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Sotto assedio

05.10.2009    Da Belgrado, scrive Danijela Nenadić
La marcia contro le violenze (Limbic/flickr)
Violenze nelle strade, annullamento del Gay pride, attacchi contro gli stranieri. Ma è solo con la morte di un tifoso francese picchiato a morte da hooligan serbi che Belgrado si è sentita sotto assedio, e che ha tentato di reagire
Brice Taton, il giovane tifoso francese che era stato brutalmente picchiato dagli hooligans serbi prima della partita Partizan –Tolosa, è morto il 30 settembre scorso a causa del pestaggio subito.

“Shock e tristezza in Serbia per la morte del francese”, “La Serbia piange per Brice”, “Giorno di lutto per la morte del ragazzo francese”, sono solo alcuni dei titoli dei giornali serbi. Vergogna, incredulità, delusione, rabbia, queste in sintesi le reazioni della maggior parte dei cittadini serbi a seguito dell’omicidio del giovane francese.

Brice Taton era stato picchiato il 17 settembre scorso, quando un gruppo di hooligan aveva fatto irruzione in un bar del centro di Belgrado, dove il ragazzo francese, insieme con i suoi amici, sedeva come aveva fatto nei giorni precedenti, senza mostrare segni distintivi della tifoseria d'appartenenza o altro. L’attacco degli hooligan era stato ben preparato. Uno dei sospettati aveva distribuito ai tifosi del Partizan le mazze e le torce con cui avrebbero dovuto pestare i tifosi del Tolosa, mentre un altro sospettato era incaricato di distribuire le mascherine chirurgiche con cui i tifosi serbi si sarebbero coperti il volto. Dopo di che i tifosi serbi sono entrati nel bar in cui sedeva il tifoso francese. L’attacco è stato rapido e brutale. Gli hooligan hanno colpito Taton con mazze e torce, con bicchieri e posacenere, e quando il ragazzo era già a terra hanno continuato a dargli calci. Taton era stato ricoverato d’urgenza al pronto soccorso dove gli erano state diagnosticate ferite gravi: schiacciamento del cranio e della cassa toracica e frattura dell’articolazione della mano destra.

La serie di incidenti seguiti a questo grave fatto di cronaca - attacchi ad altri cittadini stranieri, sospensione del Gay Pride, violenze per le vie della città - hanno contribuito oltremodo all’atmosfera di insicurezza che si respira attualmente nella capitale serba. Purtroppo, nulla di quanto accaduto ha turbato il potere statale e il sonno dei cittadini, finché non è stata data notizia della morte di Brice Taton.

La polizia belgradese ha arrestato 11 persone sospettate per l’attacco al tifoso francese, mentre lo Stato ha annunciato lotta senza quartiere contro violenti e criminali. Slobodan Radovanović, facente funzione del procuratore della Repubblica, ha inviato una lettera al ministero dell’Interno con cui richiede che vengano proibite le manifestazioni organizzate e la partecipazione alle partite di calcio o altri sport alle tifoserie della Crvena zvezda (Stella rossa), del Partizan e del Rad.

Radovanović ha dichiarato al quotidiano “Politika” che non si tratta solo di tifosi ma di “membri di gruppi criminali organizzati, come evidenziato dai dossier penali sul loro conto in possesso della magistratura”. Su iniziativa del ministero della Giustizia, il procuratore ha avviato alla Corte costituzionale una richiesta per vietare le azioni delle organizzazioni di ultradestra, quali “Obraz” e il “Movimento popolare serbo 1389”.

Slobodan Homen, segretario di Stato presso il ministero della Giustizia, ha dichiarato che i fatti accaduti nelle scorse settimane sono più che sufficienti per chiedere la chiusura di queste organizzazioni. “Il problema maggiore sono le violenze contro i cittadini stranieri a Belgrado, dato che è sempre stata una città aperta e accogliente. Un'assurdità particolare è che tutto questo accade solo pochi mesi prima dell’abolizione dei visti Schengen per i cittadini serbi”, ha precisato Homen al belgradese “Blic”.

Durante le perquisizioni degli appartamenti e dei locali dei membri dei gruppi di ultradestra, la polizia ha trovato e confiscato torce e armi, oltre a magliette con il volto di Vladimir Putin. Che non ci sia niente di normale in Serbia è testimoniato anche dal fatto che i membri di queste organizzazioni alcuni giorni fa si sono presentati all’ambasciata russa per lamentarsi del comportamento della polizia belgradese e hanno informato i rappresentanti russi del sequestro delle magliette con la faccia di Vladimir Putin.

Anche lo psicologo Žarko Trebješanin ritiene non si tratti di incidenti isolati, e che le violenze non siano sorte all’improvviso. “Nel sottobosco metafisico della capitale hanno covato odio e aggressività, che molti psicologi e sociologi interpretano alla luce degli accadimenti degli anni Novanta e con l’attuale crisi economica che ha di nuovo riacceso il sentimento di mancanza di speranza, insoddisfazione e rabbia. L’atteso Gay pride è stato solo un pretesto e non il motivo delle violenze”, afferma Trebješanin al quotidiano “Politika”.

“La xenofobia germogliata durante gli anni Novanta non è sparita, e il modo migliore per curarla è togliere i visti, far sì che ci siano contatti con gli stranieri, che si conoscano le altre culture e gli altri paesi. Trebješanin ritiene che la risposta dello Stato non debba essere il terrorismo di Stato, dato che “gli hooligan agiscono consapevolmente alle provocazioni dello Stato, perché il loro obiettivo è l’introduzione dello stato d’emergenza in cui non c’è la democrazia”.

Tuttavia, sono in pochi in Serbia a credere che i leader delle organizzazioni di ultradestra abbiamo agito autonomamente, decidendo di loro spontanea volontà di creare il caos a Belgrado. Nei corridoi dei palazzi si parla di attività organizzate i cui ideatori sarebbero gli oppositori all’ingresso della Serbia in Unione europea e al suo avvicinamento all’Occidente. Questi ultimi stimerebbero che il governo non sia per niente stabile e che sia giunto il momento giusto, sull’onda della crisi economica, per scatenare violenze e creare un sentimento di insicurezza che potrebbe riportare la Serbia agli anni Novanta.

In effetti, la Serbia delle ultime settimane ricorda da vicino gli anni Novanta. I cittadini sono scesi di nuovo in strada, sono state organizzate marce e incontri in Piazza della Repubblica, al Plato davanti alla Facoltà di Filosofia e in altri luoghi della città. Su invito del ministero per i Diritti umani, in piazza della Repubblica migliaia di cittadini hanno marciato in rispetto del defunto Brice Taton, mentre il giorno seguente la Coalizione dei giovani contro le violenze ha organizzato la “marcia contro le violenze”. I partecipanti hanno consegnato ai rappresentanti dell’ambasciata francese un libro di condoglianze firmato da tutti i cittadini che hanno partecipato alla marcia, ed hanno chiesto l’immediato arresto, un processo efficace e pene massime per tutti i responsabili degli atti che minacciano il diritto alla vita, l’integrità fisica, la libertà e l'uguaglianza tra le persone.

Fabrice Furmi, console francese in Serbia, ha detto di essere profondamente dispiaciuto dell’omicidio di Brice Taton, ma ha apprezzato il gesto di Belgrado. La marcia si è conclusa con la deposizione delle corone di fiori sul monumento che ricorda l’amicizia franco-serba nel parco di Kalemegdan. Alla marcia hanno preso parte anche il ministro della Difesa, quello dell’Educazione e quello della Diaspora, Dragan Šutanovac, Žarko Obradović e Srđan Srečković, così come il primo cittadino di Belgrado Dragan Ðilas.

In piazza della Repubblica la corona di fiori per la morte di Taton è stata deposta dal presidente della Serbia Boris Tadić, il quale ha detto di essere addolorato per la perdita di una vita umana e ha aggiunto che la Serbia fermerà in modo risoluto ogni violenza. Il vicepremier Božidar Ðelić e il ministro francese per lo Sport Rama Jad, hanno anche essi deposto corone di fiori. “Per quanto sia mostruoso il crimine commesso, la morte di Brice Taton non influirà sui rapporti tra la Serbia e la Francia”, ha precisato la ministra francese.

I genitori di Brice, Suzanne e Alain Taton, hanno accusato della morte del figlio i barbari nazionalisti. “Brice è morto perché si è trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tra gli 11 arrestati c’è anche un architetto, uno studente di diritto e ragazzi di buone famiglie. Secondo le informazioni in nostro possesso, si tratta di militanti nazionalisti che avevano l’intenzione di terrorizzare i partecipanti al Gay Pride, che poi è stato sospeso. Questi selvaggi, manipolati politicamente da estremisti che si oppongono all’ingresso della Serbia nell’Unione europea, sono partiti a caccia di un’altra preda, gli stranieri”, hanno dichiarto i genitori di Brice Taton in un’intervista per il giornale francese “Depeche du Midi”.

Oggi, in Serbia, è il nono anniversario dei cambiamenti democratici avviati con la caduta di Milošević. Benché l’ottimismo del 5 ottobre 2000 sia evaporato da tempo, è la prima volta che la Serbia celebra un anniversario con così poca speranza e così tanti dilemmi.
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