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La Croazia tra Washington e Bruxelles

26.01.2004    Da Osijek, scrive Drago Hedl

Per gli Europei, la consegna all’Aja del generale Ante Gotovina resta condizione indispensabile per la adesione all’Unione. Gli Stati Uniti sono invece più interessati all’invio di truppe di Zagabria in Iraq. Il nuovo governo fa rotta su Washington
La Casa Bianca
Mentre segnali da parte di Bruxelles suggeriscono che l’idea di una adesione della Croazia alla Unione Europea entro il 2007 potrebbe non essere realistica, la leadership croata sembra rivolgersi sempre più verso Washington. Malgrado il primo ministro Ivo Sanader abbia ripetuto che la adesione alla UE sia uno degli obiettivi principali del proprio governo, le sue ambizioni sono visibilmente crollate dopo la sua prima visita a Bruxelles e Strasburgo a metà gennaio.

Nel corso della visita, Sanader è stato informato senza troppi giri di parole del fatto che la Croazia non può aspettarsi una risposta positiva alla sua domanda di adesione se non adempie a quattro condizioni fondamentali: piena cooperazione con il Tribunale dell’Aja, ritorno dei profughi, buone relazioni con i propri vicini e riforma del sistema giudiziario. Secondo la Unione Europea, la Croazia non ha fatto passi significativi in nessuno di questi settori. Queste cose sono state dette a Sanader chiaramente, così chiaramente che il premier ha già cominciato a preparare il pubblico croato ad una risposta negativa da parte della UE.
Nella prima riunione del proprio esecutivo, che si è tenuta dopo il suo ritorno dalla capitale della Unione e del Parlamento europeo, Sanader ha dichiarato che non è ipotizzabile aspettarsi una risposta positiva della UE fino a quando Olanda e Regno Unito non ratificheranno l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione. Questi due Paesi sono stati chiari: i propri Parlamenti non firmeranno l’Accordo fino a quando Zagabria non consegnerà al Tribunale dell’Aja il generale ricercato per crimini di guerra, Ante Gotovina. L’Aja ha accusato il generale, nel maggio 2001, di crimini contro l’umanità e di violazione delle leggi e delle usanze di guerra per i delitti commessi nel corso della operazione militare “Tempesta”, nell’agosto del 1995. Quando l’accusa è stata resa pubblica nel luglio 2001, Gotovina si è reso latitante e si trova ora presumibilmente fuori dalla Croazia.

La Croazia non sta facendo molti progressi neppure negli altri campi che la UE ha indicato come condizioni. E tuttavia, il caso Gotovina rappresenta l’ostacolo maggiore. Finchè non verrà risolto, la Croazia avrà poche speranze di entrare nella Unione. Sanader si trova ora nella stessa posizione del suo predecessore, l’ex primo ministro Ivica Racan: sottoposto a forti pressioni per tutte le questioni che circondano l’affare Gotovina. Contrariamente alle sue affermazioni sul fatto che il proprio partito [HDZ, ndr] è stato ripulito da nazionalisti e radicali, molti dei più vicini alleati di Sanader sostengono ancora Gotovina, e così anche i comandanti militari e i servizi segreti. Consapevole di questo, il primo ministro evita di fare passi decisivi per cercare ed arrestare Gotovina, mentre la comunità internazionale considera Sanader come considerava un tempo Racan: uno che a parole sostiene il Tribunale dell’Aja, ma che nella pratica non fa nulla per adempiere alle sue richieste.
Il Ministro degli Affari Esteri, Miomir Zuzul, si sta preparando ad andare a Londra per cercare di convincere la Gran Bretagna che Zagabria farà tutto il possibile per cercare di ottemperare alla richiesta dell’Aja. Tuttavia, considerando che l’ex primo ministro socialista Racan non era riuscito a convincere Tony Blair della stessa cosa, sembra poco probabile che il conservatore Zuzul possa avere successo. Londra si aspetta fatti, non parole.

Se Regno Unito e Olanda non ratificano in tempi brevi l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione, la Croazia si troverà in una situazione molto difficile. La Unione Europea si appresta infatti ad accogliere 10 nuovi membri a maggio, il che significa che altri 10 Parlamenti dovranno ratificare l’Accordo, il che potrebbe significare un tempo infinito. Zagabria potrebbe peraltro avere particolari difficoltà con la Slovenia, nuovo Stato UE, un vicino che le sta già causando diversi problemi, specialmente dallo scorso autunno quando la Croazia ha complicato inutilmente relazioni già difficili dichiarando una zona ittica ed ecologica in Adriatico.
In questo scenario, la Croazia si sta sempre più rivolgendo verso Washington. La scorsa settimana, durante la loro visita al Congresso statunitense per ascoltare il discorso di Bush sullo stato dell’Unione, il presidente del Senato Vladimir Seks e il ministro degli Affari Esteri Miomir Zuzul hanno cercato di fare pressione per l’ingresso della Croazia nella Nato. Anche questa adesione, tuttavia, non è senza condizioni. Se anche Washington, infatti, chiede una piena cooperazione della Croazia con il Tribunale dell’Aja, sembra che due altre condizioni siano ancora più importanti per gli Stati Uniti. La prima è che la Croazia mandi i propri soldati in Iraq, mentre la seconda è la vecchia richiesta Usa che la Croazia firmi un accordo bilaterale con gli Stati Uniti per la non estradizione al Tribunale Penale Internazionale di soldati americani che fossero accusati di crimini di guerra.

Quando al governo in Croazia c’era il socialista Ivica Racan, la richiesta degli Stati Uniti era stata respinta, causando un raffreddamento delle relazioni tra Zagabria e Washington. Questo è il motivo per cui la Croazia non ha ricevuto una parte di aiuto militare e, secondo gli esperti, questa mossa avrebbe anche raffreddato i progressi verso la adesione del Paese alla Nato. Sanader sembra invece intenzionato ad accogliere la richiesta, così da poter incassare il favore degli americani. Sanader, in un certo senso, sembra più tollerante di Racan nei confronti di Bush anche sotto altri punti di vista. Quando gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iraq senza il consenso del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Racan si oppose alla azione rifiutando la richiesta Usa di poter utilizzare porti e aeroporti croati per scopi militari. Sanader invece, che al tempo era all’opposizione, sostenne l’attacco statunitense, incurante del fatto che le Nazioni Unite avevano condannato l’azione.
Ma se dovesse inviare soldati croati in Iraq, Sanader dovrebbe assicurarsi il sostegno del Parlamento, dove la sua maggioranza è instabile. Secondo i commentatori politici, ora Sanader cercherà di ottenere questo sostegno, anche se sotto la scusa dell’invio in Iraq di una divisione medica, le cui attività avrebbero una natura eminentemente umanitaria. Un piccolo contingente dell’esercito croato si trova del resto già in Afghanistan, e non è quindi escluso che soldati croati partano anche per l’Iraq.

Per Sanader è molto importante mettere a segno un successo in politica estera, e la adesione alla Nato senz’altro sarebbe considerata tale. Mentre l’Europa sembra sempre più distante, Zagabria si rivolge sempre più verso Washington.

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