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Il reis all’attacco

30.03.2007    Da Sarajevo, scrive Zlatko Dizdarević
Mustafa ef. Ceric
Le recenti iniziative pubbliche del capo della comunità islamica bosniaca, reis Ceric, provocano reazioni contrastanti nel paese. Le dichiarazioni sull'Islam in Europa, la visita ufficiale a Belgrado. Continuano le tensioni nella comunità islamica in Serbia
Da tempo sui media in Bosnia ed Erzegovina un personaggio non era così esposto come lo è stato nelle ultime settimane il capo della Comunità islamica della BiH, il reis-ul-ulema Mustafa ef. Ceric. Le sue dichiarazioni in pubblico in varie occasioni, la sua visita “statale” a Belgrado e le sue istruzioni ai credenti in Bosnia ed Erzegovina hanno agitato l’opinione pubblica. I fedeli seguaci di Ceric si sono esaltati nel sostenerlo. Allo stesso tempo, gli avversari considerano nefasta la riflessione del capo della Comunità islamica della Bosnia ed Erzegovina.

La presenza costante sulle prime pagine dei quotidiani locali è iniziata subito dopo che il reis si è rivolto ai partecipanti della conferenza internazionale “Islam in Europa” tenutasi a Vienna venerdì scorso. Il reis vi ha tenuto una particolare lezione sui problemi che i musulmani affrontano nel Vecchio continente, sottolineando severamente la responsabilità che al riguardo hanno i governi europei. In questo contesto, il reis si è concentrato molto energicamente anche sulla posizione della Bosnia ed Erzegovina e dei musulmani che vi abitano facendo valutazioni che hanno suscitato forti reazioni. Insieme alla constatazione che l’Europa non ha protetto “i musulmani bosniaci autoctoni dalla pulizia etnica serba, dagli stupri, dal crimine contro l’umanità e dal genocidio”, è seguita l’affermazione: “E’ evidente che sono solo i musulmani bosniaci a dover dividere il loro paese, il loro potere politico e il loro futuro con chi ha commesso il genocidio contro di loro (…) Soltanto per i musulmani bosniaci c’è obbligo di riconciliarsi con coloro che hanno commesso il genocidio contro tutti”.

Non si è atteso a lungo per avere la risposta dalla Republika Srpska [RS] a queste affermazioni. Milorad Dodik, il presidente del Governo dell’entità minore della BiH, “ha espresso la sua preoccupazione per queste dichiarazioni pubbliche di efendi Ceric, poiché esse recano un’ulteriore inquietudine e paura fra i membri degli altri popoli costitutivi della BiH”. Nel comunicato dell’Ufficio del Governo della RS inoltre si dice che “…è perfettamente chiaro che con queste dichiarazioni ai serbi e ai croati della BiH è riservato il ruolo di minoranza nazionale che può trovare il suo posto nei capitoli della Costituzione che parlano dei diritti e delle libertà delle minoranze…” Questo comunicato, inoltre, sottolinea che reis Ceric suggerisce che è ingiusto obbligare i musulmani bosniaci a fare pace con coloro i quali hanno commesso il genocidio contro di loro…

Nel commento del sarajevese “Oslobodjenje” a questo proposito è stato constatato in modo dichiaratamente aperto: “…Sarebbe un bene che il reis chiarisse se lui crede che la BiH è prima di tutto il paese originario dei bosgnacchi o se, addirittura, si impegna a far sì che i ‘musulmani bosniaci’ ottengano il loro paese originario, e i bosgnacchi il loro paese nazionale. Se una qualsiasi di queste cose fosse vera, allora non sarebbe un argomento politico a favore della Bosnia ed Erzegovina e dei bosgnacchi.”

Contrariamente a “Oslobodjenje”, che ha un orientamento civico, “Dnevni Avaz”, il più forte promotore dell’esclusivo orientamento nazionale bosgnacco, pone nel suo commento una domanda un tantino irata: "Perché reis Ceric dà fastidio?" La risposta data a questa domanda è molto precisa: “Se dovesse crollare l’immagine positiva dei musulmani e del loro capo in BiH, aumenterebbero le possibilità di Dodik di federalizzare e alla fine dividere la BiH”.

Le scintille su questo tema non si sono spente, e reis Ceric il giorno dopo Vienna si è trovato a Belgrado dove ha incontrato il presidente della Serbia Boris Tadic. L’incontro è stato trattato secondo tutti i crismi mediatici e protocollari come una visita statale. Per l’occasione il reis si è presentato a nome dei bosgnacchi, secondo la tipica piattaforma degli incontri statali al vertice. Durante la visita sono stati scambiati complimenti reciproci da entrambe le parti. Dopo l’incontro il reis non ha avuto parole sufficienti per lodare la premura, la comprensione e la saggezza del suo interlocutore belgradese. E viceversa.

La visita, di nuovo, ha sollevato un grande polverone politico in BiH. Da una parte ci sono stati i fan del reis che hanno lodato la sua saggezza e la prontezza di “aprire di nuovo il dialogo fra serbi e bosgnacchi”. Il capo della Comunità islamica in modo particolare è comparso sulle pagine di “Avaz” come il personaggio numero uno fra i bosgnacchi. Dall’altra parte, anche in questa occasione sono state sollevate alcune questioni importanti: perché e in che veste il capo di una comunità religiosa in BiH conduce dialoghi “statali” con il presidente di un paese vicino su temi che non riguardano per niente la religione e il funzionamento delle comunità religiose? Perché Ceric parla a nome di tutti i bosgnacchi, dunque a nome di tutto un popolo, di cui non tutti sono religiosi e nemmeno è detto che siano musulmani? Non dovrebbe essere solo il leader della comunità islamica in BiH, e non il rappresentante politico del popolo? E in fine, da dove arrivano le dichiarazioni sulla necessità di “instaurare di nuovo un dialogo diretto fra i serbi e i bosgnacchi”. Perché si presuppone a priori che si tratta di due comunità nazionali rigorosamente separate all’interno delle quali tutti sono uguali solamente perché determinati nazionalmente? Cosa significa tutto questo in una BiH multietnica?

L’agile reis ha terminato la sua affascinante visita politica in pubblico a Novi Pazar, dove martedì si è tenuta “l’Assemblea d’unificazione della comunità islamica” in Serbia. L’incontro stesso da tempo suscita commenti di segno opposto e la sostanza è la seguente: i musulmani della Serbia formano una propria comunità unita e così escono dalla tutela della CI BiH [Comunità islamica della Bosnia Erzegovina]. Con ciò, in Serbia all’interno della comunità si sono aperti degli scontri fra i musulmani del Sangiaccato, a Novi Pazar, che vedono Sarajevo come un centro spirituale, e i gruppi molto più piccoli degli “altri “ musulmani che si considerano più vicini a Belgrado. I musulmani del Sangiaccato hanno fondato il loro mešihat [il più alto organo amministrativo e religioso della comunità islamica, ndt.], e i musulmani di Belgrado il loro. Per adesso non c’è riconciliazione. Reis Ceric è stato a Novi Pazar alla grande cerimonia e là ha dichiarato che “questa assemblea è la base per mantenere l’islam in Europa. D’ora in poi l’indirizzo della Comunità islamica della Serbia è a Novi Pazar e questo lo devono accettare tutti…”

Nelle ultime settimane la Bosnia è stata scossa anche dalle storie sui wahabiti, estremisti islamici il cui insegnamento giunge dall’Arabia Saudita. Questo insegnamento radicale stanno cercando di imporlo in modo forzato ai musulmani della Bosnia. Gli scontri in atto con i religiosi locali sono forti e in alcuni luoghi anche molto violenti. A Vienna Reis Ceric ha detto che i “wahabiti non esistono” e che si tratta “solamente di singoli estremisti che per la Bosnia sono pericolosi come una zanzara lo è per un elefante”. Ci sono parecchie persone intelligenti e famose anche nella comunità islamica che non sono d’accordo con lui. Si parla molto anche del denaro saudita che è molto importante. Ad ogni modo, sono sempre più quelli che credono che il reis in senso politico, richiamandosi alla tolleranza e all’amore, con tutte le recenti dichiarazioni stia tirando la corda in un paese dove oggi molte di queste cose sono messe peggio di qualche anno fa. In nome del cielo la terra trema sempre di più.
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