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Il caso Golobič

18.06.2009    Da Capodistria, scrive Stefano Lusa

Gregor Golobic
Nelle ultime settimane Gregor Golobič, presidente del partito Zares e ministro del governo Pahor, è stato sotto l’occhio dei riflettori per un presunto scandalo. Secondo alcuni, la sua volontà moralizzatrice rivolta alla classe dirigente slovena farebbe a pugni con il suo ruolo in un’impresa privata
Gregor Golobič, si era presentato sulla scena politica slovena inneggiando ad un radicale cambiamento dei costumi della classe dirigente del paese. Il messaggio era stato addirittura messo nel nome del suo partito: “Zares - nova politika”, che tradotto letteralmente significa “Sul serio - una politica nuova”. Con i suoi uomini voleva apparire come un cavaliere senza macchia e senza paura, in grado di colpire i potenti manager che si erano arricchiti grazie ad allegri finanziamenti concessi dalle banche ed alle loro connessioni con la politica.

L’ultimo a farne le spese era stato il demo liberale Draško Veselinivič, neo nominato direttore della NLB - la più importante banca del paese - costretto a rassegnare le dimissioni dopo che il suo istituto aveva deciso di prorogare un finanziamento ad un’impresa del magnate della birra Boško Šrot. A chiederne la testa era stato uno degli uomini più importanti di Zares, il ministro dell’Economia Matej Lahovnik, che aveva addirittura minacciato di abbandonare il governo.

Ora, però, l’immagine di Gregor Golobič appare compromessa ed oramai passa per essere “il bugiardo” della politica slovena. Il presidente di Zares paga quello che all’apparenza potrebbe sembrare un peccato veniale. Nel settembre scorso - durante la campagna elettorale per le politiche - aveva dichiarato alla stampa di possedere una sola azione del birrificio di Laško e nessun altro titolo o quote aziendali. In realtà, invece, detiene anche una parte dell’Ultra, un’impresa che si occupa di tecnologie informatiche.

Golobič aveva, comunque, regolarmente denunciato di possedere la quota alla Commissione anticorruzione, che vigila sul patrimonio dei politici. In pratica non ha fatto nulla d’illegale, ma ha “solo” mentito ad un giornalista. Un peccato che non sembrerebbe nemmeno troppo grave nel panorama politico sloveno, ma che appare inconciliabile con l’idea di promuovere nuovi “parametri etici” nel paese. Volevo salvare l’Ultra – si è giustificato Golobič - dagli attacchi politici che avrebbe subito.

Lo “scandalo” ha fatto vacillare Golobič che si è preso una decina di giorni di tempo per decidere sul da farsi. Scenari apocalittici si prospettavano per la politica slovena. Si ipotizzava persino una sua uscita di scena ed una crisi di governo. L’opposizione, infatti, chiedeva a gran voce che abbandonasse l’incarico di ministro dell’Università e della ricerca scientifica.

I partner di governo non hanno mancato di tirare qualche frecciatina a Golobič ed a Zares, sottolineando, in sintesi, che predicano bene e razzolano male: ma comunque alla fine tutti gli hanno chiesto di restare. L’appello più autorevole è venuto dal capo dello Stato Danilo Türk, che per ben due volte ha invitato Golobič a non abbandonare il suo posto.

Golobič, che ha subito ammesso di aver commesso un errore, alla fine ha deciso di non mollare. L’opposizione è insorta spiegando che, così facendo, le menzogne sono diventate un “valore” della politica slovena: mentre Golobič ha ribattuto che - con questa vicenda - s’è tentato di eliminare lui ed il suo partito dalla scena con ogni mezzo.

Golobič, sino al 2001, era stato uno degli uomini più potenti della Slovenia. Mentre Janez Drnovšek faceva il capo del governo, Golobič - con l’incarico di segretario generale - teneva in mano le redini della Democrazia liberale, il più importante partito del paese. Con la nomina di Drnovšek alla presidenza della Repubblica, nel 2001, Golobič prima si prese un anno sabbatico, poi decise che la sua strada sarebbe stata nell’economia. Sembrava che ne avesse abbastanza della politica, tanto che disse che per almeno un decennio si voleva occupare di impresa. Tornò in campo nel 2007 quando prese la guida di Zares, dopo che un anno prima aveva rotto definitivamente con la Democrazia liberale. Con lui se n’erano andate molte personalità che avrebbero poi costituito l’ossatura del nuovo partito.

Una volta uscito dalla politica, Golobič non trovò posto in una grossa azienda controllata dallo stato, ma in quella di un suo amico: l’Ultra. L’impresa, sconosciuta ai più, si occupava di tecnologie informatiche. Nessuno- scrisse all’epoca il quotidiano “Finance” – potrà accusarlo di aver sfruttato i suoi agganci in politica. Non passò molto tempo, però, che l’Ultra si trovò in mezzo a feroci polemiche orchestrate dall’opposizione di centrodestra. Si voleva sapere che tipo di relazioni ci fossero tra l’impresa che lo aveva assunto e le grosse aziende controllate dallo stato. Si volevano inoltre informazioni sulle sovvenzioni che negli anni precedenti erano state concesse all’Ultra.

In sintesi, l’Ultra a causa di Golobič si trovò nell’occhio del ciclone. Di lei ci si occupò in ben due sedute straordinarie – volute nel 2004 dall’opposizione di centrodestra - sulle connessioni tra politica ed economia.

L’azienda, comunque, continuò a lavorare – soprattutto all’estero – sviluppando una serie di brevetti innovativi nel campo del pagamento di servizi tramite telefoni cellulari. Al suo direttore, una rivista specializzata slovena, assegnò, persino il premio di “manager dell’anno”.

I politici ricominciarono a parlare dell’Ultra in concomitanza con le elezioni politiche del settembre scorso. Il centrodestra aveva puntato il dito su un appalto che il comune di Lubiana avrebbe assegnato all’impresa e sulle connessioni tra Golobič ed il sindaco della capitale, Zoran Janković.

Poche settimane fa, alla vigilia delle elezioni europee, sulla stampa cominciò ad emergere che l’Ultra avrebbe acquisito crediti senza fornire adeguate garanzie. Il colpo era diretto a Zares, che aveva fatto della questione degli allegri finanziamenti concessi ai manager uno dei cardini della sua politica. La società era tornata al centro delle polemiche. Ancora un volta i dirigenti dell’Ultra cercarono di chiarire che nei loro affari non c’era nulla di strano, ma aggiunsero anche che Golobič deteneva una quota dell’impresa. Il ministro fino a quel momento era passato come un semplice impiegato, insomma, come uno che con la transizione in Slovenia non si era arricchito. A quel punto a nessuno più interessavano i finanziamenti che la ditta era riuscita ad ottenere dalle banche, ma tutto si era spostato sulla bugia che Golobič aveva raccontato.

Ora in Slovenia si specula su chi avrebbe fatto partire lo scandalo, scatenato da una denuncia anonima e sapientemente “pompato” dalla TV e dai giornali. Per Golobič sarebbero stati i democratici, che, però, negano ogni addebito. Altri invece puntano il dito sui partiti di governo. C’è - ad esempio - chi parla di una vendetta della Democrazia liberale, ma Zares con il suo moralismo sembra dare fastidio a molti.

Un moralismo falso speculano i maligni. Prova di ciò sarebbe la decisione di far passare dal ministero dell’Economia a quello gestito da Golobič Poste e telecomunicazioni, settori in cui l’Ultra ha chiari interessi commerciali. Si sta spartendo il bottino conquistato alle elezioni politiche, hanno sarcasticamente commentato i democratici. In ogni caso a speculare sugli interessi privati dell’operazione non c’è solo l’opposizione, ma anche qualche deputato socialdemocratico.
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