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Sull'altalena del dialogo politico - II

18.06.2007    scrive Risto Karajkov
Il parlamento macedone
Tra boicottaggi dei lavori parlamentari, minacce di crisi, mozioni di sfiducia e rischio di elezioni anticipate, la situazione politica in Macedonia rimane molto incerta. E stavolta anche le pressioni costanti della comunità internazionale, che chiede stabilità a tutti i costi, sembrano giocare un ruolo poco costruttivo
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Giovedì 7 giugno, poco prima di mezzanotte, il governo di Nikola Gruevski è sopravvissuto ad un voto di sfiducia. Questo, si spera, porterà ad un periodo di maggiore calma nella vita politica della Macedonia, visto anche il ritorno dell’Unione Democratica per l’Integrazione (DUI) nell’aula del parlamento.

Dopo alcuni mesi di negoziati dovuti dall’azione politica della DUI, che ha cercato la crisi politica dopo essere stata esclusa dall’esecutivo, in seguito alle elezioni del luglio 2006, il suo leader Ali Ahmeti ha finalmente deciso di interrompere il boicottaggio del parlamento.

Non appena questo è successo, il DPA (Partito Democratico Albanese), l’altra forte formazione politica all’interno della comunità albanese, ha deciso di uscire dal governo, dopo l’annuncio fatto dal numero due del partito Menduh Taci.

“Abbiamo deciso di uscire dalla presente coalizione di governo”, ha detto Taci. “Non c’erano termini di compromesso…Auguro a Gruevski buona fortuna per la formazione di un nuovo esecutivo”.

Con l’uscita della DPA, il governo a guida VMRO-DPMNE non ha più i numeri per restare al potere. Diverse le possibili vie d’uscita: cambio di governo con una nuova maggioranza oppure elezioni anticipate. Le istituzioni internazionali hanno subito espresso grande preoccupazione rispetto a questa seconda prospettiva.

“Le elezioni in questo momento sarebbero un fattore negativo, come saltare da un treno in corsa. Il treno accelera verso i suoi obiettivi, l’Ue e la Nato, e tutti i partiti dovrebbero tenere ben presenti questi obiettivi.”, ha dichiarato Ervan Fuere, rappresentante dell’Ue in Macedonia.

Ancora più accorato il messaggio dell’europarlamentare Angelika Beer che, in un’intervista a Deutsche Welle, ha detto: “Le elezioni anticipate in Macedonia significherebbero un addio all’atteso invito ad entrare nella Nato, e un allontanamento dall’Ue”.

Dopo mesi di allarmi sul boicottaggio della DUI, che avrebbe minacciato la stabilità della regione nell’anno cruciale della soluzione dello status del Kosovo, con l’imminente voto in Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’Ue ha scoperto con sgomento che, con l’abbandono del DPA, il VMRO poteva essere tentato dal momento di alto gradimento di portare di nuovo il paese alle urne. Al momento i sondaggi danno i socialdemocratici (SDSM), rivali del VMRO ai minimi storici.

Quello che gli operatori internazionali non hanno compreso, è che la prospettiva di elezioni anticipare sarebbe in buona parte conseguenza della costante pressione che essi stessi hanno esercitato sul governo di Gruevski nel mese scorso. Col loro zelo nella ricerca della stabilità politica, hanno di fatto ottenuto l’effetto contrario, e le loro pressioni hanno finito per destabilizzare l’esecutivo. Una lezione da tenere presente.

I socialdemocratici hanno reagito prontamente all’uscita dall’esecutivo del DPA, chiedendo un voto di sfiducia in parlamento, e motivando l’iniziativa con le accuse al governo di generare instabilità, compromettere l’immagine della Macedonia a livello internazionale e causare stagnazione economica. A queste accuse si è aggiunta quella di non riuscire a gestire le relazioni interetniche. Senza il supporto degli ex-alleati, il governo Gruevski sarebbe caduto facilmente.

“Non sappiamo se il VMRO è ancora in coalizione con il DPA, e quali siano i loro rapporti con gli altri alleati di governo ( i nuovi socialdemocratici, NSDP). E ancora, l’accordo raggiunto per far tornare la DUI in parlamento è valido?”, ha chiesto il portavoce dei socialdemocratici, Jani Makraduli.

Messi davanti alla prospettiva di perdere il potere, VMRO e DUI hanno fatto pace in fretta e furia e, dopo alcuni giorni di stallo, hanno annunciato la propria riconciliazione. LA crisi sarebbe stata causata da fraintendimenti sul contenuto dell’accordo raggiunto da Gruevski e Ahmeti, quello che ha riportato la DUI sui banchi del parlamento. Secondo Ahmeti, la DUI avrebbe raggiunto tutti gli obiettivi che si era proposta, compreso quello, controverso, sullo status degli ex combattenti dell’Uck, versione smentita da Gruevski.

Per alcuni giorni il contenuto dell’accordo è rimasto segreto, tra le proteste dell’opposizione che chiedeva venisse reso pubblico. Poi si è venuto a sapere che non esisteva nessun accordo firmato tra VMRO e DUI. Taci ha definito il documento partorito dai negoziati come “minute” di atti lasciati incompiuti dal precedente esecutivo, e si è congratulato con gli attori internazionali per aver spinto la DUI a rinunciare al boicottaggio senza dover fare grosse concessioni.

“I problemi non possono essere risolti da casa, o restando sulle montagne, ma nelle istituzioni. Il DPA è membro della coalizione di governo e ha tutte le carte in regola per poter risolvere i problemi incontrati”, ha detto Taci, che poi ha aggiunto, “il DPA ha dimostrato che gli albanesi non sono né turbolenti né irresponsabili”.

Arben Xhaferi, leader del DPA, ha definito l’accordo Gruevski-Ahmeti come “non-vincolante”, visto che non esistono documenti firmati.

“Le relazioni tra DPA e VMRO sono sempre state buone, e le divergenze sono state causate dalla DUI, che ha provato ad incrinarle”, ha detto ancora Xhaferi.

Commenti altrettanto sferzanti sono venuti dal terzo partito nel campo albanese il PDP, che ultimamente è passato da un’alleanza con la DUI ad un accordo con il DPA. Il suo presidente, Abduladi Vejseli, ha sminuito l’accordo di Ahmeti con Gruevski, dicendo che il suo unico risultato tangibile saranno pochi cambi all’interno di alcune commissioni che hanno a che fare con questioni etniche.

“E’ questo il loro maggior successo. Non hanno altri risultati, perché non hanno visione politica. Non hanno a cuore i diritti degli albanesi né gli accordi di Ohrid. Quando erano al governo hanno detto che la realizzazione di quegli accordi era quasi completa, adesso che sono all’opposizione dicono che c’è ancora molto lavoro da fare”, ha detto Vejseli.

Dopo tutto questo clamore, il governo ha passato il voto di sfiducia senza problemi. Il DPA ha fatto quadrato insieme al VMRO, così come i nuovi socialdemocratici. Anche la DUI è di nuovo in parlamento, con grande sollievo degli osservatori internazionali, che si sono affrettati a commentare questa evoluzione con la frase convenzionale “un passo avanti nell’integrazione internazionale del paese”.

Xavier Solana, prima, e il commissario per l’allargamento Olli Rehn poi, hanno valutato positivamente l’accordo, anche se dall’ufficio dello stesso Rehn non hanno chiarito se questo influirà sul rapporto annuale dell’Ue sulla Macedonia, e se verrà quindi menzionata una possibile data per iniziare i negoziati di accesso.

Il politologo Denko Malevski, cerca nelle dinamiche politiche del periodo precedente le cause per la voglia mostrata dai partiti di avere un ritorno politico immediato delle proprie iniziative.

“La Macedonia ha un deficit di uomini di stato, e un surplus di politici. Un uomo di stato, è chi è pronto a prendere anche decisioni impopolari, per quelli che sono gli interessi a lungo periodo del paese”.
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