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Il fico basso della Bosnia Erzegovina

10.08.2005   

Un nuovo articolo dell'Associazione BiH 2005, in preparazione della conferenza del prossimo ottobre a Ginevra per il decennale di Dayton. Il testo prende in esame le politiche economiche difettose della BiH, suggerendo un'iterpretazione per lo sviluppo futuro
Di Vjekoslav Domiljan, membro dell'Associazione BiH 2005, e consulente indipendente. È stato ricerctore presso la LSB di Londra, ha partecipato ai lavori della Commissione economica dell'ONU a Ginevra e al Forum economico mondiale di Davos.

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Ivana Telebak


"Ogni albero da frutto buono ha dei buoni frutti..."

Il bosniaco-erzegovese "fico-storpio basso e storto ha dei frutti piccoli, rari, rinsecchiti" (Ivo Andric), mentre per esempio quello irlandese ha dei frutti dieci volte più grossi. Perché i Paesi di grandezza simile alla BiH (secondo la superficie e il numero della popolazione) hanno, per esempio l'Irlanda, una produttività dieci volte maggiore? Perché la BiH non diminuisce l'abisso economico rispetto alla Slovenia (per non parlare della Svizzera, lo Stato di paragone preferito dai politici BiH)? Le risposte verranno date alla conferenza internazionale "Dieci anni dopo Dayton e oltre", che si terrà il 20-21 ottobre 2005 a Ginevra.

Il problema di base dell'economia è la scarsa mobilità delle risorse. La forza lavorativa, la terra e il capitale non sono mobilitati. La bassa mobilità e l'alto sotto-sfruttamento delle risorse mobilizzate danno come risultato la scarsa concorrenza dell'economia e il debito estero. Non c'è Paese in transizione con tale debito relativo nel commercio, con una così alta disoccupazione della forza lavoro e con un settore pubblico così esteso come la BiH.

Non esiste una visione dello sviluppo che dica chiaramente alla gente dove sta il loro futuro. Non c'è nemmeno una strategia nell'agire quotidiano, così la politica in corso è senza fondamenta e, di conseguenza, senza risultati. Il periodo dal 1996 al 2005 è il periodo dei dieci anni cattivi o la decade delle politiche economiche difettose. Il periodo dal 2006 al 2015 potrebbe essere il periodo dei dieci anni buoni, cioè la decade delle politiche economiche di effetto.

Nel periodo 1996-2005, oltre ai risultati negativi della politica ve ne sono stati anche di positivi - la bassa inflazione, il debito estero moderato ed nu bilancio equilibrato - ma tutto questo si poteva ottenere anche con spese molto inferiori. Se si fosse riusciti con politiche monetarie perlomeno a mobilitare il capitale, questi ultimi si sarebbero potuti chiamare anni di successo! Ma la politica che non riesce a mobilitare le risorse è una cattiva politica. Essa non può portare la BiH né attraverso la prima tappa dello sviluppo economico, nè tanto meno alla seconda (l'uso produttivo delle risorse), o alla terza (l'economia basata sul sapere, che non esporta i container ma i software).

Il capitale è rimasto immobilizzato, non solo a causa delle inadeguate politiche monetarie, ma anche per la mancanza di un'organizzazione finanziaria. La legge in BiH non permette di fondare casse di risparmio o cooperative di credito-risparmio. Non consente nemmeno di fondare un'organizzazione micro-finanziaria. Sono sempre esistite le stesse banche con prassi comunia tutte, banche non specializzate non in grado di soddisfare tutti i bisogni dei cittadini e delle aziende, e nemmeno interessate a farlo.

La chiave della soluzione è la creazione di numerose aziende private. Soltanto esse possono risolvere la disoccupazione e la sottoccupazione. Senza alte percentuali di creazione ed eventualmente fallimento di aziende, cioè senza alti tassi di turbolenza, non avviene spostamento di risorse da un'attività all'altra, da un'azienda all'altra. Inoltre bisogna "togliersi dalla gobba" il carico pesante delle tasse con un taglio radicale del settore pubblico.

E' importante stimolare lo sviluppo dei gruppi di aziende innovative, piccole aziende di esportazione, le così dette gazzelle dell'esportazione. Inoltre è necessario avviare la costruzione di grandi strade per il trasporto e per l'informatizzazione. Senza la diminuzione delle spese di trasporto e di transazione non è possibile aumentare la concorrenza. Senza di ciò non si possono formare il tronco e la linfa dell'economia, cioè non si possono creare le condizioni per lo sviluppo di tante piccole aziende di successo.

Niente e nessuno, nemmeno l'accordo di Dayton, pone limiti o impedisce i poteri regionali dallo sviluppare l'economia imprenditoriale. Per lo sviluppo di un'economia di tipo tradizionale il livello decisionale chiave è quello nazionale, mentre per un'economia moderna si deve piuttosto considerare il livello regionale. I cittadini con le loro azioni collettive devono costringere i responsabili a prestare attenzione al fico basso bosniaco-erzegovese e a distribuire in modo uguale i suoi frutti abbondanti. Altrimenti patiranno la fame e voteranno coi piedi.

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