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Il Kosovo della discordia

26.10.2005    scrive Franco Juri

Gelo tra Belgrado e Lubiana dopo le affermazioni del Presidente sloveno secondo il quale in 5 anni il Kosovo dovrà divenire indipendente. Un nuovo protagonismo della diplomazia slovena che vuole porsi come mediazione tra USA e UE per smuovere il »pantano balcanico«?
S'incrinano seriamente le relazioni tra Lubiana e Belgrado dopo l'exploit del presidente sloveno Janez Drnovšek che propone l'indipendenza del Kosovo in cinque anni. La settimana scorsa infatti Drnovšek aveva annunciato - sembra senza consultare la propria diplomazia - un ruolo più attivo della Slovenia ( attualmente alla presidenza di turno dell'OSCE) nella soluzione del caso Kosovo.

Le parole di Drnovšek hanno irritato Belgrado al punto che questa ha disdetto la prevista visita del capo di stato sloveno in Serbia-Montenegro. Le relazioni tra i due paesi ex-jugoslavi che da tempo ormai si stavano rilassando, concedendo alle rispettive economie nuove e interessanti prospettive nell'area balcanica, si sono repentinamente raffreddate.

Per ovviare alla sanguigna reazione di Belgrado, insofferente per una proposta indipendentista che arriva proprio dalla Lubiana dove, nel 1989, si appoggiò la protesta albanese contro la repressione di Milošević, è subito volato nella capitale serba il consigliere di Drnovšek Ivo Vajgl, che però non è riuscito a convincere gli interlocutori serbi sulla bontà della proposta Drnovšek. E lunedì scorso quest'ultimo ha riconfermato le sue posizioni.

L'uscita del presidente sloveno sarebbe - a sua detta - un tentativo di smuovere la questione dalla destabilizzante impasse in cui si è venuto a trovare il Kosovo tra la sua attuale posizione di protettorato internazionale, l'irremovibilità serba nel rivendicarne la sovranità e le sempre più accese rivendicazioni indipendentiste degli albanesi che rappresentano la stragrande maggioranza della provincia autonoma ex-jugoslava.

La mossa slovena coincide con l'apertura del dibattito nel Consiglio di sicurezza ONU dove si confrontno inevitabilmente i diversi interessi , anche contrapposti, che si riferiscono al futuro dei Balcani. Soprattutto quelli degli USA e della Russia con un'Europa intermedia sempre più confusa e meno compatta sul da farsi. Molti osservatori considerano - non senza ragioni - che il destino del Kosovo dipenda comunque da quello della tormentata relazione tra Serbia e Montenegro. Se quest' ultima dovesse avviarsi definitivamente verso la propria indipendenza, un compromesso basato sull'autonomia del Kosovo in ambito serbo si farebbe ancor meno probabile.

Ma la reazione a catena potrebbe seguire anche il corso inverso; se al Kosovo verrà riconosciuta l' indipendenza ciò comporterà automaticamente un'ulteriore strappo centrifugo di Podgorica. Ma perchè a proporre un processo di graduale indipendenza della provincia a maggioranza albanese è stata proprio la Slovenia? Molti analisti vedono nella parole di Drnovšek un chiaro suggerimento americano.

L'idea »slovena« ricalca infatti quanto fatto intendere a più riprese da Washington, che avrebbe scelto proprio la fedele Lubiana per mediare in Europa un progetto su cui l'UE non sa schierarsi con chiarezza. Difatti tutta la presidenza OSCE della Slovenia sarebbe stata condizionata dalle scelte dello state department. L'irritazione di Mosca lo confermerebbe. Ma questa interpratazione - seppur grosso modo credibile - non spiega del tutto l'attivismo di Drnovšek. La sua decisione di riapparire sulla scena politica interna e internazionale in un momento cruciale quale è l'inizio del dibatto sul Kosovo in sede ONU è altresì il risultato di una sua personale sensazione di emarginazione rispetto ai processi politici che lo circondano e della sua convinzione che qualcosa di più deciso vada fatto per smuovere il pantano balcanico.

La sua proposta non è stata salutata con entusiasmo nemmeno dagli albanesi kosovari che in merito all'indipendenza della regione-protettorato sperano in tempi più brevi di quelli proposti dal presidente sloveno. Questo - secondo Drnovšek - sarebbe la prova inconfutabile che il suo è un compromesso ottimale. Lubiana ora attende che una voce grossa internazionale (leggi USA e UE) si schieri con le sue posizioni.
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