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Il funambolico Traian Basescu

08.02.2006   

Il Presidente rumeno sorprende gli osservatori nazionali ed esteri con una serie di esternazioni poco diplomatiche. Attacchi alla Russia, difesa delle basi americane, una formula per unificare Romania e Moldavia all’interno dell’UE, una proposta per la Transdnistria. I commenti
Di Razvan Amariei*, Transitions Online, 2 febbraio 2006 (titolo originale: “Talking Head of State”)

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall'Asta


Traian Basescu
Bucarest – “La Romania si riunirà con la Moldavia sotto il tetto dell’Unione Europea (UE); le minoranze etniche rumene in Ucraina, Serbia e Ungheria sono trattate peggio di come sono trattate le minoranze in Romania; la minoranza ungherese in Romania fa delle richieste irragionevoli; la Russia dovrebbe considerare la storia prima di contestare le basi militari USA in Romania”. Queste sono solo alcune delle ultime affermazioni fatte dal Presidente rumeno Traian Basescu.

Le sue parole sono state accolte, in Romania come all’estero, con una sorpresa che rasenta la costernazione.

I primi segni che nella politica estera rumena si stesse preparando qualcosa di poco chiaro sono emersi il 20 gennaio. Durante un incontro con le rappresentanze diplomatiche a Bucarest, Basescu suggerì di aver abbandonato l’idea, lanciata solo lo scorso anno, che prevedeva un asse Bucarest – Londra - Washington.

“L’obiettivo principale per la Romania nel 2006 è quello di entrare nell’UE”, ha detto alle rappresentanze estere. L’ingresso della Romania come Stato membro è programmato per il 1 gennaio 2007, ma la data potrebbe slittare di un anno se le riforme fossero giudicate insufficienti dagli attuali membri.

Basescu ha sostenuto comunque che UE e NATO continuano ad essere i pilastri gemelli delle relazioni internazionali della Romania e che le truppe di pace rumene resteranno in Afghanistan e nei Balcani occidentali.

“Manterremo anche la nostra presenza militare in Irak, finché il governo di Baghdad dirà che essa non è più necessaria”, ha detto ai dignitari riuniti.

”Una nazione, due Paesi”?

Allo stesso incontro, ha sostenuto un elemento di continuità più controverso, quando ha riaffermato il suo impegno nella politica, inaugurata nel 2005, di “una nazione, due Stati”, per ciò che concerne le relazioni della Romania con la vicina Moldavia.

“Noi crediamo che i due Paesi siano legati dalla storia, dalle tradizioni, dalle relazioni personali, e che l’unificazione della nazione rumena potrà avvenire all’interno dell’UE. Vogliamo, per mezzo dell’Europa, riparare a una grave ingiustizia storica”, ha detto.

La Bessarabia, il territorio tra i fiumi Prut e Dniestr che oggi costituisce la maggior parte della Repubblica di Moldavia, fu conquistata dall’Impero Russo nel 1812. Fino a quel momento, essa faceva parte del regno di Moldavia, uno dei tre cosiddetti “Paesi rumeni”, insieme alla Transilvania e alla Valacchia.

Si fuse col regno di Romania nel 1918, ma nel 1940 Bucarest fu forzata a cederla all’Unione Sovietica. Un anno dopo, combattendo al fianco dell’esercito tedesco, la Romania riconquistò il territorio, solo per perderlo nuovamente nel 1944.

Le presenti e passate affermazioni di Basescu sembrano suggerire che egli consideri la Bessarabia un territorio rumeno.

Basescu ha perfino detto recentemente che avrebbe sostenuto l’ipotesi che la Moldavia entrasse nella UE insieme con i Paesi dei Balcani occidentali, come la Macedonia o la Serbia, invece che insieme all’Ucraina.

“Noi non possiamo accettare che il territorio della Moldavia si divida” ha anche detto Basescu, “cosicché stiamo preparando una soluzione per il conflitto latente del Transdniestr, una soluzione che vogliamo proporre ai nostri partner occidentali e a quelli del Mar Nero”.

Il Transdniestr è una parte secessionista della Moldavia, con una popolazione in larga misura di lingua russa.

A livello interno, nazionale, le reazioni sono andate dalla sfiducia e dal sarcasmo all’approvazione.

Alcuni osservatori hanno accusato il presidente di opportunismo, specialmente alla luce della sua fredda reazione a un analogo piano per la Moldavia proposto in dicembre dal Primo ministro Calin Popescu Tariceanu.

Altri sono stati più positivi. Bogdan Chirieac, editorialista per Gandul, ha scritto: “Gli ci è voluto un anno, ma Traian Basescu ha scoperto l’Europa. L’anno scorso ha spiacevolmente sorpreso il continente con l’asse Bucarest – Londra - Washington e richiamando l’attenzione sulla regione del Mar Nero. Questa volta il Presidente ha fatto un discorso pragmatico ed equilibrato”.

Stelian Tanase, uno stimato analista politico, ha detto che l’idea di unificare la Moldavia con la Romania all’interno dell’UE era “l’unica soluzione logica per quella questione”, la stessa che egli aveva proposto pochi anni fa.

Dall’esterno della Romania non sono giunte reazioni ufficiali. Ma affermazioni recenti di Olli Rehn, il Commissario europeo per l’allargamento, o del Primo ministro francese Dominique de Villepin, fanno sembrare improbabile che l’allargamento continui con uguale vigore e velocità dopo l’accesso dei prossimi candidati, la Romania and Bulgaria nel 2007 o 2008, e probabilmente la Croazia nel corso del 2009.

E anche se l’allargamento continuasse, la Moldavia, un Paese disperatamente povero che non controlla una larga fetta del suo territorio, non è sicuramente tra i candidati più attraenti.

Ufficialmente neppure la Moldavia ha commentato le idee di Basescu, ma i giornalisti nella capitale Chisinau hanno fatto notare che la formula “una nazione, due Stati” è stata ripetutamente respinta dal presidente moldavo Vladimir Voronin. Due mesi fa comunque egli si disse d’accordo che la Moldavia e la Romania si sarebbero reincontrate all’interno dell’UE, ma come “due Stati pienamente indipendenti”.

Il sogno di Basescu di unificare i due Paesi all’interno dell’UE ha generato inevitabili parallelismi, da parte di alcuni giornalisti ungheresi, col concetto - a lungo esposto da diversi politici ungheresi - che la nazione ungherese si sarebbe nuovamente riunita una volta che tutti i Paesi con comunità ungheresi, e “specialmente la Romania”, si fossero ritrovate all’interno dell’UE.

Le basi per le basi USA

Ma è stata l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che ha fornito lo sfondo per la più provocatoria dichiarazione di Basescu, seguita a una domanda espressa da Konstantin Kosachev, capo della delegazione russa.

Kosachev si chiedeva come potesse l’accordo sulle basi USA in Romania non essere in contrasto con il Trattato sulle forze convenzionali in Europa e con l’impegno della NATO a non dislocare quantità significative di truppe sul territorio dei nuovi Stati membri.

Dopo aver replicato che le basi non rappresentavano una minaccia per nessuno e che erano in linea con tutti gli accordi rilevanti, Basescu aggiunse: “Vedo che lei, signore, rappresenta la Federazione russa. Voi siete stati 13 anni in Romania e noi non vi abbiamo mai chiesto il perché”.

Truppe sovietiche occuparono la Romania dal 1945 al 1958.

Anche se l’affermazione di Basescu era accompagnata da una risata, Kosachev era chiaramente impreparato al suo tono sarcastico e non fece altre domande.

“È stato un grosso errore”, ha detto l’analista politico Valentin Stan nel corso di un talk show. “Non è di nessuna utilità dire di volere la Russia come partner e amica, e poi attaccarla in più di un’occasione”.

Altri si sono detti meno preoccupati. “Forse Basescu ha ragione”, ha detto il giornalista Ion Cristoiu durante un’apparizione televiva. “Forse il suo nuovo atteggiamento più aggressivo, una cosa mai vista nella storia della Romania, è ciò di cui ora abbiamo bisogno”.

L’analista politico Tanase pensa che si sia trattato solo di un espediente. “[Basescu] sapeva del vivido ricordo che i rumeni hanno dell’era sovietica, e sapeva chi lo stava interrogando. Così ha dato una risposta teatrale, indirizzata ai suoi, a casa, e non ai russi”, ha detto.

Una questione di minoranze

Nella stessa sessione del Consiglio d’Europa, Basescu è riuscito a offendere anche gli ungheresi con una replica piuttosto aspra a un ex viceministro degli Esteri ungherese, Zsolt Nemeth.

Nemeth voleva sapere perché il Senato rumeno avesse respinto la bozza di legge sullo status delle minoranze.

In una risposta apparentemente neutrale, Basescu ha spiegato: “La Romania ha uno dei più moderni apparati legislativi per quanto concerne i diritti delle minoranze. Esse vengono istruite nella loro madrelingua, ad ogni livello scolastico, e sono libere di usare il proprio linguaggio nell’amministrazione pubblica e nella giustizia”.

Ma poi ha aggiunto: “Noi abbiamo cercato disperatamente un modello negli Stati membri dell’UE e non lo abbiamo trovato. Se ne avete uno, vi prego di darmelo, e io lo porterò con me [in Romania]”.

Basescu ha anche detto che i rumeni che vivono in Ucraina, Serbia ed Ungheria non beneficiavano degli stessi diritti delle minoranze in Romania. Ma Traian Cresta, un leader dei rumeni ungheresi, ha espresso il proprio disaccordo, dicendo che l’autonomia culturale delle minoranze nazionali era già una realtà nel suo Paese.

E Marko Bela, leader della rumena Alleanza democratica degli ungheresi, ed ex vicepremier nel governo della coalizione di centro-destra in Romania, ha chiesto a Basescu di comportarsi con maggiore cautela.

“Avrebbe potuto almeno consultarsi con noi, visto che noi abbiamo avuto un interesse costante su questo tema negli ultimi 15 o 16 anni”, ha detto Bela. Uno dei suoi colleghi di partito ha suggerito che il modello che Basescu non riusciva a trovare potrebbe essere la Finlandia, con i diritti che essa garantisce alla sua minoranza svedese.

La risposta di Basescu comunque è stata ben accolta tra i nazionalisti rumeni, il che potrebbe essere il suo reale intendimento, dato che il partito estremista Grande Romania e il suo leader Corneliu Vadim Tudor stanno guadagnando terreno nei sondaggi. Il partito si oppone fermamente a garantire maggiori diritti alle minoranze.

Un Presidente sui generis

Per chi osserva da vicino la politica rumena, le affermazioni di Basescu non sono state veramente una sorpresa. Sorin Ionita, direttore esecutivo della Società accademica rumena, un prestigioso think tank, ha detto: “Penso che in effetti abbiamo a che fare con il suo vecchio populismo, stavolta a livello internazionale. Ma la sua audience di riferimento è sempre il popolo rumeno”.

Basescu certo è famoso in Romania per la sua spontaneità e il suo anticonformismo. Molti osservatori tendono a credere che la sua intera carriera politica si sia basata su queste due qualità.

Difficile dimenticare come Basescu scoppiò in lacrime annunciando solo due mesi prima delle elezioni del 2004 che egli avrebbe preso il posto di Theodor Stolojan, di cui si diceva che fosse gravemente malato, come candidato presidenziale dell’opposizione di centro-destra. O quando minacciò durante la campagna che i funzionari corrotti sarebbero stati “impalati” di fronte ai palazzi governativi.

I rumeni ricordano piuttosto bene anche come, subito dopo essere diventato presidente, Basescu chiese ai magistrati di andarsene, finché non fossero stati capaci di fare il loro mestiere. Si offrì anche di mostrare alla polizia i posti dove le prostitute svolgevano i loro commerci, “nel caso non lo sapessero”.

Basescu fu il primo presidente rumeno a lasciare il suo ufficio al palazzo Cotroceni per tenere il suo discorso di capodanno dal vivo, in abiti informali, in piazza dell’Università nel centro di Bucarest.

“Lui è diverso”, ha detto Ionita. “[Il predecessore di Basescu] Ion Iliescu non si sarebbe mai comportato in quel modo, né l’avrebbe fatto [l’ex Primo ministro Adrian] Nastase. Ma io tendo a credere che, alla fine, le sue affermazioni sulla Moldavia, sulla Russia, o sulle minoranze, anche se non sempre sono giuste, ben difficilmente metteranno a repentaglio la nostra politica estera”.

Solo il tempo potrà dire se gli atteggiamenti di Basescu saranno di qualche utilità. Nel frattempo i rumeni possono godersi lo spettacolo di avere un leader che non si fa problemi a dire quello che pensa.

*Razvan Amariei è corrispondente di TOL da Bucarest
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