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Media albanesi e regime comunista

16.03.2006   

Un editoriale del quotidiano Shekulli indaga le motivazioni che spingono i media albanesi ad occuparsi assiduamente del passato regime e in particolare dell’ex premier comunista Mehmet Shehu. Nostra traduzione
Di Ylli Polovina, Shekulli, 25 gennaio 2006 (tit. orig. Ky bum mediatik për Mehmet Shehun)

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Marjola Rukaj


Mao e Mehmet Shehu durante la visita della delegazione albanese in Cina (1966)
A questo punto della nostra storia postcomunista, viene naturale chiedersi seriamente: perché una parte cospicua e molto seguita dei nostri media continui instancabilmente ad occuparsi di Mehmet Shehu (ex premier comunista e braccio destro di Enver Hoxa, ndt)? E’ da 25 anni che non si riesce a smettere, raggiungendo picchi come quello del ‘94 quando la televisione statale gli dedicò un intero ciclo di dossier di parecchie settimane o quello più recente di uno “speciale”, tutt’altro che breve, su TV Klan. I quotidiani, a loro volta hanno ripreso a riempire pagine intere sul nostro ex premier comunista. Forse non vi è niente di bizzarro, e la domanda potrebbe diventare retorica, se la risposta è che si tratta solo di un interesse mediatico che è esploso per il periodo dittatoriale, inteso come grande mistero da svelare grazie alla libertà di questi ultimi anni. Però, per scoprire quello che il comunismo fu realmente, di questo passo ci metteremo esattamente gli stessi anni della sua durata. Si prospettano quindi 46 lunghi anni spesi ad occuparci di quello che ci è capitato.

Tuttavia la grande passione per Mehmet Shehu potrebbe anche essere spiegata come un semplice fatto commerciale. Le televisioni sono in cerca di telespettatori e i giornali di lettori. Questa corsa frenetica non interessa ovviamente solo i nostri media, ovunque nel mondo si va in cerca di audience e di pubblico. E in più, tutti sono in cerca di un consumatore passivo di scoop. Questo fenomeno potrebbe scaturire pure dal fatto che nella biografia del nostro ex premier c’è anche la questione del suo suicidio-omicidio. Forse è proprio questo suo particolare che ha alimentato enormemente il suo nome e il suo operato, si è anche arrivati a voler investigare su come e dove è stata trovata la sua tomba. L’attrazione può anche essere attribuita al fatto che dopotutto, ciò rappresenta un punto culminante della lotta interna, tra i capi comunisti per il controllo del potere supremo. L’elisir potrebbe essere anche il fatto che uno dei capi principali dell’epoca, che successe ad Enver Hoxha, sia ancora vivo e vegeto.

E’ probabile che determinate cerchie o persone, che mirano a coinvolgerlo, abbiano un particolare interesse nel tenere ancora viva la discussione. Ma ci può essere anche una certa curiosità nel conoscere meglio il suo temperamento e capire se l’Albania con il suo avvento al potere, dopo la morte del dittatore, avrebbe avuto un destino migliore o peggiore di quello che ebbe con Enver Hoxha. Strano! Non bastò neanche il libro chiaro e completo che suo figlio, lo scrittore Bashkim Shehu, pubblicò 13 anni fa. Non bastò neanche un capolavoro di Kadare “Il successore” , romanzo che i nostri figli leggono obbligatoriamente a scuola. E il tema non si esaurì neanche dopo uno dei bluff più spettacolari dell’ultimo decennio quando un’avvocatessa di Selenica, presso Valona, da anni residente in Puglia, insistette di essere la vera figlia di Mehmet Shehu.

Ma c’è soprattutto da dire che l’ex premier aderì al partito comunista solo per arrivismo e per accedere al potere supremo ed è stato per questo che alla fine è stato eliminato nella lotta per il potere. Ci si potrebbe tranquillizzare con il fatto che l’Albania di Mehmet Shehu avrebbe continuato ad essere il prototipo negativo del bolscevismo e non avrebbe rinunciato al fanatismo ideologico, agli scandali e ai suoi crimini. Anche al dilemma sul suo omicidio o suicidio si potrebbe rispondere con noncuranza, dopotutto che importanza ha... Uomini più potenti di lui volevano farlo fuori e ci sono riusciti. Durante la dittatura il prezzo della lotta era la vita. Mehmet Shehu non fu né il primo né l’ultimo.

Al di là della volontà di chiudere o meno questo tema senza sprecare troppo tempo, tra gli albanesi ha preso piede un vivo interesse per Mehmet Shehu. Che ci piaccia o no, si è costretti ad approfondire in cerca di spiegazioni diverse da quelle in cui abbiamo creduto finora. A quanto pare noi siamo propensi a dedicarci a cose che ci capitano, e non a ciò che ci serve. Ci facciamo guidare da coloro che, posti più in alto di noi, ci rendono la vita più difficile, non da coloro che potrebbero condurci ad una vita migliore. Ma se proprio dobbiamo ripensare il passato e screditare i miti come da tempo stiamo facendo, almeno che si faccia luce sui messaggi ben più interessanti dei nostri politici della dittatura, soprattutto sui suoi rinnegati. Questo è un debito che continuiamo ad avere con loro.

Basterebbero anche alcuni esponenti dello stesso comunismo. Per fare un esempio, proprio come ora, nei primi anni del dopoguerra abbiamo dedicato innumerevoli trasmissioni radiofoniche e televisive, o intere pagine di giornali a Koçi Xoxe e non a Sejfulla Maleshova. Xoxe è stato coinvolto in molti crimini e intrighi nella sua vita al potere. Sejfulla Maleshova non ha colpe del genere, almeno non come altri colleghi di partito. Il primo era parzialmente istruito, il secondo era un erudito. Quasi tutti sanno che al primo hanno dedicato una via a Belgrado, ma pochi sanno che il secondo era uno scrittore e un traduttore dalla penna molto raffinata. Si dedicano dei libri a Mehmet Shehu, ma non si analizza mai il progetto euro-comunista di Maleshova. Il mezzo secolo del nostro comunismo ha subito un cupo oscurantismo, ma questo non giustifica il fatto che si continuino a sventolare le sue parti più oscure e più consumate. Abbiamo avuto anche delle Primavere come si suol dire. Ma non mi risulta che qualche scrittore, politologo, o media abbiano dedicato un minimo spazio a questi momenti, per chiarire non solo a noi ma anche a coloro che di noi sanno poco, che dopo tutto non eravamo solo un gregge selvaggio e primitivo messo a bada da una piccola comitiva. Se ciò avvenisse si potrebbe anche parlare di qualche architetto di una sconosciuta primavera di Tirana come Todi Lubonja ad esempio. Invece si continua a sfogliare la relativizzazione delle verità sul nostro ex premier defunto, si passano giornate a commentare, e ricommentare all’infinito... Però questo è un caso che appartiene totalmente al passato. Non ci porta alcun buon auspicio sul futuro e tanto meno emozioni positive sul passato.


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