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giovedì 08 settembre 2022 13:05

 

Verso la morte per realizzare il sogno italiano

14.01.2004    Da Tirana, scrive Artan Puto

La cronaca della tragedia nel canale di Otranto si relaziona col forte desiderio della popolazione albanese di trovare condizioni di vita migliore. Funzionari corrotti e criminali sfruttano il desiderio del “sogno italiano”
mare in burrasca


Avni Ceka e uno degli 11 sopravissuti della tragedia del 9 gennaio quando un gommone con dei clandestini a bordo a sud di Valona (penisola del Karaburun) cercava di raggiungere le coste italiane della Puglia. 21 persone hanno perso la vita mentre 7 altre risultano disperse.
Avni, che in aprile deve compiere 20 anni, è l’unico dei sopravissuti ad essere stato trasportato in elicottero dalla città di Valona all’ospedale di Tirana. Il giovane deve essere curato a causa dell’ assideramento e delle ustioni riportate alle gambe durante la notte della tragedia.

Ceka racconta al giornale “Gazeta Shqiptare” pochi giorni dopo i fatti, che questo era il suo terzo tentativo fallito per raggiungere l’Italia, e riunirsi con il fratello che lavora in Sicilia. Suo fratello gli aveva promesso lavoro, “perché in Albania viveva a carico dei genitori”. Per realizzare “il sogno italiano” Ceka è partito dalla sua casa nel villaggio di Dobraç, regione di Scutari nel nord del paese, insieme con due amici verso Valona. I ragazzi si erano messi d’accordo con un intermediario per pagare 1.300 euro, la cui somma doveva essere versata alla fine del viaggio.
A Valona i clandestini si sono fermati in un bar, situato alla periferia della città, fino a quando sono stati trasferiti con un furgone nel villaggio di Dhërmi (30 km a sud di Valona). “Siamo saliti sul gommone dopo il tramonto, le donne si sono messe nel mezzo del gommone per essere al sicuro dalle onde che arrivavano fino a 5 metri di altezza, mentre gli uomini sono rimasti ai bordi”, dice Avni Ceka.

In questa posizione i clandestini sono riusciti di navigare solo per un paio di miglia dalla costa. Una mezzora dopo c’e stata un’avaria ad uno dei motori del gommone, che nel frattempo stava imbarcando acqua.
Abbiamo fatto di tutto per portare l’acqua fuori del gommone, mentre gli scafisti cercavano di aggiustare i motori. Ma tutto è stato invano. Subito dopo il gommone si è deformato, si è riempito d’acqua e ci ha preso il panico”, continua Avni Ceka.

Quelli che avevano i cellulari hanno tentato di cercare aiuto ai loro parenti, alla polizia ed anche a una stazione radiofonica privata. Ma le speranze sono svanite quando abbiamo visto delle navi passare molto vicino ed un elicottero volare sopra di noi senza avvistarci”.
Ho passato tutta la notte con le gambe nell’acqua gelida e ho visto come morivano uno ad uno i clandestini a bordo, dal freddo e dalla paura. Tra di loro c’era anche il mio amico Oli”, racconta Avni.

Quando la nave italiana della Guardia Costiera è arrivata a salvarli, intorno alle 9 del mattino seguente, Avni aveva perduto i sensi e si è ripreso solo dopo in ospedale.
Dopo la tragedia il governo Albanese ha dichiarato il 12 gennaio giorno di lutto nazionale, mentre ha accordato circa 15.000 euro a ciascuna delle famiglie dei clandestini naufragati.

Dopo questo incidente sono venuti alla scoperta in un modo netto i legami dei funzionari della polizia di stato con i trafficanti di clandestini. Questo traffico, che è iniziato nel 1992, ha provocato fino ad ora circa 200 albanesi morti nel tentativo di passare il canale d’Otranto per arrivare alle coste italiane.
Con i soldi di questo traffico sono stati comprati gommoni superveloci, che pieni di clandestini (nella maggior parte anche asiatici) attraversano per sole due ore le 50 miglia del canale d’Otranto.

Il Ministero Albanese dell’Interno ha dichiarato di aver arrestato due scafisti, uno dei quali è il figlio del commissario anti-terrorismo della Direzione della Polizia di Scutari, adesso indagato. Oltre a questi la polizia ha messo sotto indagine il capo della polizia del traffico stradale di Valona, che era un parente dello stesso scafista. La polizia di Valona ha arrestato il vice direttore del porto di Valona, Gjergj Robaj, il fratello di uno dei 4 proprietari del gommone naufragato. Agli arresti si trova anche il comandante della stazione di polizia di Dhërmi, il villaggio da dove partiva il gommone. Nel frattempo la polizia ha rilasciato ordini di cattura per i 4 proprietari e i 3 intermediari che hanno facilitato l’organizzazione del traffico. Uno degli scafisti si trova sulla lista delle 21 vittime del gommone, in tutto18 uomini e 3 donne.
Secondo la polizia il gommone era entrato nel paese solo un paio di giorni prima, era stato comprato in Italia e stava facendo il suo primo viaggio.

Ivano Baschieri, comandante del 28° Gruppo Navale della Marina Militare Italiana racconta per “Gazeta Shqiptare” “che alle 8.30 di sabato scorso un elicottero che era missione di ricognizione aveva avvistato il gommone alla deriva. Una nave della Guardia Costiera era arrivata pochi minuti dopo per raggiungere il gommone. L’equipaggio si è occupato del trasporto delle persone sopravissute dal gommone alla nave militare italiana per dirigersi poi verso Valona. Mentre un’altra motovedetta ha trascinato verso l’isola di Sasseno il gommone con i corpi delle vittime, sottoposti agli esami medico-legali”. Dopo questo procedimento le salme delle vittime sono state trasportate nell’obitorio della città di Valona, da dove sono state poi accompagnate con dei mezzi militari nella loro città natale di Scutari.
16 delle 21 vittime provengono da Scutari, zona di confine tra l’Albania e il Montenegro, e una delle zone più povere del paese. 7 degli 11 sopravissuti continuano ad essere sotto il controllo dei medici nell’ospedale di Valona e sono fuori pericolo.
Nel porto di Valona si trovano adesso i familiari delle persone disperse, che non hanno trovato i loro cari né sulla lista delle vittime e neanche su quella dei sopravissuti. Noc Bjeshka dice per il giornale “Panorama” (12.01.2004) che aveva parlato al telefono con suo figlio poco prima di partire con il gommone.
Secondo le informazioni ufficiali cono ancora 7 le persone disperse in mare. Tutt’ora stanno continuando le ricerche dove partecipano elicotteri dell’esercito albanese, navi militari italiane e albanesi ma senza dare alcun esito.

L’opposizione di destra Albanese ha chiesto che il parlamento si riunisca con urgenza il prossimo giovedì per discutere sulle cause e sulle responsabilità delle autorità dello stato e per presentare una mozione di sfiducia contro il primo ministro socialista Fatos Nano.
L’opinione pubblica albanese ha individuate nella situazione economica precaria delle zone del nord del paese uno dei fattori maggiori che influiscono sulla ripresa del traffico. D’altra parte gli stretti legami dei trafficanti con le persone che godono di un forte potere istituzionale è un altro aspetto inquietante di questa faccenda.

Oltre a ciò sono in molti ad unire la loro voce al coro di proteste contro il primo ministro Fatos Nano, che ha mostrato la sua irresponsabilità durante questa tragedia. Nano il giorno dopo la tragedia ha proseguito le sue vacanze di fine anno in Turchia.

vedi anche:

- Albania, transizione e commercio di persone
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