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Il governo albanese dichiara guerra al contrabbando

14.11.2005   

Il nuovo premier albanese, Sali Berisha, sembra determinato nel porre fine al contrabbando. Tuttavia non mancano perplessità sulla proposta di legge del suo governo: bandire le imbarcazioni a motore eccetto pescherecci e yacht di proprietà degli stranieri, possibilità di ampliare i poteri della guardia costiera
Di Artan Puto, per Transitions Online, 10 novembre 2005 (tit. orig.: “High and Dry”).

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall'Asta


Tramonto sul canale di Otranto (foto S. Zanoni)
Tirana, Albania – Potrebbe sembrare che l’Albania abbia bisogno di qualche industria fiorente, ma c’è un settore d’affari di grande successo in Albania, il contrabbando, che i Paesi vicini preferirebbero vedere non andare così bene. Le loro speranze potrebbero ora crescere, dato che il nuovo primo ministro, di recente nomina, Sali Berisha, sembra determinato a porre fine al contrabbando, in particolare quello che attraversa l’Adriatico, diretto in Italia.

Berisha non va per il sottile pur di raggiungere il risultato: le ultime proposte del governo prevedono una messa al bando totale, per tre anni, di qualsiasi imbarcazione a motore, ad eccezione solo dei pescherecci e degli yacht di proprietà di cittadini stranieri.

Il disegno di legge, di cui è stata attualmente preparata una bozza dal ministro dell’interno Sokol Olldashi, su ordine di Berisha, potrebbe anche ampliare significativamente i poteri della Guardia Costiera: Berisha vuole garantirgli il diritto di aprire il fuoco sui sospetti trafficanti, se necessario. Ha già promesso di fornire alla Guardia costiera ogni equipaggiamento necessario, inclusi pezzi di artiglieria.

“Non possiamo tollerare che un branco di criminali metta in pericolo vite umane per trasportare droghe, e danneggi l’immagine del Paese”, ha dichiarato Berisha quando a metà ottobre ha annunciato la sua iniziativa.

Berisha sta chiedendo condanne severe contro chiunque si rifiuterà di rispettare la legge.

La serietà della crociata di Berisha è stata sottolineata dalla sua decisione di farsi personalmente carico del previsto Comitato per la Lotta al Trafficking.

Le dure proposte del primo ministro sono giunte dopo il suo ritorno da una visita ufficiale in Italia agli inizi di ottobre, in cui si era incontrato con le sua controparte italiana, Silvio Berlusconi. Ciò ha fomentato l’accusa che le sue proposte siano state in realtà orchestrate da altri governi.

Queste posizioni potrebbero complicare la trasformazione del disegno in legge, ma Berisha ha già dimostrato la sua determinazione a ridurre il crimine internazionale firmando un trattato di estradizione che consente alle autorità italiane di deportare ogni trafficante albanese da loro catturato.

La situazione sta peggiorando?

Come accade con qualsiasi attività illegale, le vere dimensioni del contrabbando sono difficili da stabilire. Mentre non c’è dubbio che sia un significativo fattore economico in un Paese impoverito, una fonte nel comando della Polizia albanese sostiene che non ci sono indicatori specifici che la situazione sia peggiorata, benché un certo numero di casi di traffico di droga ed esseri umani abbia raggiunto negli ultimi mesi le prime pagine dei giornali.

L’incidente di maggiori dimensioni, da quando il governo di Berisha si è insediato all’inizio di settembre, è successo il 30 settembre quando un motoscafo che trasportava 12 immigranti clandestini dall’Albania è stato catturato vicino a Brindisi, all’estremità meridionale dell’Italia.

L’incidente più grave degli ultimi otto anni è successo in gennaio 2004, quando 20 immigranti clandestini sono annegati a poche miglia dalla costa albanese, vicino alla città di Vlora (150 km a sud di Tirana) mentre tentavano di attraversare lo stretto di Otranto, che separa l’Albania dalla costa vicina a Brindisi.

Fonti statunitensi riportate dai media albanesi stimano intorno ai 2 miliardi di dollari all’anno il valore delle droghe contrabbandate dalla mafia albanese.

I politici albanesi sono stati spesso sospettati di corruzione, o addirittura di essere in collusione con i contrabbandieri.

L’Albania produce droghe leggere come la marijuana, ma le droghe pesanti che costituiscono il grosso della droga contrabbandata provengono da altri Paesi e raggiungono l’Albania dalla Turchia, dalla Bulgaria, dalla Grecia o dalla Macedonia prima di essere imbarcate verso l’Italia e il resto dell’Europa occidentale.

Una rivoluzione guidata dall’emotività?

Ma il divieto proposto potrà fermare il trafficking?

L’ex ministro degli Interni, il socialista Luan Rama, lo esclude e sostiene che gli attuali governanti dovrebbero semplicemente “applicare le leggi che [già] ci sono”.

Le misure sono solo, egli sostiene, “ordini politici imposti dalle nazioni vicine”.

Lo scorso anno il parlamento albanese ha approvato una legge antimafia scritta con l’assistenza di esperti italiani. Tra le sue disposizioni chiave c’è il diritto di confiscare le proprietà delle persone accusate di attività illegali.

La Guardia di Finanza italiana pattuglia i 340 km di costa albanese congiuntamente alla Polizia di Frontiera e alla Guardia Costiera albanesi.

In agosto 2002, dietro pressione degli italiani, l’Albania impose un più ristretto divieto al traffico marittimo.

Ma il valore del divieto è messo in dubbio perfino da qualcuno tra le forze di polizia albanesi. Questo giro di vite “che si applicava solo ai motoscafi” si dimostrò di breve durata, e l’effetto principale, secondo una fonte nel comando della Polizia nazionale, fu di spingere i narcotrafficanti a trovare nuove vie per inviare in Italia le loro spedizioni. Molti iniziarono a utilizzare le strade del vicino Montenegro o ad affidare le loro merci agli immigranti regolari che viaggiano sui traghetti.

Descrivendo le azioni di Berisha come “emotive”, la fonte sostiene che il divieto è “una mossa rivoluzionaria che va contro i diritti umani”.

Berisha dovrà anche trovare il modo di impedire che il divieto si rivolti politicamente a suo danno. Ali, un pescatore di Vlora intervistato da una TV privata, si è già convinto che il governo intende proibirgli di andare per mare. “Queste misure sono assurde. È come confiscare a qualcuno l’automobile o il negozio. La mia barca è una mia proprietà privata!”

Il nuovo governo appare quindi stretto tra le richieste dell’Italia e di altri Paesi europei che vogliono porre fine al contrabbando, e voci dall’interno dell’Albania che pensano che le nuove misure siano eccessive e che danneggeranno solo gli scambi e il commercio.

Artan Puto è corrispondente di TOL da Tirana.

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