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La risposta di Băsescu

16.04.2009    scrive Mihaela Iordache

Chişinău, scontri di fronte al parlamento
Chişinău accusa Bucarest di aver organizzato le proteste di piazza, mentre la Corte Costituzionale moldava avvia il riconteggio delle schede elettorali. Dura replica del presidente romeno Băsescu. La crisi vista da Bucarest
L’ambasciatore a Chişinău è stato dichiarato “persona non grata”, alcuni giornalisti sono stati espulsi e visti ad hoc sono stati introdotti per i cittadini romeni che intendono recarsi in Moldavia. Sono questi alcuni degli effetti sulla Romania della “rivoluzione rubata”, espressione con cui sono state definite a Bucarest le proteste di decine di migliaia di persone a Chişinău, represse dalle autorità.

Dopo le elezioni parlamentari del 5 aprile, che hanno visto i comunisti del presidente Vladimir Voronin vincere con 50% dei voti, l’opposizione ha denunciato brogli, ma solo dopo giorni di manifestazioni Voronin ha richiesto alla Corte Costituzionale di autorizzare la riconta dei voti.

Per l’unico presidente comunista in Europa, Vladimir Voronin, la Romania è coinvolta direttamente nelle proteste di Chişinău e non vuole rinunciare alle sue mire espansioniste. Anche la Serbia sarebbe coinvolta. Secondo Voronin, nove cittadini serbi e agenti dei servizi segreti della Romania sarebbero tra chi ha provocato le violenze che hanno scosso la capitale moldava il 7 aprile.

Voronin intanto non offre alcuna informazione sui cittadini arrestati nel corso degli scontri tra manifestanti e polizia, che sarebbero centinaia. “Abbiamo filmato tutto, e possiamo identificare le facce di tutte le bestie che hanno attaccato la polizia”, ha dichiarato minacciosamente il presidente moldavo. Perché, ha argomentato Voronin, non ci sono motivi per protestare e sospettare brogli elettorali, e chi lo fa è parte di “un complotto organizzato da forze sovversive che hanno tentato un colpo di stato”.

Accuse e parole che ricordano i toni di Ceauşescu. Oggi le autorità moldave sostengono di voler promuovere la democrazia, e il paese aspira a far parte un giorno dell’Unione Europea, ma c'è chi teme che un giorno non troppo lontano la Moldavia potrebbe somigliare piuttosto ad un regime dittatoriale come quello della Bielorussia.

Migliaia di migranti moldavi hanno manifestato a Boston, Washington, Strasburgo con striscioni sui quali si leggeva “200mila voti rubati”, mentre in Quebec i manifestanti hanno denunciato gli atti di terrore e le intimidazioni contro chi protestava nelle strade di Chişinău.

Nel frattempo la Moldavia rompe con la vicina, e una volta “sorella”, Romania.

Bucarest aspetta ancora informazioni sui cittadini romeni arrestati. Ma per il momento niente trapela dalla Moldavia. Il presidente della Romania, Traian Băsescu, ha parlato della situazione in Moldavia nel parlamento di Bucarest. Davanti alle camere riunite, Băsescu ha condannato gli abusi delle autorità di Chişinău.

“C'è il tentativo di ascrivere ai romeni e allo stato romeno la responsabilità per i passi indietro nel processo di democratizzazione e per le difficoltà economiche e sociali della Repubblica di Moldavia. Queste accuse mi obbligano a ribadire che non è la Romania ad essere responsabile per il fiasco della democratizzazione in Moldavia, ma bensì coloro che governano in maniera pericolosa, guidando il paese verso il passato sovietico”, ha dichiarato il presidente romeno.

La Romania non rivendica diritti sulla Moldavia e non vuole rivedere alcun confine, ha tenuto a precisare Băsescu ma, secondo il presidente romeno, Chişinău vuole imporre una “cortina di ferro”.

L’Unione Europea si è appellata al governo moldavo affinché riprenda i normali rapporti con la Romania, invitando le autorità di Chişinău a rispettare le libertà costituzionali. Sempre pronta “a lavorare con la Moldavia”, e pur comprendendo “la complessità delle relazioni fra Moldavia e Romania”, l’Unione fa un appello a tutte le parti coinvolte ad “evitare qualsiasi violenza”.

Ma proprio di violenze si continua a parlare. Rappresentanti dei partiti dell'opposizione moldava si dicono convinti che siano i comunisti i veri responsabili delle violenze di piazza. Alexandru Tănase, vicepresidente del PLDM (Partito liberal democratico della Moldavia), ha dichiarato che ad iniziare il lancio di pietre contro la polizia sarebbero state persone che parlavano in russo, ma che gridavano “Unione con la Romania”. Un'assurdità che secondo il politico dell'opposizione dimostra come sia stato proprio Voronin ad organizzare le provocazioni davanti al parlamento ed alla presidenza per distrarre l’attenzione dai “crimini che ha commesso”.

Nel frattempo, “le autorità si riservano il diritto di usare mezzi speciali per riportate l’ordine, incluso l'uso di armi di fuoco”, si legge in un comunicato del ministero degli Interni moldavo.

Secondo la testata moldava "Ziarul de Gardă", alcune delle giovani fermate dalla polizia durante le proteste di strada sarebbero poi state aggredite sessualmente. L’informazione sarebbe stata confermata da un medico, mentre il commissariato generale della polizia nega che siano state arrestate ragazze. Molti giornalisti sono stati fermati e interrogati dai servizi segreti moldavi, mentre alcuni siti internet restano oscurati dalle autorità e l’informazione televisiva viene accuratamente controllata.

Per il ministro romeno degli Esteri, Cristian Diaconescu, la decisone di Chişinău di introdurre visti per i cittadini romeni è discriminatoria e viola gli accordi della Moldavia con l’Unione Europea.

In Moldavia, secondo le voci critiche, negli ultimi otto anni in cui i comunisti sono stati al potere sono state limitate le libertà civili. Altri fanno notare che a votare comunista sono soprattutto i pensionati e gli anziani, non i giovani, la maggior parte dei quali peraltro ha scelto di emigrare. Anche sulle schede relative al voto dei moldavi all'estero, tuttavia, ci sono sospetti di irregolarità. Al momento le verifiche sono ancora in corso.

Intanto sono almeno 800mila le richieste di cittadinanza depositate fino ad oggi all’ambasciata romena a Chişinău. A fornire questi dati è stato lo stesso presidente romeno Băsescu, che ha spiegato che il fenomeno si spiega con la volontà dei richiedenti di avere un'opportunità di vita e di lavoro in ambito europeo.

Al momento, presso il ministero della Giustizia di Bucarest, vengono esaminate circa 20mila richieste, ma ottenere la cittadinanza romena è assai difficile anche per quelli che già l’hanno avuta in passato. Per questo si impone una modifica della legislazione vigente per accelerare le procedure. La Romania, però, ha conservato gli archivi con i dati delle persone che hanno perso la cittadinanza romena dopo il patto Molotov-Ribbentrop del 1940, ha ricordato Băsescu. Secondo le autorità di Bucarest, circa il 65-70% della popolazione della Moldavia sarebbe di origine romena.
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