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Croazia: i primi 100 giorni del governo Sanader

06.04.2004    Da Osijek, scrive Drago Hedl

Una inattesa virata filoeuropeista, aperture nei confronti delle minoranze e dialogo con il Tribunale dell’Aja hanno caratterizzato la prima fase del fragile governo del neo premier HDZ. Ancora assente una prospettiva per rilanciare lo sviluppo del Paese.
Zagabria
I primi 100 giorni di governo del Primo Ministro croato Sanader possono essere descritti nel migliore dei modi con le parole utilizzate da un noto commentatore: ha fatto tutto quello che non speravamo neppure, ma non ha fatto niente di quello che ci aspettavamo da lui.

Effettivamente, Sanader ha davvero sorpreso molti con alcune delle sue mosse. Ha fatto un inaspettato accordo con la minoranza serba e promesso loro un significativo aiuto in cambio dei loro tre voti in Parlamento. Ha dato la sua parola che avrebbe portato a termine il ritorno dei profughi dalla Serbia, restituendo loro case e appartamenti, e ha dato ai rappresentanti serbi importanti posizioni a livello ministeriale.
Sanader ha anche sorpreso quelli che si aspettavano un deterioramento nei rapporti con il Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra nella ex Jugoslavia (TPI), e che prevedevano un rifiuto di inviare all’Aja gli accusati nel caso di nuovi mandati di arresto. Il Primo Ministro, però, ha fatto esattamente il contrario. Cermak e Markac, due generali croati, sono andati all’Aja senza che ci fossero proteste di piazza, senza neppure discussioni in Parlamento, che Sanader non voleva affrontare. Quando poi Zagabria ha ricevuto 6 nuovi mandati dall’Aja, la settimana scorsa, che descrivevano gli accusati come “membri di una impresa criminale creata da Franjo Tudjman e portata avanti insieme a Gojko Susak [all’epoca Ministro della Difesa] e Mate Boban [al tempo Presidente dello Stato fantoccio croato della Herzeg Bosnia]” e che il loro obiettivo era “la creazione di una Grande Croazia”, Sanader ha deciso che anche loro dovevano andare all’Aja, non permettendo che fosse sollevato troppo chiasso sulla questione.

Nel corso dei primi 100 giorni come leader di un Governo con una risicata maggioranza parlamentare, Sanader ha giocato tutte le sue carte per rendere possibile l’ingresso della Croazia nella Unione Europea. 25 dei primi 100 giorni li ha spesi viaggiando, per lo più in Paesi UE, per invocare una risposta positiva alla richiesta di candidatura presentata dalla Croazia. La risposta è attesa per questa primavera. Al più tardi entro la fine di giugno, Bruxelles risponderà alla richiesta di Zagabria che chiede l’ingresso della Croazia, insieme a Bulgaria e Romania, nella Unione per il 2007.
Per questo motivo, Sanader ha significativamente compresso la propria politica filo americana, che aveva sostenuto fino a quando era all’opposizione. Ha rinunciato all’idea che la Croazia inviasse proprie truppe in Iraq, e dichiarato che non avrebbe firmato l’accordo con gli Stati Uniti di non estradizione di cittadini americani alla Corte Penale Internazionale. Tutto questo è stato fatto per adattare la politica della Croazia a quella della UE, e mostrare chiaramente a Bruxelles che si considera più vicino all’Europa che agli Stati Uniti.

Gli osservatori, tuttavia, ritengono che Sanader non sia stato saggio a mettere tutte le sue uova in un unico paniere. Se la attesa valutazione della Commissione Europea sulla richiesta della Croazia di entrare nella UE dovesse risultare negativa, e se Zagabria non dovesse vedere accolte le proprie aspettative a diventare membro dell’Unione entro il 2007, Sanader potrebbe molto facilmente vedere la fine del proprio mandato. Specialmente perché, nei primi 100 giorni, non ha fatto nessun passo importante negli affari interni che potesse sostenere in alcun modo lo slogan “Facciamo muovere la Croazia”, con il quale aveva vinto le elezioni.
La economia sta affondando, e non ci sono indicazioni che quest’anno il prodotto interno lordo crescerà più del tre per cento; la disoccupazione non sta diminuendo, e il debito estero continua ad aumentare. Il budget programmato non promette alcuno sviluppo e contiene diverse previsioni per vari programmi sociali – da un incremento dei diritti dei veterani di guerra fino a costosi piani per stimolare la crescita della popolazione. Il governo Sanader ha già abbandonato il progetto di ammodernamento del sistema ferroviario avviato dal precedente Governo, ed è in dubbio il proseguimento come stabilito dei piani di costruzione di autostrade.

Nel corso dei suoi primi 100 giorni, i debiti correnti e previsti del governo Sanader sono cresciuti fino a quasi 4 miliardi di dollari. Malgrado il governo prenda in prestito denaro spiegando che i nuovi debiti servono a pagare quelli vecchi, noti economisti hanno ammonito che la parte più rilevante della nuova moneta sarà consumata internamente. Alcuni economisti indipendenti sono seriamente preoccupati per la crescita del debito estero della Croazia e temono che il debito, che ammontava a circa 21 miliardi di dollari alla fine del mandato del Governo precedente, potrebbe facilmente crescere fino alla preoccupante cifra di 40 miliardi di dollari entro la fine del Governo Sanader.
Un noto intellettuale indipendente di Zagabria, Presidente del Comitato Helsinki per i Diritti Umani della Croazia, Zarko Puhovski, avverte che malgrado la Croazia in questo momento abbia un miglior Primo Ministro rispetto al precedente, i suoi Ministri, diversamente da quelli di Racan, sono completamente incompetenti. Effettivamente, se in Croazia si chiedesse all’uomo della strada chi è l’attuale Ministro dell’Economia, uno dei dipartimenti più importanti del Governo, probabilmente neppure 2 su 10 saprebbero la risposta esatta. Solo due o tre dei Ministeri di Sanader sono conosciuti, ma questo a causa del loro coinvolgimento in scandali, come nel caso di Hebrang o Zuzul, Ministri rispettivamente della Sanità e degli Affari Esteri.

I problemi più seri, tuttavia, devono ancora arrivare. I primi 100 giorni del Governo rappresentano tradizionalmente un periodo nel quale le critiche da parte dell’opposizione sono contenute, e durante il quale l’opinione pubblica attende pazientemente le mosse che dovrebbero far intravedere il conseguimento delle promesse pre-elettorali. Se il quartier generale della Unione Europea invierà una risposta positiva alla richiesta croata di ingresso nella UE entro la fine dell’estate, questione sulla quale Sanader ha investito la maggior parte delle proprie energie nei primi 100 giorni, le sue possibilità aumenteranno. Se questo non accadesse, i prossimi 100 giorni potrebbero vedere una incerta battaglia per salvare il Governo. Questo sarà ancora più vero nel caso che il Primo Ministro non adempierà alle promesse che aveva fatto ai singoli sostenitori del suo Governo – i rappresentanti delle minoranze in Parlamento e il Partito dei Pensionati, il cui aiuto gli ha permesso di raggiungere la maggioranza di stretta misura di cui gode in Parlamento.

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