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Sindacati in Albania: manca il dialogo con il governo
Osservatorio Balcani Guide per Area Albania Albania Notizie
Data pubblicazione: 31.05.2006 12:42

Il governo albanese sta attuando riforme neo-liberiste ed evita il confronto sociale con i sindacati. La denuncia e la promessa di mobilitazione e dialogo del segretario della Confederazione dei sindacati albanesi
Operaio - Gughi Fassino
Koha Jone, 23 aprile 2006
Traduzione dall'albanese: Kleant Kini e Lucia Pantella


Il segretario della Confederazione dei sindacati albanesi Kole Nikollaj parla per il quotidiano albanese Koha Jone. I problemi attuali del governo nell'ambito sociale ma anche in quello economico, così come le promesse del governo rimaste inattuate, spiegate in un'intervista per KJ dal leader della Confederazione albanese dei sindacati.

Così il leader sindacale Kole Nikollaj illustra anche la mancanza totale di dialogo sociale con il governo, con cui finora non si è giunti a nessun incontro tra le parti per la soluzione di problemi in generale, attraverso la collaborazione, come avviene d'altra parte nel resto del mondo. In segno di protesta, in occasione della festa del 1 maggio, i sindacati albanesi sono scesi in piazza per manifestare contro le politiche del governo in materia di lavoro.

Perché sono necessari i sindacati? Qual è la loro missione e come è possibile raggiungerla?
La nostra missione che mira a creare, costruire e difendere le politiche di sviluppo economico e sociale, ha solo un obiettivo: arrivare ad un futuro migliore per tutta la società albanese. Stiamo lavorando affinché queste politiche siano formulate, e messe in atto in maniera parallela, attraverso lo sviluppo economico e la giustizia sociale.

Non è difficile capire che il successo delle nostre iniziative dipende completamente dal livello di stabilità della società attraverso la creazione di condizioni di lavoro e di occupazione dignitose, accompagnate da un livello sociale accettabile. Da questo dipende la pace sociale, che è il prodotto di un dialogo reale e sano.

Il dialogo sociale in Albania non è nella sua fase iniziale, ma al contrario questo dialogo ha un decennio di vita ma purtroppo, come tutta la realtà albanese della transizione, anche questo dialogo si caratterizza per una certa incoerenza, formalità e mancanza di professionalità e spesso è stato politicizzato in funzione delle politiche adottate dal governo.

Dal punto di vista dei sindacati, quali sono gli attuali problemi dell'Albania?

Esiste tutta una serie di problemi che oggi accompagnano il nostro paese: tra questi i più importanti riguardano l'aumento delle buste paga, che deve essere realizzato tenendo conto del reale indice dei prezzi, e l'aumento delle pensioni nella misura promessa. Un'altra questione fondamentale è la legge per il passaggio della dipendenza dell' Istituto di Previdenza sociale dal ministero del Lavoro a quello delle Finanze.

La non approvazione, ormai da 5 mesi, della legge per l'Ispettorato del lavoro e la mancata approvazione del governo della decisione per la creazione di un "Consiglio Nazionale del Lavoro" sono i passi più urgenti che l'attuale governo deve intraprendere.

In questo senso, anche l'aumento del prezzo dell'energia solo per i consumi famigliari è un fattore che incide pesantemente sulle condizioni di vita degli albanesi, perché è noto che la maggioranza della popolazione vive sotto il livello medio di benessere. La riduzione del numero dei farmaci sovvenzionati e la tassa sulla ricetta medica non fa che peggiorare la loro situazione. La tendenza del governo attuale di centralizzare il potere decisionale e attuare molte riforme per raggiungere la stabilità economica, va di pari passo con il taglio dei posti di lavoro e ad alti costi sociali, pagati dai cittadini.

D'altra parte queste tendenze neo-liberiste hanno impedito il normale svolgersi del dialogo sociale e hanno innescato numerosi elementi di crisi, che continuano a preoccuparci come la fragilità della pace sociale, la mancata crescita della produzione, il deficit nella bilancia dei pagamenti , la crisi energetica, l'alto tasso di disoccupazione su una percentuale fuori dal controllo dello stato, l'aumento dei poveri soprattutto nelle zone rurali, una debole rete infrastrutturale, i danni all'ambiente e un alto livello di corruzione tanto a livello economico quanto a quello politico.

E i sindacati come intendono risolvere questi problemi?

La teoria del governo di centralizzare le politiche per lo sviluppo esclusivamente nelle mani del primo Ministro, uno che oltre a non essere un esperto, si è rivelato anche autoritario, sta danneggiando le basi della cooperazione e della solidarietà non solo tra le parti sociali ma in tutta la comunità albanese.

Le politiche casuali senza un programma di sviluppo ben definito e spesso modificato all'ultimo minuto si stanno trasformando in politiche restrittive. Per noi sindacati queste sono le sfide principali e a tal fine è nostro dovere costringere il governo ad agire sulla base di un quadro legislativo chiaro e lineare.

Per questo lotteremo e otterremo con mezzi democratici, anche usando gli strumenti della resistenza democratica, affinché il Parlamento approvi la legge sull' Ispettorato nazionale del lavoro e la metta in atto in tempi veloci.

I problemi sociali sono all'ordine del giorno ma solo negli ultimi tempi hanno iniziato ad emergere in maniera più chiara e generalizzata. Non solo i pensionati e disoccupati, ma anche i giovani, le donne e gli studenti affrontano con difficoltà la vita sotto il livello normale di benessere.

Qual è l'importanza del Consiglio Nazionale del Lavoro, e quanto aumenterà l'occupazione se passerà sotto la dipendenza del ministero delle Finanze?

L'orientamento dell'attuale governo, eccessivamente liberale verso l'economia di mercato tende a superare quello del governo precedente anche nei fatti. In tema di occupazione non è stato rispettato il codice del lavoro, per cui molte imprese importanti che sono al servizio della popolazione, hanno assunto dei lavoratori non qualificati e non formati per il loro lavoro. Il dialogo sociale ha ostacolato lo sviluppo della pace sociale e ha impedito lo sviluppo della democrazia perché s'incontrano difficoltà nello sviluppo del paese.

In questo contesto, almeno per ora, noi siamo l'unico paese post-comunista che non ha un Consiglio Nazionale per il Lavoro. È da tre mesi che è scaduto il mandato del vecchio Consiglio del lavoro ma il governo non si è ancora mosso per crearne uno nuovo anche se questo dovrebbe essere un obbligo di legge.

Questo Consiglio ha una funzione consultiva per la definizione e realizzazione delle politiche sociali del lavoro, sui salari, sulla formazione e sulla difesa dei programmi economici e sociali del paese. Oltre a ciò, il Consiglio può prendere parte alle consultazioni e può adottare delle decisioni col metodo consensuale e può presentare delle raccomandazioni al Consiglio dei Ministri, attraverso il ministero del Lavoro.

Per circa 4 mesi non è stata realizzata nessuna di questi funzioni, e questo significa inevitabilmente fare dei passi indietro. Così è imperdonabile che la proposta di bilancio annuale e anche il livello dei salari non siano passate all'esame del Consiglio Nazionale del Lavoro.

La mancanza di dialogo in paese cosa ha causato? Ha contribuito ad un peggioramento della situazione?

Il mancato funzionamento di questo dialogo e la sua deformazione per mancanza di competenza ed esperienza ha portato ad un netto peggioramento dei problemi economici e sociali, come anche nei settori dell'istruzione, sanità, medicinali, trasporto, pesca, petrolio per i quali, in maniera più o meno sporadica, si tenta di organizzarsi in sindacati che giorno dopo giorno si confrontano col governo e coi diversi datori di lavoro.

Spesso questo dialogo si è trasformato in una copertura per il potere e per il governo. Dalla mancanza di questo dialogo si vede chiaramente che il governo ha preso sulle proprie spalle la funzione dei sindacati, dove senza nessuna forma di consultazioni il primo ministro direttamente dichiara che la paga minima non sarà 13.750 lek ma sarà 14.000 lek. Tutto questo viene deciso senza che sia stata fatta nessuna forma di consultazione e senza alcuno studio sull'argomento, che verifichi l'impatto della decisione sul bilancio dello stato.

Cosa faranno i sindacati con tutti i problemi che esistono oggi? Come si risolveranno questi problemi e quale sarà la strada da percorrere?

Noi continueremo a denunciare le azioni ingiuste del governo, presso l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) così come finora sono stati denunciati tutti gli abusi nel settore del lavoro.

Quasi da un anno il governo tace, ma i sindacati si metteranno alla guida della difesa degli interessi dei lavoratori con tutti i mezzi democratici e con le competenze previste dalla legge. Ma è necessario in primo luogo superare le difficoltà oggettive che giorno dopo giorno peggiorano, dovute alla mancanza di collaborazione tra sindacati-governo.

Proprio la mancanza di questo dialogo e della collaborazione ha avuto un impatto negativo in primis sulle condizioni dei lavoratori e sui gruppi sociali che più di tutti vengono discriminati per le condizioni di lavoro.

Concretamente noi abbiamo richiesto degli incontri istituzionali, anche con il primo Ministro, ma purtroppo finora non è stato realizzato nessun incontro per la risoluzione di questi problemi. In questo contesto, il primo maggio, che è il giorno dei lavoratori, noi organizzeremo una manifestazione pacifica per chiedere un maggior benessere e lavoro per tutti. Questa sarà la richiesta più importante e rappresenterà la base di tutte le richieste effettuate nel corso dell'anno. Per questo la Confederazione dei sindacati ha deciso di aprirsi al dialogo con i partiti politici e con le organizzazioni non governative per cercare di ammortizzare e ridurre i costi sociali.