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I leader serbo bosniaci attaccano Mladic

20.07.2005   

I politici della Republika Srpska sono sempre più apertamente critici verso il Generale, ma secondo alcuni si tratta solo di un tentativo di scaricare le proprie responsabilità. Per le strade di Banja Luka, peraltro, il sostegno nei confronti di Mladic non sembra affatto diminuire. Un’analisi
Di Gordana Katana, Banja Luka, per IWPR, (Balkan Crisis Report No 565, 14 luglio 05). Titolo originale: Bosnian Serb Leaders Attack Mladic

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Letizia Gambini



Ratko Mladic
Osservatori locali sostengono che alcuni leader della Republika Srpska (RS) stiano tentando di approfittare della potenziale resa o arresto del generale Ratko Mladic per ottenere una parziale assoluzione del partito di maggioranza dalla responsabilità per i crimini di guerra.

Nelle ultime settimane ci sono stati una serie di pubblici attacchi al nome del generale da parte di vecchi alleati all’interno del partito di governo, il Partito Democratico Serbo, SDS.

Negli ultimi tempi il governo serbo-bosniaco ha cambiato la sua posizione a proposito della libertà del generale latitante, in gran parte grazie alle pressioni del governo della Serbia. Ma si ha il sospetto che il vero scopo delle autorità della RS non sia di arrestare Mladic, quanto di assolvere il loro stesso partito da tutte le accuse per i crimini commessi durante il conflitto 1992-95.

Mladic è risultato latitante sin dalla fine della guerra e il Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra dell’Aja lo ha accusato di genocidio per gli avvenimenti del luglio 1995 a Srebrenica, quando le sue truppe uccisero circa 8.000 uomini e ragazzi bosniaci.

Nonostante le prove raccolte fino ad ora sul ruolo di Mladic nella guerra, l’ex generale rimane una figura molto rispettata nella parte serba della Bosnia Erzegovina.

Un sondaggio condotto in aprile, quasi 10 anni dopo la sua incriminazione, ha evidenziato come per il 60% degli intervistati nella RS lui rimanesse un “eroe”.

“Questi dati sono diminuiti solo di poco da quando il filmato che mostrava gli Scorpioni uccidere i civili di Srebrenica è stato diffuso”, afferma Srdjan Puhalo, direttore dell’agenzia Partner, che ha condotto il sondaggio.

Ma se l’opinione pubblica ha cambiato di poco il suo giudizio, l’atteggiamento dei leader politici della RS è diventato più flessibile.

Dopo un decennio di silenzio sulle atrocità commesse sotto il comando di Mladic, hanno ultimamente cambiato la loro posizione.

In una dichiarazione del mese scorso, il Primo Ministro della RS e Ministro degli Interni, Tomislav Kovac, ha ribadito il fatto che Mladic condusse le operazioni militari a Srebrenica per conto suo e senza la preventiva approvazione del governo della RS.

“Mi sono scontrato con Ratko Mladic fin dal 1992, quando capii che non avrebbe collaborato e non avrebbe osservato nessuna regola riguardante il combattimento con civili e il loro trattamento in guerra”, sostiene Kovac.

Poco dopo queste dichiarazioni, il Generale della RS Manojlo Milovanovic, ex Ministro della Difesa, ha interrotto quattro anni di silenzio per criticare il suo vecchio comandante.

Milovanovic ha accusato Mladic per “non essersi arreso al mandato della Corte dell’Aja 10 anni fa per proteggere tutti coloro che erano intorno a lui”.

“Credo che 17 generali e ufficiali di alto grado siano andati all’Aja perché Mladic non c’è andato”.

Branko Todorovic, direttore della Commissione di Helsinki per i Diritti Umani, sostiene che questi commenti siano intesi a creare l’impressione che “la più grande vittima di Mladic sia stato il Partito Democratico Serbo”.

Todorovic ha condannato le dichiarazioni di Kovac definendole “un patetico tentativo [da parte dei capi dell’SDS] di dissociarsi dalla politica del partito, del quale Mladic fu soltanto uno dei principali esecutori”.

Ha inoltre aggiunto: “Mi chiedo come mai Kovac non abbia parlato prima – se non nel 1993, almeno nel 1996 – ma sia invece rimasto zitto tutto questo tempo”.

“La spiegazione è che Mladic, come ogni comandante di guerra, era parte della rete criminale creatasi all’interno dei circoli politici dell’SDS”.

Todorovic ritiene inoltre che le recenti affermazioni fatte dalla leadership dell’SDS vadano nella direzione del voler scaricare quante più possibili colpe su di Mladic.

“Attraverso persone come Kovac e Milovanovic, stanno cercando di sostenere la storia di un generale psicologicamente instabile che era in conflitto con l’SDS”, afferma Todorovic.

Aleksandar Sekulovic, commentatore di Banja Luka, è d’accordo. “Molte persone con interessi diversi stanno parlando a proposito di Mladic, ma l’obiettivo di queste dichiarazioni sembra comune” – afferma - “ed è quello di dissociarsi dalle azioni di guerra di Mladic e facendo così chiamarsi fuori da qualunque cosa andata male durante la guerra”.

Miodrag Zivanovic, professore presso la Facoltà di Filosofia di Banja Luka, ha dichiarato che la “campagna anti-Mladic” non vuol dire che ci sia una genuina determinazione nell’arrestare il generale, o altri responsabili di atrocità.

“Tutto questo scalpore su Mladic è un teatrino diretto dalla classe dirigente il cui unico interesse è conservare la propria posizione di potere”, ha detto.

Sia che il cambio di retorica sia genuino oppure no, per la classe dirigente politica dell’RS sarà difficile far cambiare idea all’opinione pubblica nella stessa direzione.

Un sondaggio condotto dal Balkan Crisis Report per le strade di Banja Luka, la capitale della RS, ha evidenziato che il sostegno a Mladic è più forte che mai. Vojislav, un capitano dell’Esercito, sostiene che Mladic ha solo eseguito gli ordini. “So come agiscono i soldati”, dice. “Tutto quello che ha fatto Mladic erano ordini di Radovan Karadzic [Presidente della RS]”.

Radojka Markovic, una impiegata statale il cui fratello è stato ucciso durante il servizio nell’Esercito dell’RS, sostiene che Mladic è l’ultima persona che dovrebbe andare all’Aja.

“Se non fosse stato per lui, non ci sarebbero più serbi in queste regioni”, afferma.

Milos, uno studente di Geografia, è d’accordo con lei. “Mladic ha dimostrato ai Musulmani che non potevano fare quello che volevano in Bosnia”, dice. “Se lui fosse stato al comando, adesso saremmo una parte della Serbia. Non ci avrebbe mai traditi come hanno fatto gli altri politici”.

Indipendentemente dal fatto che Mladic finisca o no in tribunale, queste opinioni sono difficili da cambiare, almeno fino a quando l’SDS rimarrà la forza politica dominante nel paese.

“Fino a quando [l’SDS] avrà il sostegno dell’elettorato, la situazione rimarrà questa”, afferma Todorovic.


*Gordana Katana è una corrispondente del Balkan Crisis Report da Banja Luka


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