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Albania: dannata terza età
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Data pubblicazione: 19.04.2006 09:38

L’assistenza agli anziani in Albania è un punto dolente. Il modo migliore per assisterli sembra sia il ricovero, ma questo spesso non fa che peggiorare la loro condizione, limitandone l’autonomia. Nostra traduzione
Di Sonila Isaku, Koha Jone, 24 marzo 2006, (tit. orig. 86% e te moshuarve me depresion)

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Marjola Rukaj


In Albania sembra che il ricovero sia il miglior modo per assistere gli anziani, nella maggior parte dei casi però ciò non comporta miglioramenti bensì conseguenze negative per la loro salute e persino problemi gravi e diagnosi psichiatriche. Il degrado verso queste fasi fatali non è che la conseguenza della totale mancanza di assistenza medica nei loro confronti, che costituisce ormai una situazione allarmante riscontrabile nella maggior parte degli ospedali e delle case di riposo. I problemi assistenziali, senza tener conto della prevenzione, causano in primis un aumento del rischio di malattie, affezione da malattie croniche e spesso anche invalidità funzionale in fase avanzata.

Tutti coloro che accusano la mancanza di un’adeguata assistenza presso gli ospedali o in altri centri adibiti a tale funzione, vengono definiti dai medici come categoria “anziani a rischio”. Rientra in questa categoria ben il 15 % della popolazione over 65. Sono esposti allo stesso rischio una percentuale che oscilla tra il 25 e il 50 % degli anziani che hanno superato l’età di 85 anni. Mentre nelle case di riposo il fenomeno interessa tragicamente il 70-90 % degli anziani che vi vivono. Ed è proprio tra le mura delle case di riposo che ha luogo l’incubo senile. Secondo alcune osservazioni si è giunti alla conclusione che l’86% degli anziani è affetto da patologie psichiatriche tra cui la più diffusa risulta la demenza. I fattori che hanno fatto sì che la situazione deteriorasse fino alla condizione attuale, non sempre riguardano l’aspetto oggettivo dell’avanzamento delle malattie, sono piuttosto conseguenze favorite dalla noncuranza con cui si affronta l’assistenza medica dell’anziano, annoverando tra l’altro imprecisione della diagnosi, e spesso la sovrastima della gravità, per poi sfociare nella prescrizione inadeguata di farmaci che invece di migliorare la condizione dell’interessato ne comportano effetti collaterali, e complicazioni del tutto evitabili.

“Fino ad oggi, i luoghi tradizionali dell’esecuzione delle cure mediche sono stati principalmente lo studio del medico specializzato e l’ospedale nei casi più acuti. L’aumento del bisogno di assistenza dovuto al rapido aumento della popolazione ha comportato un’evoluzione delle modalità tradizionali. Ad esempio fino a poco tempo fa, il ricorso a terapie da applicare negli ospedali era considerato un caso da evitare a causa dell’ovvio rischio di peggioramento dei pazienti, particolarmente se si trattava della cosiddetta terza età. Da qualche tempo l’atteggiamento nei confronti degli ospedali è cambiato, facendo sì che il ricorso ad essi sia preferibile grazie anche ad un’assistenza sufficiente che vi si offre, però sarebbe necessario l’aumento di questi centri altrimenti l’assistenza offerta perde di efficacia nell’insieme dei casi” afferma il medico Kiri Zallari.

Però col ricovero, che risulta essere così preferito dai medici di oggi, si corre soprattutto il rischio della perdita dell’autonomia dell’anziano. Gli stessi anziani, che affetti da malattie diverse, hanno dovuto recarvisi frequentemente, affermano che negli ospedali si sentono isolati, spersonalizzati poiché perdono la loro autonomia, dovendo affrontare una situazione difficile che ha delle conseguenze negative sul loro miglioramento e anche sulla ripresa della vita fuori dalle mura dei centri di ricovero. A tutto questo vanno aggiunti gli effetti collaterali dei farmaci prescritti quali le reazioni, le trasfusioni, le conseguenze dovute alla complicazione e le diagnosi errate, e da non dimenticare ovviamente le infezioni ospedaliere.

Inoltre, un’alta percentuale degli effetti collaterali è dovuta al motivo più che evitabile delle cure incompatibili con le diagnosi degli anziani. Si tratta del 40,5 % dei casi di anziani ricoverati presso gli ospedali statali, tra cui l’8,8 % hanno meno di 70 anni. E così che si spiega il verificarsi indiscriminato di anoressie e turbamenti vari. Gli esperti in questo campo insistono da tempo sull’istituzione di centri specializzati che diano assistenza ai pazienti della terza età, in tempi ragionevoli, rendendo possibile anche il controllo tempestivo dell’andamento, cosa che oggi pare sia piuttosto trascurata visto che i medici dedicano meno attenzione ai pazienti della terza età, e spesso mancano addirittura anche i rapporti diagnostici.

Secondo uno studio sulla condizione degli anziani, i fattori che influiscono sulla depressione in aumento degli anziani albanesi sono, il ricovero in strutture inadeguate, diagnosi incompleta, mancanza di coordinazione dei servizi da parte degli enti locali, somministrazione imprecisa di farmaci, insufficienza di utilizzo dei metodi tecnici della riabilitazione fisica.

L’80% degli anziani si dichiarano di buona salute, il 20% sono affetti da malattie varie e si recano spesso nelle strutture ospedaliere statali, il 12% avverte la mancanza dell’assistenza medica adeguata tra cui il 20-50% sono i pazienti che hanno superato gli 85 anni, e il 70-90% sono coloro che vivono nelle case di riposo. L’86% degli anziani che vivono nelle case di riposo risultano affetti da depressione cronica.