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Allargamento: non vi sarà un'altra Cortina di ferro

12.03.2004   

Le preoccupazioni che l’allargamento europeo rischi di creare una nuova cortina di ferro tra chi è nell’Unione e chi ne resta fuori sono, secondo IWPR, eccessive. Una traduzione di un loro articolo.
Il progetto di un nuovo passaggio di confine tra Serbia ed Ungheria
Di Neil Barnett – IWPR

Tredici anni fa, il confine di Obrezje, tra Slovenia e Croazia, non era altro che una strada marginale che collegava due Repubbliche all’interno della Repubblica federale yugoslava.
Allora non vi era alcun posto di confine, alcuna segnaletica. Tutto è cambiato il 25 giugno del 1991, giorno nel quale la Slovenia ha dichiarato l’indipendenza. Un modesto prefabbricato apparve allora immediatamente dove ora passa una frontiera internazionale e da allora sia la strada che il posto di confine si sono continuamente espansi.
Ora il passaggio di confine a più corsie ha tutti i crismi di una frontiera.
Tra poche settimane, il prossimo primo maggio, diverrà anche frontiera esterna dell’Unione.
A sud si distendono le Repubbliche dei Balcani occidentali che hanno perso il treno per Bruxelles a causa delle guerre d’indipendenza combattute contro l’esercito jugoslavo controllato dai serbi. A nord vi è la pacifica Slovenia, ora sicura e tranquilla all’interno della famiglia europea.
Per evidenziare il cambiamento geografico rilevante l’Italia e la Slovenia stanno celermente eliminando tutte le barriere fisiche che le dividono, che oramai già sembrano cimeli della guerra fredda.
Alcuni osservatori hanno definito l’avanzamento verso sud est del confine dell’Unione come la creazione di una nuova Cortina di ferro. Fu Winston Churchill, in un discorso tenuto a Fulton, Missouri, nel 1946, a coniare il termine ed a parlare di una “cortina” che era scesa tra l’est comunista e l’ovest democratico, che si distendeva da Trieste sull’Adriatico a Stettin, sul Mar Baltico.
La nuova Cortina, correrebbe dall’angolo nord-orientale dell’Adriatico, dirigendosi verso est lungo i confini meridionali di Slovenia ed Ungheria.
In realtà poco cambierà inizialmente su questi confini. La Slovenia non entrerà immediatamente nell’area Schengen dei Paesi europei, che hanno eliminato i controlli di confine tra di loro.
Dusan Burian, ispettore con molta esperienza incaricato dei rapporti internazionali in merito ai confini all’interno della polizia slovena, ha affermato ad IWPR che “con tutta probabilità non faremo parte dell’area Schengen prima del 2007. Sino ad allora i nostri confini con l’Austria e l’Italia continueranno ad essere controllati”.
Se, nel 2007, l’UE si riterrà soddisfatta dei controlli sloveni dei propri confini con la Croazia, che si estendono per 670 km, allora verrà dato il via libera per l’accesso nel sistema Schengen. Una volta entrati in Slovenia i viaggiatori saranno liberi di girare per tutta l’Unione senza alcun controllo ai confini.
Dopo il primo maggio, come del resto accade già ora, ai cittadini croati non verrà richiesto il visto per entrare nei Paesi dell’Unione. Ai cittadini serbi invece servirà. Non è quindi una sorpresa che ai croati (a migliaia transitano per Obrazje ogni anno) dei cambiamenti che si prospettano sembra importare poco.
“Nulla peggiorerà per noi” afferma Zoran, un imprenditore croato di Zagabria “con la Slovenia nell’UE potrò espandere il mio mercato di materiali edili. Sarà un’opportunità”, continua parlando dalla sua BMW nuova fiammante.
Il confine appare già ben organizzato e ben fornito. Vi sono lettori automatici di passaporti, metal detector, contatori Geiger, e tutti i "gadget" di cui è di solito fornita un frontiera internazionale.
Ma i trafficanti di persone e di stupefacenti riusciranno a trovare senza dubbio il modo di oltrepassarlo. L’ispettore Robert Kobe, a capo del posto di confine, ha riportato come i trafficanti di persone abbiano già provato a passare.
“Due o tre anni fa grandi numeri di immigranti illegali provavano a passare Obrezje su camion. Ora sono consapevoli che rischiano di essere presi, anche se passano per i passaggi di confine ‘verdi’”, ha affermato riferendosi a quei numerosi passaggi di confine situati in aperta campagna dove piccoli gruppi di immigrati accompagnati da ‘passeurs’ passano di notte, spesso senza essere scoperti.
Sino ad ora la polizia slovena non ha fatto grande uso di sensori od altre tecnologie avanzate presso i “confini verdi” anche se si cerca di pattugliarli il più spesso possibile. La polizia sta inoltre per acquistare un elicottero equipaggiato per i controlli notturni.
Il traffico di stupefacenti, più facili da nascondere rispetto ai ‘carichi umani’, è naturalmente più difficile da controllare. L’anno scorso la polizia slovena h sequestrato 90 kg di eroina, l’anno precedente ne aveva sequestrati 68.
Il Paese è infatti situato su di una via della droga che si dirige dritta verso l’Europa occidentale. Un detective della polizia di Lubiana ricorda come il traffico non sia unidirezionale. Sostanze chimiche utili per la lavorazione delle droghe vengono trasportate dall’Unione, attraverso la Slovenia, verso i Balcani e la Turchia. “Qualche anno fa abbiamo sequestrato 20 tonnellate di acido anidrico” ricorda il detective “sufficiente a raffinare 8 tonnellate di eroina pura”.
Anche la polizia di confine ungherese dovrà controllare un parte molto lunga della frontiera esterna dell’UE. Il Paese confina con la Croazia, con la Serbia, con la Romania e con l’Ucraina. Ed il confine con l’ex Unione Sovietica è visto come nettamente più problematico rispetto a quello con l’ex Jugoslavia.
In febbraio un cittadino ucraino è stato tratto in arresto alla frontiera dopo che la polizia aveva trovato 400 grammi di uranio nella sua macchina. “Deve essere utilizzato da un dentista” si è discolpata la persona fermata.
Il colonnello Sandor Orodan, delle guardie di confine ungheresi, ritiene che l’annessione all’UE porrà nuove sfide alla polizia di confine, perché l’Ungheria “non sarà solo un Paese di transito ma si trasformerà in Paese di destinazione negli schemi dei trafficanti di persone umane”.
Questi ultimi spesso scelgono l’Ungheria nel tentativo di far arrivare donne e ragazze provenienti dalla Moldavia, dall’Ucraina e dalla Romania nell’UE.
Secondo il colonnello Orodan il numero di tentativi di far passare illegalmente persone attraverso i “confini verdi” sta diminuendo.
La ragione è che le tecniche adottate divengono sempre più sofisticate. Vengono utilizzati nuovi metodi, spesso vengono falsificati documenti.
Per ora la retorica dei media sulla creazione di una nuova Cortina di ferro sembra avere poche giustificazioni. Se una nuova cortina sta cadendo sull’Europa, avrà conseguenze positive. Coloro i quali intendono entrare illegalmente nell’UE o favorire traffici illeciti troveranno più difficoltà a farlo.
Per molti viaggiatori i confini saranno tanto permeabili quanto impermeabili, come lo erano prima dell’allargamento dell’UE. Inoltre questa cortina non è affatto statica: per un po’ di tempo continuerà a muoversi verso est e verso sud.

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