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Le voci antiche dell’Albania

07.10.2005   

Le maschere d'epoca Tracia in Bulgaria, la penisola del Butrint, in Albania, ed i suoi tesori sommersi. Nei Balcani recentemente sono state fatte rilevanti scoperte archeologiche. Non manca la neppure la realizzazione di documentari. Due registi albanesi stanno in questi giorni partecipando a Rovereto ad un festival internazionale di cinema archeologico
Di Ema Neimarlija

Si sta concludendo a Rovereto la "Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico" - curata dal Museo Civico di Rovereto in collaborazione con la rivista Archeologica Viva di Firenze - la più importante manifestazione internazionale dedicata al cinema archeologico.

L'evento si propone non solo di valorizzare un patrimonio culturale attraverso l'arte cinematografica, ma allo stesso tempo rappresenta un momento significativo per riflettere sul passato in relazione al presente. Lo sguardo degli spettatori si è immerso più volte in questi giorni in culture diverse, nella storia di paesi lontani.

Stando alle parole del direttore della rassegna, Dario Di Blasio, il crescente successo di quest'ultima è "sintomo più che evidente della crescente attenzione dell'archeologia per la comunicazione. Germoglia nell'ambiente archeologico l'esigenza di comunicare il proprio lavoro, l'esito delle proprie ricerche, non più e solamente all'interno di convegni e di congressi, bensì per il grande pubblico". In tal modo la rassegna è quasi capace di suggerirci l'impressione che non ci sia un lontano e un vicino.

Per la sua sedicesima edizione si è richiamata l'attenzione sul tema "La Religione: culto, mito, sacralità e pratiche rituali nella preistoria e nella storia", e nel programma, fittissimo di proposte, in tutto 70 film-documentari, erano presenti anche due produzioni albanesi.

Il primo documentario, "I benedetti", di Vladimir Prifti, con la consulenza scientifica di Myzafer Korkuti, documenta di antichi manoscritti liturgici, decorati e scritti con oro e argento fuso, su pergamena o lettera; di affreschi; di antiche icone, create e dipinte da autori anonimi o conosciuti. Tutte testimonianze della storia del popolo albanese, che raccontano il percorso di questa cultura, comune con altre culture della Penisola Balcanica o del Continente Europeo, analizzando i riti religiosi dal VI al XVIII secolo.

Un secondo documentario, "L'Apollinia dell'Illiria", di Esat Musliu - con Homo Balcanicus vinse nel 2003 il Premio Paolo Orsi - ci porta ad Apollonia, tra le rovine dell'antica città, sulla collina dove ora si trova il villaggio di Pojan. Nel monastero medievale che ospita il museo archeologico, regna il silenzio. Da qui partiamo insieme a Vanjjel Damo, il cicerone del Museo, che narra la storia delle chiese, della città, degli scavi archeologici.

Due contributi importanti per valorizzare un patrimonio culturale dei Balcani troppo spesso sottovalutato. Due documentari che, assieme a molti altri presentati durante il festival, contribuiscono a superare ogni scetticismo in merito alla fruibilità per il grande pubblico di questioni per troppo tempo rimaste all'interno di ristretti circoli accademici.


Per il programma ed informazioni:
museocivico.rovereto.tn.it

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