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Oltre la città divisa (II)

03.06.2008    scrive Gian Matteo Apuzzo
L'impegno di Gorizia e Nova Gorica per costruire una "città comune" che superi la divisione del confine. Tra servizi transfrontalieri, progetti europei e occasioni mancate
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Gorizia, ore 8.35, dal cosiddetto Centro Intermodale Passeggeri (il piazzale della stazione ferroviaria) parte la prima corsa giornaliera della linea urbana internazionale, cioè la linea di trasporto pubblico locale che collega Gorizia e Nova Gorica con una decina di corse al giorno. Non molti passeggeri a bordo - mi dicono che è sempre così - perché in realtà non sono ancora molte le necessità per le quali andare da una città all’altra e non sono molti gli abitanti e i lavoratori che dividono la propria vita quotidiana tra le due città.

Tutti riconoscono però il valore simbolico di questa linea, che attraversa le due città, unisce le due stazioni ferroviarie, e passa attraverso un confine (in questo caso il Valico di San Gabriele) che, quando è iniziato questo servizio di autobus tra il 2002 e il 2003, rappresentava ancora un confine esterno dell'UE. Un servizio all’avanguardia quindi, del quale Gorizia e Nova Gorica legittimamente vanno fiere, anche perché frutto di una vera collaborazione paritaria: la linea internazionale, infatti, è stata attivata congiuntamente da APT ed Avrigo, i due concessionari del trasporto pubblico locale in Italia e Slovenia, e il servizio è regolarmente svolto con metà delle corse effettuate da APT e metà da Avrigo. Esiste una limitazione all’uso di questa linea secondo la quale, come richiesto dagli accordi internazionali, chi sale in autobus in Italia può scendere solo in Slovenia e viceversa (per evitare competizione o sovrapposizione col servizio interno delle singole città), tuttavia l’aspetto della condivisione dello spazio urbano e quindi i “passaggi” tra le due città rimangono un aspetto estremamente interessante.

Il “bus transfrontaliero” è quindi l’elemento più evidente della volontà di integrazione tra le due città, del superamento dei confini e della possibile nascita di una vera “città unita”. Eppure, molti sostengono che questo rimane ancora l’unico aspetto concreto, la sola realizzazione che veramente segna un passo avanti rispetto al passato e che molte attese sono state in parte deluse.

Le occasioni mancate

La “retorica della collaborazione transfrontaliera” riempie i documenti, i discorsi, i programmi politici e amministrativi, ma se i cittadini dovessero valutare l’integrazione in base ai servizi pubblici comuni e alla loro qualità, il giudizio non potrebbe certo essere positivo. Non è che non ci siano state iniziative significative, ma col tempo queste sembrano aver perso dinamicità piuttosto che essersi sviluppate.

Patto Transfrontaliero tra Gorizia e Nova Gorica
Nel 1998 fu istituito il “Patto transfrontaliero”, poi ridenominato Protocollo di Collaborazione, un tavolo permanente di collaborazione transfrontaliera per promuovere in maniera condivisa e integrata lo sviluppo del territorio. L’obiettivo del Protocollo era appunto quello di operare come tavolo di concertazione per l’armonizzazione delle normative, lo scambio d’esperienze e buone prassi amministrative, la concertazione dello sviluppo e la gestione dei servizi d’interesse comune.

Il Protocollo, coordinato a rotazione dagli enti che lo compongono, ha avuto un impulso positivo nei primi anni ma poi ha perso di consistenza nelle fasi successive. Ha pagato sicuramente alcuni limiti organizzativi, per la debolezza delle strutture operative di alcuni enti, ma anche scelte politico-amministrative, come ad esempio quelle dei Comuni, che preferiscono spesso lavorare attraverso le proprie commissioni e riunioni tecniche. Il Protocollo al momento è quasi inoperativo.

Gorizia e Nova Gorica, veduta dall'alto
Il Protocollo dimostra che non sono mancate le iniziative ma che anche quelle positive sono state spesso caratterizzate da una ritualità quasi formale e da una debole visione strategica concreta, che prendesse in considerazione il territorio goriziano come un’unica entità, un unico sistema. A dimostrazione di ciò può essere anche citato il “congelamento” del sito web transfrontaliero della collaborazione delle tre giunte dei comuni di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba. Il sito Nolimesgo, nato con l’entrata della Slovenia nell’UE, doveva essere la vetrina on-line della collaborazione e delle attività transfrontaliere, ma l’ultimo aggiornamento risale al 21 maggio 2007. Il fatto che sia ancora accessibile ma fermo e non aggiornato, come un luogo abbandonato, nell’era della comunicazione risulta quanto mai significativo di una certa indifferenza.

Nonostante gli strumenti di concertazione esistano, ci sono quindi delle effettive difficoltà ad arrivare a comuni realizzazioni. Basti pensare al caso del depuratore transfrontaliero, idea ormai tramontata per problemi finanziari e burocratici, che ad un certo punto la Slovenia ha deciso di realizzare per conto proprio (anche per adeguarsi agli standard europei) tra Vertojba e Merna.

Un altro caso spesso citato come esempio di occasione mancata è quello dell’integrazione degli Ospedali di Gorizia e di Šempeter, all’interno dell’idea di “sanità senza confini”. I due ospedali, distanti non più di trecento metri l’uno dall’altro, sono da tempo oggetto di proposte più o meno ampie di offerta integrata di servizi e strutture, ma finora poco è stato realizzato rispetto alla mole di proposte fatte nel corso degli anni. Anche a questo proposito, a sentire le diverse posizioni, c’è chi sottolinea la mancanza di volontà politica e chi invece indica problemi burocratici, legislativi e anche pratici (si sostiene ad esempio che sarebbe poco opportuno spendere in tale iniziativa una quantità enorme di denaro pubblico, quando basterebbe razionalizzare l’offerta di assistenza sanitaria e ospedaliera, tenendo conto anche della vicinanza dell’ospedale di Monfalcone).

Proprio il caso dell’integrazione dei servizi degli Ospedali, però, ci porta ad un’altra considerazione che emerge chiaramente dal quadro della collaborazione transfrontaliera goriziana, e cioè il fatto che sono i finanziamenti europei a guidare sostanzialmente le iniziative e i progetti. Dove ci sono i soldi dei bandi e dei programmi comunitari allora lì si sviluppa un progetto concreto.

Attraverso i confini europei

Grazie ai fondi europei si è aperta la strada dell’integrazione dell’offerta dei due ospedali, attraverso un progetto tra l’Azienda sanitaria Isontina di Gorizia e l’Ospedale di Šempeter nell'ambito di un programma di iniziativa comunitaria Interreg Italia-Slovenia 2000-2006. Poche settimane fa sono stati presentati i risultati, tra i quali sono stati sottolineati sia il dialogo tra medici italiani e sloveni sia l’avvio di procedure per la creazione di un bacino di utenza unico transfrontaliero. Sempre tramite fondi comunitari tale progetto intende sviluppare la programmazione fino al 2013 con l’obiettivo che ogni cittadino possa accedere sempre più facilmente alle strutture del Paese confinante, in modo da poter avere davvero servizi sanitari integrati.

Allora è proprio attraverso i progetti europei di questi ultimi anni che possiamo tracciare la linea della collaborazione transfrontaliera nei servizi e nella programmazione di politiche pubbliche tra Gorizia e Nova Gorica, approfondendo quali sono state le direttive seguite e quali le realizzazioni grazie allo strumento dei fondi comunitari, soprattutto del programma Interreg. Un’annotazione critica, che però riguarda il programma Interreg della fase 2000-2006 nel suo complesso, è che la stragrande maggioranza dei programmi hanno riguardato la realizzazione di studi, analisi, ricerche, oppure studi di fattibilità, e poche volte hanno lasciato dei “prodotti” concreti. Questa è una delle debolezze della precedente programmazione che si prevede possa essere superata con le nuove linee finanziarie dell'UE, dove sono richieste concretizzazioni maggiori. Anche per il territorio goriziano si spera quindi di vedere dei risultati concreti sempre più evidenti.

Negli anni recenti tra Gorizia e Nova Gorica i fondi europei hanno permesso di realizzare alcune iniziative significative, tra le quali vale la pena di ricordare innanzitutto quelle riguardati la pianificazione, con l’analisi dei trend dello sviluppo territoriale in un’ottica integrata di area vasta (Transland e Transplan). Di un certo rilievo sono stati i progetti legati all’attività agricola e alla valorizzazione dei prodotti tipici (come il progetto Valopt, che prendeva in considerazione un territorio ampio tra il Carso e il Collio, realizzato con con la Provincia di Trieste e l’Istituto Sloveno delle Foreste) e agli investimenti infrastrutturali con il recupero di alcuni edifici e mercati (attraverso il progetto TIPINET) per la commercializzazione di prodotti (ma ad esempio a Gorizia lo spazio recuperato con la ristrutturazione dell’area del Mercato non ha ancora avuto un utilizzo adeguato). Da segnalare anche la realizzazione di piste ciclabili e messa in rete di percorsi (con la realizzazione di una “ciclabile” dell’Isonzo, dalla fonte alla foce, con passaggio transfrontaliero a Gorizia) e la costituzione di una rete museale goriziana, con una guida ai musei del territorio.

Con la programmazione europea da poco conclusa si è anche sviluppato un filone di promozione di percorsi di pace, nelle zone della Grande Guerra, con il Parco della Memoria, sul Carso (anche se fino ad ora gli interventi si sono limitati al recupero di qualche trincea, del vecchio cimitero, e di alcuni percorsi). Il tema dei luoghi della memoria legati alla Prima Guerra Mondiale, tra Isonzo e Carso, sarà ripreso anche con i nuovi finanziamenti comunitari, come iniziativa che valorizzi i territori, attraverso un recupero dei percorsi transfrontalieri anche in termini di turismo sostenibile.

È chiaro che utilizzando i nuovi strumenti finanziari dell'Unione Europea si intende consolidare il processo fin qui avviato, riprendendo e rafforzando alcuni interventi, ma soprattutto cercando di concretizzare sempre più iniziative che davvero riescano a dare il senso di un territorio unico e unito.
Ambiente e turismo saranno i campi sui quali si punterà maggiormente, per valorizzare la fascia confinaria e renderla attrattiva, attraverso ad esempio un’agricoltura sostenibile e di qualità, insieme alla promozione della rete di agriturismi. Seguendo quelle che sono le priorità fissate dall’UE, sui bandi europei verranno attivati anche progetti sulle questioni climatiche.

In campo ambientale sono già attive alcune collaborazioni su tavoli tecnici, come ad esempio il tavolo dell’autorità di bacino dell’Isonzo, per redigere il Piano di bacino che gestisce appunto il bacino idrico del fiume. Questo tavolo, secondo le politiche europee sui bacini idrici transfrontalieri, lavora su tre aree: inquinamento, monitoraggio, prevenzione; flussi acque e loro gestione (energia idroelettrica, irrigazione, settore ludico-turistico..); pianificazione lungo l’asse fluviale.

Un ottimo dialogo è aperto in questo momento tra enti italiani e sloveni anche sulla questione della logistica, attraverso un progetto della Provincia di Gorizia, il Progetto “Sistema”, che al momento è uno studio sulle potenzialità di area logistica dell’isontino, e che qualcuno vorrebbe arrivasse a definire un’Agenzia della logistica che vedesse partecipi gli enti di entrambi gli stati.

Prendendo spunto da quest’ultima idea progettuale, possiamo senza dubbio affermare, in base anche a questa breve e non esaustiva panoramica delle collaborazioni basate sui finanziamenti europei, che non manca il dialogo, ma una nuova stagione della “città unita” si dovrà fondare necessariamente su alcune realizzazioni concrete che diano l’idea di una visione comune di appartenenza e di un destino comune di sviluppo e utilizzo degli spazi urbani.

In luogo di conclusione, riprendiamo il titolo di un recente articolo di Nicolò Fornasir pubblicato sulla rivista Iniziativa Isontina: “Molto resta da fare dopo la festa”.



La sezione AestOvest è realizzata grazie al supporto della DG cultura, programma 'Europa per i cittadini' dell'Unione Europea
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