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Albania: la prima 'Notte bianca' di una Tirana insonne

07.12.2004    scrive Indrit Maraku

Per la prima volta dopo anni di parate in stile sovietico, Tirana festeggia in pompa magna la liberazione del paese. La capitale albanese celebra per tutta la notte il giorno della liberazione dal giogo nazi-fascista. Polemiche sulla data dell'evento
Notte a Tirana
La notte tra il 29 e 30 novembre Tirana non ha dormito. Una “Notte bianca”, organizzata dal Comune della capitale albanese, per festeggiare in un modo del tutto nuovo il 60esimo anniversario della liberazione del Paese dal nazi-fascismo. Il sindaco Edi Rama insieme al Premier Nano hanno aperto i loro uffici ai curiosi, mentre concerti in piazza hanno intrattenuto fino all’alba migliaia di persone scese per le strade di Tirana. Per i nostalgici invece una parata in stile comunista delle forze armate ha fatto rivivere il sogno del potere di un tempo dell’Esercito. Un anniversario, questo, che ha visto di nuovo divisi nei festeggiamenti i democratici e socialisti, da anni in un dibattito ancora aperto sulla data in cui l’ultimo soldato tedesco lasciò nel 1944 il territorio albanese.

Una “Notte bianca” per accendere la speranza
L’idea del Comune di Tirana è nata dal “desiderio di sognare, per vedere la città con gli occhi e con il cuore, per capire e gustare le bellezze, la dolcezza e la ricchezza che spesso rischia di svanire”. Come hanno spiegato gli organizzatori, “la Notte Bianca è esattamente la grande luce che può accendere una città come la nostra”. Una luce di speranza accolta da migliaia di cittadini di Tirana che, nonostante il freddo, hanno riempito le strade della capitale partecipando alle attività di ogni tipo organizzate per l’occasione. Una luce che vuole vedere Tirana come una vera metropoli, sempre in movimento.

Per tutta la notte, cinema, musei, teatri, ma anche pub, discoteche e bar hanno tenuto aperte le porte. Le attività, sia culturali che sportive, sicuramente non sono mancate. A chi passeggiava per le vie della città è capitato di sentire mischiate le canzoni partigiane dei veterani con la musica hip-hop dei Dj delle radio di Tirana. Musica dal vivo e come ospiti sui palchi i giovani talenti albanesi, ma anche maxi-schermi per guardare e sentire gli ultimi successi internazionali. Ma è stata anche una notte di shopping: grazie agli accordi del Comune con molti commercianti che anno aderito all’iniziativa, i tiranesi hanno avuto la possibilità di comprare tutto con uno sconto di circa il 20%.

La “Notte Bianca” ha illuminato anche gli uffici delle istituzioni: l’amministrazione pubblica è stata al servizio dei visitatori notturni, mentre per i corridoi giravano incuriosite centinaia di persone. Secondo i media, gli uffici più visitati sono stati quelli del Sindaco Edi Rama e del Premier Fatos Nano. Per l’amarezza di qualcuno, quest’ultimo non si è fatto trovare dietro la scrivania, mentre Rama è stato decisamente un vero padrone di casa. Nonostante l’orario delle visite scadeva alle 22:00, una fila lunghissima l’ha fatto slittare all’1:00 di notte: Rama ha stretto la mano a circa 5000 persone interessate d’incontrare personalmente e fare una foto con il loro eccentrico Sindaco.

La “parata”
I festeggiamenti dei 60 anni di liberazione sono iniziati nelle prime ore del 29 novembre con una parata militare delle Forze Armate albanesi. Secondo alcuni analisti e in particolar modo secondo i veterani di guerra, parlando di parata sarebbe d’obbligo l’uso delle virgolette: i veterani ritengono che quella di qualche giorno fa sia stata distante anni luce dalle parate dei tempi della dittatura, poiché molto più breve e meno organizzata. Gli analisti invece non riescono a trovare il senso di mostrare alcuni armamenti ormai d’antichità che l’Esercito sta facendo di tutto per modernizzare. Esempio, i due “Mig” di produzione russa che hanno sorvolato il cuore di Tirana mentre una legge lo vieta ritenendoli tecnicamente inaffidabili.

La parola “parata” agli Albanesi ricorda i tempi del comunismo quando i preparativi delle truppe armate duravano per un mese intero e i criteri di selezione erano severissimi in base ad un rapporto proporzionato tra altezza e peso. In effetti, i democratici, che alla cerimonia non hanno partecipato, durante i loro anni di governo (1992-’97) non ne hanno fatto uso. Solo dopo il 1997, quando il potere ritornò ai socialisti, tornarono anche le parate. Ma troppe cose erano cambiate in 5 anni e quella magia che riempiva le strade di curiosi e inchiodava davanti alla Tv centinaia di migliaia di persone, ormai si era persa.

Uno stupido dibattito
Durante i loro anni di governo, i democratici di Berisha non tolsero solo le parate militari. Di tradizione “comunista” veniva considerato anche il festeggiare la liberazione del Paese il 29 novembre. Il Parlamento di allora cambio la data ufficiale dal 29 al 28 novembre: così, per alcuni anni, insieme alla Festa dell’indipendenza (28.11.1912) si festeggiava anche quella della Liberazione. Una volta ripreso il governo, il centro-sinistra ha voluto mettere tutto a posto come prima: sin dal 1997 la liberazione dell’Albania è tornata a festeggiarsi il 29 novembre, mentre i dibattiti tra i due campi, spesso inutili, continuano ancora oggi.

La domanda che assilla democratici e socialisti è: in quale data l’ultimo soldato tedesco lasciò il territorio albanese, il 28 o il 29? Spontaneo verrebbe da controbattere: ma è così importante?! Vista l’ostinazione, ci hanno provato a calmare le anime i diretti interessati chiamati in causa: le autorità di Berlino hanno inviato tempo fa un documento che andrebbe a favore dell’ipotesi dei socialisti. Ma non c’è verso di convincere Berisha. L’ex-presidente continua insieme ai suoi, sin dal primo anno in opposizione, a festeggiare il 28.

Pure l’attuale capo dello Stato, Alfred Moisiu, ha voluto provarci: “È una questione che riguarda agli esperti di storia – ha detto – i politici non hanno motivo di coinvolgersi in questo dibattito. […] La storia viene costruita sui fatti e non su ipotesi dell’uno o dell’altro”.

Una proposta è giunta, invece, dai “Democratici riformatori”, partito creato da una scissione del Pd. Il loro capo, Genc Pollo, ha proposto il 17 Novembre, data della liberazione di Tirana che nessuno contesta, come festa nazionale per ricordare la fine della Seconda guerra mondiale. Scettico sulla buona volontà dei contendenti, Pollo ha chiesto al Presidente di prendere l’iniziativa. “Temo che non solo il Pd e il Ps contesterebbero (senza argomenti) l’una e l’altra, ma sono più che certo che i pregiudizi politici sopprimerebbero la ragione”. Ecco perché, l’azione del Presidente, come istituzione sopra le parti, “sarebbe un contributo che a lui spetta di dare”.

E se non si trovasse una soluzione e Berisha ritornasse al governo, cambierebbe nuovamente la data? C’è chi ci scommette.
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