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Sull'altalena del dialogo politico

14.06.2007    scrive Risto Karajkov
Tra boicottaggi dei lavori parlamentari, minacce di crisi e mozioni di sfiducia, la situazione politica in Macedonia rimane incerta. E stavolta anche le pressioni costanti della comunità internazionale, che chiede stabilità a tutti i costi, sembrano giocare un ruolo poco costruttivo
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Dopo un boicottaggio durato quattro mesi, l’ex leader della guerriglia albanese Ali Ahmeti e la sua Unione Democratica per l’Integrazione (DUI), sono tornati in aula alla fine di maggio. Questo è il risultato di un processo reso noto sui media macedoni come “dialogo politico”, iniziato a partire dalla proclamazione dei risultati delle ultime elezioni politiche, ed entrato nella sua fase decisiva nel febbraio scorso.

La DUI ha conseguito la maggioranza dei voti della comunità albanese nelle consultazioni del luglio 2006, ma il vincitore in campo macedone, il VMRO-DPMNE, decise di formare un governo insieme all’altro partito albanese, il DPA (Partito Democratico Albanese), avversario acerrimo della DUI. Questo ha provocato rabbia nel partito di Ahmeti, che si considera il rappresentate legittimo della comunità albanese, avendo ricevuto più voti. Dopo mesi di pressioni, proteste e porte sbattute, alla fine di gennaio il partito ha deciso di lasciare il parlamento, e di ritirare i propri 17 sindaci dall’associazione delle municipalità, istruendoli di non comunicare con le istituzioni centrali.

Alcuni commentarono: è l’inizio di una crisi politica. Altri risposero: la DUI può fare ciò che vuole, ma il governo è stabile.

Ahmeti giustificò il boicottaggio dell’aula dicendo: “Non vogliamo far parte di istituzioni che portano indietro il paese. Siamo molto preoccupati”. Secondo il segretario della DUI il grado di realizzazione degli accordi di Ohrid del presente governo è disastroso.

Il primo ministro Nikola Gruevski all’inizio ha deciso di ignorare l’iniziativa della DUI. “E’ una loro prerogativa democratica, rispetto la loro decisione e non ci vedo nulla di tragico”.

Forti preoccupazioni, però, sono state espresse dalla comunità internazionale, che ha provato a convincere la DUI a tornare in parlamento, visto il delicato momento politico nella regione. L’imminente risoluzione sullo status del Kosovo appare quanto più intricata e problematica, anche senza ulteriore instabilità proveniente dalla Macedonia, soprattutto se a provocarla è un partito politico nato dalle ceneri di un movimento di guerriglia armata.

Sia l’Ue che gli Usa hanno fatto il possibile per convincere la DUI a tornare indietro.

“Se la leadership della DUI va avanti su questa strada, sarà la prima a pentirsene, perché così rappresenterà davvero la forza che porta indietro il paese”, ha detto Evan Fuere, rappresentante dell’Ue a Skopje.

“Il boicottaggio è una scelta democratica, ma non benvenuta, visto che gli elettori della DUI vorrebbero avere i propri rappresentanti attivi nelle istituzioni”, gli ha fatto eco l’ambasciatore Usa, Jillian Milovanovic.

Anche il presidente Branko Crvenkovski ha criticato l’atteggiamento della DUI. “In una democrazia parlamentare”, ha detto, “i problemi vengono risolti in parlamento”.

Nonostante tutti gli appelli, però, la DUI ha continuato il suo boicottaggio, sostenendo che dalle ultime elezioni il governo in carica non ha fatto nulla per la comunità albanese, e che stava distruggendo l’impianto degli accordi di Ohrid, imponendo una assimilazione degli albanesi.

Mentre l’opposizione alzava i toni dello scontro, facendo anche leva sulla posizione presa da istituzioni e governi internazionali, i partner di governo di VMRO e DPA continuavano a sostenere che “ tutto è sotto controllo”.

Il DPA ha liquidato l’atteggiamento della DUI come una risposta amareggiata al fatto di non essere stata ammessa nelle stanze del potere, giudicando il boicottaggio come mancanza di dialogo politico.

“Noi, invece, conosciamo questo dialogo”, ha dichiarato il vice primo ministro (del DPA) Imer Selmani, enumerando i risultati ottenuti dal governo nel campo delle relazioni etniche, che sarebbero stati ottenuti accettando anche gli emendamenti voluti dall’opposizione. Il governo ha triplicato i fondi per la promozione dell’occupazione nelle comunità di minoranza, ha stanziato un milione di euro per la biblioteca dell’università di Tetovo e ha creato un istituto di cultura albanese a Skopje.

“In quattro mesi abbiamo fatto ciò che non era stato realizzato in quattro anni”, ha detto polemicamente Selmani, facendo riferimento agli anni in cui la DUI ha governato insieme ai socialdemocratici.

Il vicepresidente del DPA, Menduh Taci, ha accusato il presidente Crvenkovski, ex leader dell’opposizione socialdemocratica (SDSM), di minare volutamente con le proprie critiche l’attuale governo di fronte alle istituzioni internazionali.

“Crvenkovski e Ahmeti, strumento nelle sue mani, fanno disinformazione verso i rappresentanti di Bruxelles e della Nato sulla situazione in Macedonia. Crvenkovski usa il metodo di spargere voci per far intendere che le relazioni etniche nel paese non sono mai state più tese”, ha aggiunto poi Taci.

Il presidente Crvenkovski, a sua volta, ha risposto chiedendo al governo di aprire gli occhi. “Invece di guardare in faccia la realtà, cioè che il problema esiste e va affrontato, il governo giudica i commenti negativi di Bruxelles come frutto di cospirazioni, o pettegolezzi dell’opposizione”.

Il terzo partner della coalizione di governo, i nuovi socialdemocratici (NSDP) di Tito Petkovski, hanno proposto l’inclusione della DUI nel governo come mossa per superare la crisi. Proposta comunque non gradita dal DPA, che nella DUI vede un forte antagonista nella lotta per il controllo della comunità albanese.

Anche gli esperti si sono divisi nel giudicare la gravità della situazione. Secondo il professor Denko Malevski, uno dei più stimati politologi in Macedonia, ex ambasciatore alle Nazioni Unite, la crisi è reale, e per superarla c’è bisogno di dialogo.

“Le ragioni dello stallo derivano dagli sviluppi che hanno seguito le elezioni del luglio 2006. Allora, il partito di maggioranza relativa nel campo albanese è rimasto fuori dal governo. La crisi è grave, e per risolverla bisognerebbe includere la DUI nel governo”.

Secondo la professoressa Gordana Siljanovska, della facoltà di legge dell’università di Skopje, la crisi è un’illusione. “Non esiste alcuna crisi. C’è un parlamento legittimo e un legittimo governo. La crisi esiste solo nelle dichiarazioni dell’opposizione”.

Dopo un mese di abboccamenti e pressioni da parte internazionale, all’inizio di marzo i partiti hanno finalmente deciso di sedersi intorno ad un tavolo e trattare.

Le richieste della DUI comprendono una specificazione dei casi in cui, in parlamento, possa essere chiesta una maggioranza qualificata (di fatto si vuole che determinati provvedimenti non possano essere presi senza il consenso della maggioranza dei parlamentari albanesi), una nuova legge sull’estensione dell’uso della lingua albanese, l’equiparazione degli ex combattenti dell’Uck macedone con i membri delle forze armate, dando accesso anche a questi e alle loro famiglie ai benefici sociali goduti dai militari, infine un meccanismo che permetterebbe la formazione dei governi su base consociativa.

Il governo ha espresso volontà di discutere sulla maggioranza qualificata, ma ha detto chiaramente che le altre richieste sono inaccettabili, sottolineando il fatto che la DUI non è riuscita ad ottenerle durante i quattro anni passati al governo.

“Lo status dei membri dell’Uck e la legge sull’uso della lingua albanese facevano parte del loro programma durante gli anni in cui erano parte dell’esecutivo e, per quanto ne so, allora non abbandonarono il parlamento per non aver ottenuto quanto chiedevano”, ha detto il primo ministro Gruevski.

(continua -)
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