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Il messaggio dell'Alleanza

28.08.2009    scrive Azra Nuhefendić

(Foto Downing Street, Flickr)
Al via la prossima settimana le esercitazioni militari NATO nella Republika Srpska di Bosnia Erzegovina. Il dibattito nel paese, i dilemmi della transizione verso le strutture euro atlantiche
Per la prima volta nella sua storia, la NATO terrà le proprie esercitazioni militari in un paese che non fa parte dell'Alleanza: la Bosnia Erzegovina (BiH). Dal 4 al 17 settembre prossimo, le manovre si svolgeranno sul monte Kozara, vicino a Banja Luka, centro amministrativo dei serbo bosniaci.

Alle esercitazioni parteciperanno più di cinquecento militari di sedici paesi NATO, e centocinquanta militari bosniaci. L’ospite sarà il ministro della Difesa della BiH.

Con l'avvicinarsi dell’inizio delle manovre, denominate Joint Endeavor 2009, in Bosnia Erzegovina si moltiplicano le polemiche, fioriscono le teorie di complotto, l’apatico bosniaco comune si appassiona sempre di più, discutendo se le manovre saranno positive o negative per lo Stato e la situazione politico-economica.

La maggior parte dei serbo bosniaci sono contrari alle manovre. L’Alleanza Atlantica è vista ancora come un nemico che durante la guerra ha bombardato le posizioni dei serbi, per costringerli a togliere l’assedio da Sarajevo, e che nel 1999, per tre mesi, durante la crisi in Kosovo, ha bombardato la madre Serbia.

I politici, i media e vari analisti in Republika Srpska (RS) e nella vicina Serbia sostengono che le manovre hanno un obiettivo nascosto: la NATO vuole impadronirsi dei sistemi di sicurezza della RS e localizzare i depositi di armi. Alcuni sostengono che il tutto è una messa in scena per facilitare la cattura e destituzione dell'attuale premier della RS, Milorad Dodik.

Il presidente dell'Assemblea parlamentare della RS tuttavia, Petar Đokić, ha tagliato corto sulle critiche e teorie del complotto. Secondo Đokić, “le manovre NATO faranno della BiH un paese più sicuro”.

I bosgnacchi e i croato bosniaci sono più favorevoli o, perlomeno, non sono contrari alle manovre. Fa eccezione la vecchia generazione, quella cresciuta quando la Jugoslavia era un paese leader del movimento dei paesi non allineati. Loro guardano alle esercitazioni della NATO con notevole scetticismo, considerandole come un’ironia della sorte. Per decenni, infatti, la ex Jugoslavia si era preparata e armata per difendersi da un eventuale attacco sia della NATO che del Patto di Varsavia.

Le polemiche sulle prossime manovre militari fanno parte di un dibattito più vasto che riguarda il futuro del paese.

Da una parte ci sono quelli che tifano per la piena adesione della Bosnia Erzegovina all'Alleanza Atlantica e all'Unione Europea. Ci credono, e sperano che l’integrazione nella NATO e nell'UE salverà la BiH in quanto paese unito.

Questa opzione è sostenuta da una parte dei croato bosniaci e in misura maggiore dai bosgnacchi. Secondo un recente sondaggio, tra il 60 e l'80 percento dei bosgnacchi sono favorevoli all'integrazione europea. Malgrado durante la guerra i bosgnacchi siano stati vittime sia del nazionalismo serbo che di quello croato, insistono sull'idea di una Bosnia Erzegovina unita. Per i bosgnacchi l’alternativa è una divisione del paese che gli lascerebbe una piccola area, chiusa, attorno a Sarajevo, esposta alle pretese territoriali dei nazionalisti della vicina Serbia e Croazia.

I serbo bosniaci, a partire dal primo ministro Milorad Dodik, cercano di ostacolare o rimandare l’integrazione europea, sperando che prima o poi riusciranno a unirsi alla Serbia. Negli ultimi anni Dodik ha minacciato varie volte di ricorrere al referendum per chiedere ai serbo bosniaci se vogliono restare in Bosnia Erzegovina oppure unirsi alla Serbia.

In ogni caso, è chiaro che le prossime esercitazioni NATO in BiH contengono un forte messaggio: l’Alleanza Atlantica sostiene la Bosnia Erzegovina in quanto paese unito e favorisce il processo che la porterà verso la piena adesione alla NATO.

Questo coincide con l’orientamento del governo americano, espresso dal vicepresidente Joseph Biden durante la sua recente visita nella regione.

Un altro americano, James Lyon, già analista dell'International Crisis Group (ICG), ha scritto sull'International Herald Tribune che “gli americani sono preoccupati per le crescenti tensioni in BiH, per la corruzione, per le tendenze secessioniste nella RS, per la retorica di Milorad Dodik e di Haris Silajdžić”. Secondo Lyon, “l’Europa ha lasciato la Bosnia Erzegovina a se stessa”.

Da tre anni le riforme in BiH hanno subito un generale rallentamento. Quella più importante, la riforma della Costituzione, finalizzata a rafforzare lo Stato centrale secondo le richieste dell'UE, è osteggiata dai serbo bosniaci. La riforma del settore della Difesa, la più riuscita nella Bosnia Erzegovina del dopoguerra secondo la comunità internazionale, ha portato il paese nel 2006 all'interno del programma di Partenariato per la Pace della Nato, considerato un primo passo verso l'adesione. Recentemente, la Presidenza bosniaca ha deciso di chiedere all'Alleanza un “membership action plan”, in sostanza un accordo di pre-adesione.

Alcuni mesi fa, l’ex premier serbo Vojislav Koštunica ha scritto ai serbi bosniaci consigliando loro di decidere, tramite referendum, se sono favorevoli alla piena adesione della Bosnia Erzegovina all’Alleanza Atlantica. Incoraggiato, il primo ministro Dodik aveva addirittura invitato i serbo bosniaci a ritirarsi dalle manovre che la NATO avrebbe condotto in Georgia, infrangendo così un obbligo internazionale. Sottoposto a dure critiche, aveva infine revocato l’invito.

In vista delle prossime esercitazioni in Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik ha dichiarato che “nonostante i nostri rapporti storici con la NATO, malgrado l’Alleanza abbia bombardato la Republika Srpska con bombe all’uranio impoverito, non ostacoleremo l’adesione della BIH alla NATO.”

L’ex segretario generale dell'Alleanza, Jaap de Hoop Scheffer, al termine del suo mandato alla guida della Nato, all’inizio dello scorso luglio, ha invitato le autorità bosniache a perseverare nelle riforme, sottolineando che “l'integrazione nelle strutture euro-atlantiche è l'unica via verso la stabilità e la sicurezza duratura dell'intera regione.”

“Il tempo agisce contro la BIH”, ha dichiarato Edward P. Joseph, profondo conoscitore dei Balcani e professore alla Johns Hopkins University. Secondo Joseph, se la BIH non affronterà presto le riforme necessarie sarà condannata a restare “una colonia economica dei paesi vicini”. Invece di diventare un membro dell’Unione Europea, rimarrà “un paese dis-funzionale e diviso, con la maggioranza dei bosgnacchi infelici, i serbi insoddisfatti e i croati inquieti.” In un’analisi per lo United States Institute for Peace, USIP, Joseph sostiene la rapida adesione della BiH alla NATO, più realizzabile in questo momento rispetto all'ingresso nell’Unione Europea. I vantaggi – secondo Joseph - sarebbero notevoli sia per la Republika Srpska che per la Federazione di Bosnia Erzegovina: “Si manterrà l’interesse fondamentale dei serbi bosniaci, cioè la RS, e nello stesso tempo sarà garantito il vitale interesse dei bosgnacchi, l’integrità del paese”.
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