solo per le “le orecchie giuste”.
In molti in Albania si stanno chiedendo se quella di Mane sia l’ennesima storia senza colpevoli nella lunga serie delle indagini contro la corruzione, se sia solo un ennesimo bluff della stampa albanese. La reazione dell’opinione pubblica e stata quasi nulla, perché queste storia fa purtroppo parte della quotidianità di un cittadino albanese. Ed in tutta questa storia, l’indifferenza dimostrata dall’opinione pubblica sembra essere l’elemento più drammatico.
Qualunque sia la continuazione della vicenda una cosa resta chiara. La gente in Albania è fortemente convinta che queste storie siano vere e che la corruzione non si può sconfiggere perché vi sono profondamente coinvolte le stesse autorità che dovrebbero combatterla.

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