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mercoledì 07 settembre 2022 17:32

 

Bosnia Erzegovina: il nazionalismo cala solo con il lavoro

08.05.2002   

Alle prossime elezioni politiche cresceranno i partiti nazionalisti. Lo si afferma in un sondaggio curato dall’Istituto NDI e reso pubblico lo scorso febbraio e che ha creato dibattito in BiH. Ne riportiamo alcuni contenuti.
A metà dello scorso febbraio il National Democratic Institute (NDI), istituto americano presieduto da Madeleine Albright, impegnato nel rafforzare i valori democratici, ha reso pubblico un sondaggio eseguito in Bosnia Erzegovina sulle prossime elezioni politiche, previste per il mese di ottobre. Sono stati intervistati 3700 cittadini, 200 per ogni distretto elettorale della BiH e 100 nel distretto di Brcko.
Un primo dato rilevante è l’alta affluenza alle urne che emergerebbe dal sondaggio. Il 90% degli intervistati ha infatti dichiarato di essere intenzionato a votare. Secondo Branko Peric, giornalista di AIM, questo dato può essere interpretato in due modi: o come volontà delle comunità etniche di “pietrificare” la situazione attuale di quasi totale divisione etnica oppure come intenzione dell’elettorato di “mandare a casa” l’attuale élite al governo, ritenendola colpevole della situazione catastrofica nella quale la Bosnia si ritrova con il suo alto tasso di disoccupazione ed alto livello di corruzione.
Una conferma del radicamento che ancora esiste nel paese della divisione tra le varie componenti nazionali è emersa fin dalle risposte date alla domanda “Quale elezione ritenete più importante?” (in contemporanea vengono infatti elette le due Assemblee delle Entità, i rispettivi Presidenti, la Presidenza collegiale della BiH ed il Parlamento BiH). Nei distretti elettorali a maggioranza serba gli intervistati hanno dichiarato di ritenere più rilevanti le elezioni dell’Assemblea della Republika Srpska e del Presidente della stessa piuttosto che degli organi collegiali della BiH; nei distretti invece della Federazione a maggioranza musulmana, seguendo una tendenza dei musulmani-bosniaci, evidente sin dal primo dopoguerra, a spingere per una Bosnia Erzegovina unita e nella quale il potere delle due Entità doveva progressivamente scemare a favore delle istituzioni collegiali, la maggior parte degli intervistati ha risposto di ritenere le elezioni della Presidenza collegiale e del Parlamento BiH come quelle più rilevanti. Una via di mezzo l’opinione espressa dalla comunità croata: ritenuta infatti principale l’elezione del Parlamento della federazione (e quindi organo legislativo di una delle due Entità in cui è diviso il paese) e l’elezione della Presidenza collegiale.
Altre considerazioni importanti emergono dalle risposte alla domanda: “Quali le tematiche predilette e più influenti sulla scelta per chi votare”. Un dato accomuna tutti i bosniaci: il 60% degli intervistati ha identificato quale sua prima o seconda scelta la disoccupazione. Poi le priorità si dividono nuovamente: i serbo-bosniaci danno molta importanza al problema della corruzione, a quello del welfare ed infine, al quarto posto, agli interessi nazionali. Per i musulmano-bosniaci invece pur rimanendo la corruzione come uno delle tematiche più calde molta importanza viene assegnata anche all’emigrazione dei giovani e al ritorno delle minoranze. Per i croato-bosniaci gli interessi nazionali vengono messi ancor prima della questione corruzione.
Per quanto riguarda le dichiarazioni di voto emerge una leggera crescita dei partiti nazionalisti che, nonostante i molti sforzi della Comunità Internazionale in questi anni di dopoguerra, mantengono salde le loro radici nel paese. Altra tendenza, comparando le dichiarazioni con i risultati delle elezioni svoltesi nel 2000, quella della crescita dei partiti grandi a scapito di quelli più piccoli. L’NDI ha annunciato per il mese di giugno la pubblicazione di un nuovo sondaggio.

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