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Croazia: il caso Blecic e il ritorno dei profughi

21.01.2005   

Krstina Blecic, cittadina di Zara di origine montenegrina, lotta per riottenere la propria abitazione, persa durante la guerra. Il suo caso è all’esame della Corte di Strasburgo. La pronuncia di primo grado non soddisfa i gruppi per i diritti umani che sostengono il suo ricorso. La posizione di Massimo Moratti, dell’ICHR. Il legame con la situazione in Republika Srpska, l’importanza di questo caso simbolo
La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo
Di Michael Logan, Transitions Online

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall’Asta


I leader dell’Unione Europea (UE) il mese scorso hanno condizionato l’avvio dei colloqui di adesione con la Croazia alla volontà del Paese di estradare i ricercati per crimini di guerra. I negoziati potrebbero iniziare già nel marzo 2005, se risultasse che Zagabria ha fatto uno sforzo sufficiente nel trovare, arrestare ed estradare Ante Gotovina, un generale latitante accusato di aver ordinato l’uccisione di più di 100 persone di etnìa serba e di averne espulse altre 150,000 nel 1995.

All’incirca nello stesso periodo, l’Alta Camera della Corte Europea per i Diritti Umani (ECHR) ha fissato un’udienza di appello per il caso “Blecic contro Croazia”. La decisione è passata per lo più inosservata, ma solleva serie questioni su un altro criterio chiave per l’adesione – il trattamento che la Croazia riserva ai profughi di etnìa serba.

Benché la Croazia si sia sforzata in passato di incoraggiare il ritorno dei profughi – su un numero stimato di 300,000 persone di etnìa serba che fuggirono dalla Croazia tra il 1991 e il 1995, circa 120,000 sono ritornate – la questione dei diritti d’abitazione per quelli che vivevano in case di proprietà dello Stato deve ancora essere risolta. Il caso Blecic ha un rapporto diretto con questa questione.

Abbandonare la propria casa volontariamente…

Krstina Blecic, una cittadina croata di origine montenegrina, aveva vissuto per 40 anni in un appartamento di proprietà dello Stato nella cittadina costiera di Zadar (Zara). L’essere locataria dava alla Blecic molti diritti legali, inclusa, dal 1991, la possibilità di comprare la casa in cui abitava. Nel luglio 1991, la Blecic andò in Italia per passare l’estate con la figlia. Poco dopo, il conflitto armato si intensificò intorno a Zadar, impedendole di ritornare.

Il suo appartamento fu occupato da una famiglia di etnìa croata e, nel febbraio 1992, la municipalità di Zadar pose fine al contratto di locazione della Blecic, stabilendo che la sua assenza per sei mesi dall’appartamento rendeva nulle le sue pretese sullo stesso.

Una lunga battaglia legale seguì nelle corti croate, finché la Corte Suprema stabilì che la guerra era una ragione insufficiente perché la Blecic non occupasse il suo appartamento, constatando che: “Nel periodo dell’aggressione contro la Croazia, le condizioni di vita erano uguali per tutti i cittadini di Zadar.” Quando la Corte Costituzionale respinse l’appello della Blecic, nel 1999, lei si rivolse alla Corte Europea di Strasburgo.

La Blecic sostenne che la Croazia aveva violato il suo diritto di godere pacificamente della sua casa e dei suoi possedimenti, mentre la Croazia sostenne che, poiché la Blecic aveva lasciato la casa volontariamente e non aveva intentato causa di sfratto verso la famiglia occupante, tale violazione non si era verificata. La Croazia contestò anche che la rescissione del contratto era una misura legittima per soddisfare i bisogni abitativi di altri cittadini.

La missione della Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) in Croazia e la missione OSCE in Bosnia produssero un comunicato che conteneva un’argomentazione in qualità di amicus curiae. Secondo l’OSCE, il caso Blecic poteva essere visto solo nel contesto delle rescissioni in massa dei contratti d’affitto, che durante la guerra furono 23,700. La maggior parte di questi procedimenti vennero istituiti contro cittadini di etnìa serba.

L’asserzione più critica del comunicato era che i cittadini di etnìa croata e serba furono trattati diversamente nel periodo successivo al conflitto. La regione della Slavonia orientale, un territorio in mano ai ribelli serbi durante la guerra, e sotto amministrazione ONU tra il 1996 e il gennaio 1998, vide la rimozione di massa delle popolazioni, principalmente di quelle di etnìa croata. Quando i Croati tornarono, le locali corti di giustizia riconobbero l’interesse legale di coloro che, titolari di diritti di abitazione, avevano sfrattato i successivi occupanti, molti dei quali erano Serbi dislocati da altre parti della Croazia. Per i cittadini di etnia serba e montenegrina non è stato così facile reclamare le proprie case.

La corte di Strasburgo ha deciso a favore della Croazia nel luglio 2004, non rilevando violazioni della Convenzione Europea sui Diritti Umani.

Commentando la decisione Peter Semneby, capo della missione OSCE in Croazia, ha detto, “L’implicazione della decisione (della Corte per i Diritti Umani) è che sotto certe condizioni la Convenzione permette alle nazioni di richiedere ai civili di spostarsi da una zona sicura ad una zona di conflitto attivo per rivendicare i propri diritti.”

…O subire discriminazione?

La decisione ha inoltre irritato i gruppi per i diritti umani che già in precedenza avevano condannato la Croazia. L’International Crisis Group, Human Rights Watch e il Consiglio dei Rifugiati Norvegese hanno tutti fatto appello alla Croazia perché risolvesse il problema dei diritti di occupazione delle case.

“La perdita dei diritti di abitazione continua ad impedire ai profughi serbi di ritornare in Croazia, eppure (la Corte) ha confermato la politica discriminatoria che ha cancellato questi diritti,” ha detto Holly Carter, direttore esecutivo della Divisione Europa e Asia Centrale di Human Rights Watch, in una conferenza stampa.

Il Comitato Internazionale per i Diritti Umani (ICHR) sta rappresentando legalmente la Blecic nel suo appello, ora in attesa di una data per l’udienza. L’ICHR è un’organizzazione formata da ex avvocati e professionisti dell’OSCE impegnati nel campo dei diritti umani, inclusi molti che lavorarono sul programma, durato sei anni, per la restituzione delle proprietà in Bosnia, programma che risultò nella restituzione di più di 200,000 proprietà, inclusi 100,000 appartamenti di proprietà dello Stato, ai proprietari d’anteguerra.

“Ci si aspettava che il processo Blecic avrebbe rappresentato una presa di posizione autorevole sul tema dei diritti di occupazione secondo la Convenzione,” ha detto il Direttore Esecutivo di ICHR, Massimo Moratti. “Invece (la Corte di Strasburgo) non è riuscita a tenere nella giusta considerazione le condizioni generali del conflitto nei Balcani. In particolare, la Corte si è basata troppo sui giudizi delle Corti di giustizia locali, senza considerare la sistematica discriminazione da parte della Croazia verso le minoranze etniche. Questa è la base del nostro appello.”

L’importanza del caso è stata sottolineata dalle conseguenze della prima sentenza, a cui le autorità croate hanno guardato come a una giustificazione della propria politica. In agosto, il Ministro della Giustizia della Croazia, Vesna Skare-Ozbolt, ha dichiarato: “Non possono più essere esercitate pressioni sulla Croazia riguardo ai diritti di occupazione delle case.”

Secondo Moratti, il debole impegno della Croazia nel risolvere questo problema, legittimato dalla decisione dell’ECHR, ha creato tensioni nella Repubblica Srpska, l’Entità di Bosnia dominata dai Serbi. Le persone di etnìa serba che fuggirono dalla Croazia verso la Repubblica Srpska sono state costrette a restituire gli appartamenti che occupavano, per permettere il ritorno degli occupanti di prima della guerra, Croati o Bosniaci Musulmani, ma non possono reclamare le loro case in Croazia. I profughi hanno la sensazione che vengano applicati due pesi e due misure.

Un tentativo sincero?

La Croazia, in ogni caso, ha messo in opera uno schema per favorire il ritorno di quei profughi che hanno perso i loro diritti abitativi.

“Il governo ha adottato un nuovo programma per fornire alloggi adeguati a chi è titolare di diritti di occupazione. Il nuovo programma stabilisce la possibilità di un contratto d’affitto tutelato, o dell’acquisto di un nuovo appartamento a condizioni molto favorevoli,” ha detto Stefica Staznik del dipartimento croato per la cooperazione con la Corte di Strasburgo.

Ma alcuni osservatori dubitano che il piano croato fornisca dei risarcimenti equi e che sia abbastanza tempestivo.

“La fornitura di alloggi non è progredita come l’OSCE Croazia avrebbe sperato: finora non è stata fornita nessuna casa. I fondi del bilancio statale 2004 inizialmente destinati all’implementazione del programma, sono stati riallocati per altri scopi,” dice Peter Semneby dell’ OSCE.

L’appello della Blecic è particolarmente significativo perché è probabilmente l’ultimo caso sui diritti di abitazione a comparire davanti alla Corte. La Corte Europea per i Diritti Umani può occuparsi dei casi solo dopo che tutti i ricorsi interni siano esauriti, e le domande alla Corte devono essere presentate entro sei mesi dalla decisione finale nelle Corti locali. La maggior parte delle rescissioni dei contratti avvennero prima del 1996 e così, per la grande maggioranza dei profughi, la finestra temporale in cui era possibile portare i casi di fronte alla Corte di Strasburgo si è chiusa. Di conseguenza, molti osservatori hanno la netta sensazione che l’Alta Camera dovrebbe prendere in grande considerazione l’appello Blecic.

Secondo Semneby, la mancanza di una soluzione appropriata per i profughi come la Blecic è “uno degli ostacoli chiave al ritorno.” La Commissione Europea (CE) sembra essere d’accordo, dato che il problema è stato specificamente menzionato nel documento riguardante la richiesta della Croazia di diventare stato membro dell’UE.

Kathleen O’Connor, portavoce della Commissione Europea, ha dichiarato: "La Commissione è pienamente consapevole del caso e ha preso nota della sentenza (della Corte). Noi seguiremo attentamente l’evolversi della situazione. La Commissione ha sottolineato il fatto che il ritorno dei profughi deve essere reso più rapido.”

La prossima valutazione rispetto allo stato del ritorno dei profughi in Croazia avverrà in autunno, quando la CE adotterà il periodico rapporto sui progressi della Croazia verso l’adesione. I colloqui potrebbero anche già essere iniziati a quel punto, ma ogni decisione dell’Alta Camera influenzerà senza dubbio il cammino della Croazia verso un ingresso a pieno titolo nella UE.

*Michael Logan è un giornalista freelance


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