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La speranza della sinistra indipendente

18.07.2007    Da Istanbul, scrive Fabio Salomoni

Baskin Oran
Alle elezioni del 22 luglio in Turchia, i candidati indipendenti rappresentano "un punto di svolta, un momento di rottura. Stiamo passando da una repubblica monista a una repubblica pluralista”. Ne parliamo con il professore Baskın Oran candidato indipendente della sinistra
Il Professore Baskın Oran insegna alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Ankara.
La sua sterminata bibliografia comprende, tra gli altri, lavori sul kemalismo e sulla questione dell’identità nazionale. Nel 2004 è balzato agli onori della cronaca come relatore di un rapporto sulla condizione delle minoranze, commissionato dal Primo ministro. Nelle sue conclusioni il rapporto denunciava il carattere discriminatorio dell’identità nazionale turca, proponendo di sostituire l’aggetto
Türk con Türkiyeli, della Turchia, una sovraidentità non legata a nessun gruppo etnico in particolare ma in grado di rappresentare tutte le sotto-identità, etniche o religiose, presenti nel paese. Una proposta che gli ha provocato attacchi furenti e l’accusa di violazione dell’articolo 301 del Codice Penale, dalla quale successivamente è stato assolto.
Attualmente il Prof. Oran è candidato indipendente di sinistra nella seconda circoscrizione di Istanbul con lo slogan “Anche una sola voce è sufficiente per rompere gli schemi consolidati!”.


Cominciamo dall’Iniziativa dei candidati indipendenti.

Ci sono tre categorie di candidati indipendenti.
La prima comprende persone che non si candidano per essere elette ma per sfruttare l’occasione delle elezioni per portare all’attenzione pubblica determinati problemi: Ayşe Tukrükçü, una ex prostituta, ad esempio, si candida per poter parlare della condizione delle donne oppresse.

La seconda categoria comprende persone che se si fossero candidate con il simbolo del loro partito non sarebbero mai stati elette, i candidati del DTP ma anche i segretari di piccoli partiti.
E poi ci sono i candidati indipendenti dai partiti, come me.

Certo, l’iniziativa dei candidati indipendenti nasce come tentativo di superare l’ostacolo dello sbarramento del 10% ma non solo. Lo sbarramento esiste dalla costituzione del 1982, da allora ci sono state molte elezioni ma non ci sono mai stati così tanti candidati indipendenti. La ragione? Le persone hanno perso la pazienza: si sono stancate dei partiti e poi le persone vogliono mettere in primo piano la loro identità. La speranza viene ora dai candidati indipendenti. Un esempio concreto, un paio di giorni fa ad Izmir un gruppo di gitani si è visto rifiutare l’ingresso in un ristorante, sono andati dal giudice ed hanno detto: noi conosciamo i nostri diritti. Capisci a che punto è arrivata la Turchia? Tutte queste cose sono state sempre gridate nelle strade, lì la protesta c’è sempre stata ma non in Parlamento. Noi vogliamo trascinare questa protesta in Parlamento, voglio essere un ponte per rappresentare i marginali e gli oppressi. Io sono solamente un segno di questa tendenza.

Mi sono chiesto spesso chi potesse rappresentare politicamente le migliaia di persone che hanno partecipato ai funerali di Hrant Dink...

Baskin Oran (foto F. Salomoni)
La questione nasce da lì, del resto ho cominciato a pensare a questa storia al funerale di Hrant, da lì ho preso coraggio, anch’io ho pensato: ma questo potenziale dove andrà a finire? e così hanno fatto anche alcuni amici che hanno cominciato a pensare alla possibilità di superare lo sbarramento. Questi amici due mesi fa mi hanno detto che si erano incontrati con più di seimila persone e che c’era un consenso generale sul mio nome. Non ho chiesto nemmeno a mia moglie ed ho accettato. Perché io? Probabilmente perché sono indipendente, non ho mai avuto relazioni con nessun partito, ho sempre avuto una mia posizione precisa ma non ho mai avuto ruoli attivi, ho scritto molto, e poi non ho mai rubato ed in questo paese è una cosa importante, purtroppo. Questa è in sintesi la storia del movimento dei candidati indipendenti di sinistra. In realtà non è la prima esperienza in Turchia.

E’ già successo nel 1965 con il TIP (Partito turco dei Lavoratori), per la prima volta la sinistra entrava in parlamento, fino alla reazione del golpe del 1971. Questa è la seconda volta, sono passati 42 anni e da allora molte cose sono cambiate. A quell’epoca gli oppressi erano due categorie: la classe operaia ed i curdi. Ora ci sono nuove categorie di oppressi, in Turchia e nel mondo: dagli omosessuali alle donne, dagli aleviti ai gitani, dagli obiettori di coscienza ai non musulmani e noi, come sinistra moderna, dobbiamo abbracciarli tutti. Per questa ragione suscitiamo molto interesse.

Se io avessi semplicemente detto: a morte l’imperialismo americano o la classe operaia al potere! nessuno ci avrebbe badato, la società civile non mi avrebbe scelto. E’ una grande responsabilità perché per la prima volta la società civile trova il consenso intorno ad un nome. È un grande onore per me.

Alcuni ci hanno accusato di romanticismo, altri, i piccoli partiti di sinistra, di tradimento: perché non attacchi mai l’imperialismo, perché non parli della classe operaia al potere? Questi partiti vorrebbero che io parlassi solo dell’imperialismo e del socialismo, sono rimasti ancora gli anni ’60.

Questo è il problema, purtroppo. E’ più difficile rompere le abitudini consolidate dei propri compagni che degli avversari. Mi arrivano delle mail: ma che razza di candidato di sinistra sei se partecipi alle trasmissioni dei canali imperialisti? Questa è la verità della Turchia, loro si sono rinchiusi in un ghetto.

Addirittura le donne kemaliste sono uscite dal ghetto, hanno partecipato alle manifestazioni per la laicità dei mesi scorsi. Certo, gli organizzatori erano diversi, ex militari, loro non avrebbero voluto una cosa simile, avevano obbiettivi diversi. Guarda, la Turchia è troppo progredita per un colpo di stato ma ci sarà sempre l’interferenza dei militari, fino a quando ci saranno generali senza divisa che si aggirano tra noi e organizzano la società civile.

Ma c’è una cosa nuova, importante: il 27 aprile c’è stato un e-colpo di stato ma adesso ci si scherza sopra. I militari hanno messo di notte sul loro sito internet il comunicato, poi l’hanno tolto di fronte alle reazioni e anche questo ha fatto notizia, e allora l’hanno messo nel loro archivio. Ieri un tribunale di Ankara ha stabilito che non si trattava di un golpe ma solamente di un comunicato stampa. Se una cosa simile si trasforma in una commedia dell’assurdo significa che la Turchia è cambiata molto, e tutto ciò indebolisce i militari.

Qual è l’importanza di queste elezioni?

Direi dell’importanza dei candidati indipendenti. Rappresentano un punto di svolta, un momento di rottura. Stiamo passando da una repubblica monista a una repubblica pluralista. In realtà si tratta della continuazione della rivoluzione kemalista e non una sua negazione. La rivoluzione kemalista è un movimento di modernizzazione condotto dall’alto ed ispirato all’occidente, adesso la trasformazione è ispirata all’Unione europea.

Noi vogliamo il bene della Turchia ed anche i militari ma i militari credono che la repubblica monista abbia un carattere unificante, noi crediamo il contrario. Ricordo spesso una frase di Mitterand: “la repubblica è nata grazie al centralismo ma può continuare a sopravvivere a condizione che accetti un movimento centrifugo”. In Turchia questo significa trasferire potere ai curdi ed agli islamici.

E chi sono gli islamici? Commercianti di provincia che stanno diventando borghesia. Certo usano il discorso religioso, è normale. Certo, fanno molte stupidaggini, moltissime, e questo porta acqua al mulino del CHP e dei militari. Ma loro stanno passando dalle piccole imprese familiari a grandi società, stanno crescendo, e sono debitori di questa crescita alla UE ed al capitalismo internazionale, si stanno integrando. Esportano addirittura in Israele ed ormai non possono più dirne male.

Per questo se finisce anche l’antisemitismo finisce anche l’islamismo. Certo il discorso religioso continuerà per un certo periodo, non è un problema, ma ormai il loro riferimento non è l’Islam ma la massimizzazione dei profitti. E anche se è difficile rompere schemi consolidati, la gente pian piano sta capendo tutto ciò.

L’Unione europea come motore della trasformazione ma in questa campagna il tema della UE è praticamente ignorato.

Il comportamento dell’Unione europea nei confronti della Turchia è un vero disastro e noi stessi non sappiamo cosa dire alla gente. La gente ci chiede: “Noi abbiamo fatto tutto quello che ci hanno chiesto e cosa abbiamo ottenuto in cambio?” e noi non abbiamo una risposta a questa domanda. Ogni nuovo documento della UE contiene nuove condizioni, cedere Cipro oppure riconoscere il genocidio armeno. Ma loro non sanno con quante difficoltà siamo riusciti a ottenere dei progressi e delle riforme? Certo che lo sanno ma perché si comportano in questa maniera? Perché se da noi c’è la paranoia dell’Unione europea che vuole disgregare il paese, in Europa c’è l’islamofobia. Anche loro hanno paura della globalizzazione.

Il movimento dei candidati indipendenti ha una dimensione nazionale?

Purtroppo no, le elezioni anticipate ci hanno costretto a fare in fretta, non era possibile prepararci. E’ stata la nostra prima esperienza. Del resto se non avessero annunciato subito la mia candidatura, la sinistra, da sempre frammentata, sarebbe sprofondata nelle polemiche interne. Adesso non c’è più niente da fare, devono accettare lo stato di fatto ed alcuni partiti mi appoggiano apertamente, ÖDP (Partito della Libertà e della Solidarietà) EMEP (Partito del Lavoro)

Da chi si aspetta il voto?

Da tutti gli oppressi: dagli abitanti delle periferie, dagli aleviti che nascondono la loro identità, dai curdi che non hanno gradito la candidatura di Doğan Erbaş nel mio stesso collegio elettorale, dagli omosessuali, dai non musulmani, dalle donne, dai marginali e poi da tutti coloro che hanno una coscienza, e sono molti.

Una provocazione, perché un elettore di sinistra dovrebbe votare lei e non il candidato CHP-DSP?

Loro non sono la sinistra. Ecco perché. Definirli di sinistra è un insulto alla sinistra. Adesso il partito di Baiykal dice di essere il centro della destra, candida nelle sue liste persone che hanno un passato nel MHP, sostiene che il nazionalismo è il cemento della nazione, non vuole abolire l’articolo 301.

Come va la sua campagna elettorale?

Molto meglio del previsto. Abbiamo pochi soldi ma molto lavoro volontario da parte di professionisti, donazioni, persone che mettono soldi di tasca propria e poi centinaia di giovani, abbiamo molte speranze. Ci servono 60-65.000 voti.

Ed in generale della campagna elettorale cosa pensa?

Ha un andamento stanco, i partiti hanno un profilo basso, si parla molto di più dei candidati indipendenti, sono elezioni all’insegna degli indipendenti.

Chi entrerà in parlamento secondo lei?

Sicuramente almeno due partiti, AKP e CHP, e gli indipendenti. Probabilmente anche il MHP, sarebbe strano che non entrasse quando negli ultimi mesi sono cresciuti i sentimenti nazionalisti nel paese.

Che cosa pensa di fare una volta in parlamento?

Intanto una proposta di legge per abolire l’articolo 301. In realtà gli indipendenti hanno molto spazio di manovra. Possono partecipare ed hanno diritto di parola in tutte le commissioni parlamentari, possono chiedere copia dei verbali delle commissioni, e la cosa più importante, hanno il diritto di presentare disegni di legge su qualsiasi argomento ed hanno il diritto di prendere la parola. Gli altri deputati non hanno questi diritti perché per poter presentare qualsiasi disegno di legge devono prima avere il consenso del segretario del loro partito. Ma io non ho un segretario a cui rendere conto.

Secondo lei quali saranno i problemi più urgenti del nuovo parlamento?

La democrazia interna dei partiti è un problema urgente, se non si risolve questo non si può parlare di democrazia nel paese. Ma senza ombra di dubbio il problema più importante è la questione curda
E spero che il DTP si comporterà in maniera responsabile e non si facciano gli errori compiuti in passato, con Leyla Zana, perché finirebbero solo per rafforzare il nazionalismo turco che a sua volta farebbe crescere quello curdo, creando una circolo vizioso. Credo che il nazionalismo sia la cosa peggiore che si possa fare ad un popolo. Il problema principale è la questione curda e bisogna concedere le cose che i curdi chiedono.

Personalmente però non sono d’accordo con la loro richiesta di rendere il curdo una lingua ufficiale. Perché il curdo e non anche il circasso o l’armeno? Io credo che la lingua ufficiale debba essere il turco ma che si possano utilizzare anche le altre lingue. Ad esempio sostengo pienamente l’iniziativa del sindaco di un quartiere di Diyarbakır che ha fatto la pagina web del comune in turco, curdo, armeno e siriaco (e che adesso è oggetto di un’inchiesta, N.d.A.). Se lo avesse fatto solo in curdo non lo avrei appoggiato. Il multiculturalismo è fondamentale. Non dico cose nuove, sono cose che scrivo da 30 anni.
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